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Un “filo di Arianna” tra i due Festival

Amicizia suggellata tra il Macerata Opera Festival e il Festival della Valle d’Itria

Da sin.: Luciano Messi e Franco Punzi
Da sin.: Luciano Messi e Franco Punzi

MARTINA FRANCA – Il filo di Arianna, che conduce simbolica­mente la musica fra palazzi, chio­stri e masserie, suggella l’amicizia fra due rassegne storiche capaci di non arrendersi e di guardare oltre il buio dei mesi scorsi. Nasce un feeling fra il Valle d’Itria e il Ma­cerata Opera Festival. Il sovrin­tendente dell’ente lirico marchi­giano Luciano Messi, invitato dal presidente Franco Punzi in segno di amicizia fra le due istituzioni, ha assistito l’altra sera alla prima di “Arianna a Nasso” di Richard Strauss, l’opera di maggiore in­teresse mediatico della 46esima edizione come dimostrano le circa 40 testate accreditate fra tv, quoti­diani e riviste specializzate.

“E’ stata la mia prima volta a Martina e le mie attese non sono state assolutamente deluse. Ho ac­colto l’invito con grande piacere – è il commento di Messi – e ho vissuto una serata di musica emo­zionante che mi ha rapito dalla prima all’ultima nota in una cor­nice stupenda. Il gesto del presi­dente Punzi che ringrazio e la mia presenza rinsaldano certamente il legame fra i due festival. E’ stata una serata particolarmente signifi­cativa che rinsalda l’amicizia fra i nostri festival e i nostri territori. In questo momento dobbiamo essere d’esempio più che mai”.

La presenza di Messi dimostra an­che l’apprezzamento verso la di­sponibilità dell’organizzazione del Valle d’Itria nel “liberare” da un impegno concertistico la cantante Veronica Simeoni e consentirle di sostituire una collega (costretta al forfait da un lutto) nel “Trovatore” al Macerata Opera Festival. Il pe­riodo più critico della pandemia da Covid-19 ha fatto scattare una reciproca solidarietà fra fondazio­ni ed enti lirici di zone diverse del­la Penisola impegnate nell’affron­tare le difficoltà che mai come in questo periodo ha vissuto il mon­do dello spettacolo. “A livello ide­ale c’è una certa vicinanza. Mace­rata e Martina si svolgono nello stesso periodo temporale ma sono festival diversi e questo è anche il bello dei festival italiani. L’aspetto più importante – sottolinea Messi – è quello di aggiungere mattoni alla stessa costruzione, di remare dalla stessa parte e di poter con­tare su un grande sentire comu­ne dei festival. Questo è l’aspetto principale: condividere idee e ri­sorse. Siamo distanti geografica­mente ma vicini idealmente e ogni occasione è buona per rinsaldare i nostri legami”.

In questo momento di ripartenza dell’Italia la musica svolge un ruo­lo di particolare importanza come evidenzia il sovrintendente del Mof: “La rinascita viene scandita dai festival lirici italiani all’aperto più che da quelli della Mitteleu­ropa. Credo che quest’anno più che mai i festival estivi abbiano la grande responsabilità di risve­gliare il Paese, di far ritrovare alle nostre comunità quel piacere di assistere ad uno spettacolo dal vivo. Piacere che per tanti mesi, purtroppo, hanno dovuto necessa­riamente abbandonare. Questo è il momento in cui dare il massimo per ritrovare il senso di comunità. I festival estivi stanno facendo la loro parte in Italia più che altro­ve anche perché avvantaggiati da spazi e luoghi in cui fare opere all’aperto presenta meno difficol­tà”.

Come la rassegna martinese an­che quella marchigiana, che l’an­no prossimo festeggerà i 100 anni dalla prima opera allo Sferisterio, è stata rivista e adeguata alle nor­me anti Covid. “Abbiamo dovuto riconsiderare il calendario ma con la volontà ferma di non abbando­nare nessun progetto. Dal consue­to cartellone –spiega Messi- sia­mo passati a mantenere un’opera in forma completa, perché questo ce lo siamo imposto e grazie ad un palcoscenico enorme siamo ri­usciti a farlo.

Non abbiamo mai perso la speran­za di poter fare almeno un’opera in forma completa e siamo riusciti col ‘Don Giovanni’ che ha inau­gurato il nostro festival. Il resto del programma è stato riorganiz­zato o nella forma, ad esempio il ‘Trovatore’ che debutterà sabato in versione concertante, o nella collocazione. La ‘Tosca’ è stata rinviata al 2022 perché il progetto sarebbe stato eccessivamente pe­nalizzato per come era strutturato.

Con riorganizzazioni importanti abbiamo dato vita ad un festival che non è ridimensionato ma ri­disegnato senza mai temere di non riuscire a farlo. Siamo stati in Italia quelli che maggiormente ci hanno creduto. Abbiamo pensato che il festival ci sarebbe stato ma con alcuni correttivi. Siamo riu­sciti a mantenere una promessa, il debutto del 18 luglio è rimasto invariato. Ha avuto per noi e per il nostro pubblico un significato particolarmente profondo. Un mo­mento di resilienza che dimostra come le cose si possono fare rior­ganizzandole”.

 

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