15 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Giugno 2021 alle 17:29:48

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Il navigare lirico nelle poesie elbane

I versi di Aldo Perrone in una nuova raccolta

Aldo Perrone
Aldo Perrone

Il mare e l’isola: una meta­fora esistenziale. Aldo Perrone con le sue poesie elbane lascia entrare il lettore nei suoi versi introspettivi, pennellate di sen­sazioni, vedute folgorate da una tavolozza di colori che rimanda a immagini impres­sioniste.

Poesie, le sue, nate lontane nel tempo. 1994: gli incontri vivificanti con Mario Luzi, Emerico e Noemi Giachery, Elio Filippo Accrocca, Donato Valli, Manrico Murzi, Alberto Cappi, Michel Prisco, Ambret­ta Brignetti, Claudio Marabini, Massimo Lippi ed altri. Fior di poeti e letterati che si ritrovano nel colto cenacolo del Premio Elba-Brignetti. Nascono lì, dal nutrimento di quelle straordinarie amicizie, le dieci liriche raccolte allora in un volumetto, la cui eco si estende sulla stampa nazionale. Potrebbe essere una magnifica esperien­za autoconclusiva, ma quelle che lo stes­so Perrone definisce «le sorprendenti vie dell’amicizia», gli aprono lo sguardo su una circostanza rimasta fino ad allora celata: le poesie sono undici. L’undicesima era l’in­dice stesso del suo libriccino, «una lirica anch’essa», suggerita da Luzi e Giachery.

Molti anni dopo, siamo a marzo 2020, Aldo Perrone racconta questa singolare storia di arricchente creatività culturale in un artico­lo pubblicato proprio su TarantoBuonasera. Ne nasce una conversazione per vie digi­tali con Manrico Murzi ed ecco la nuova sorpresa: un nuovo volumetto con le ormai undici poesie elbane arricchite da altre due intense opere poetiche: “Il lucido frammen­to” e “Turno di navigazione”. Una elegante pubblicazione appena uscita per i tipi di Print Me in tiratura limitata e numerata in 199 esemplari con firma autografa dell’au­tore e dell’editore.

E torniamo al mare e all’isola, gli elementi portanti della poetica di Perrone.

«La vita è navigazione per tutti», scrive Manrico Murzi nella prefazione. E in que­sta navigazione per le vie dell’esistenza, l’uomo è isola sul cui corpo si infrangono le onde di quell’immensa distesa d’acqua che è il mare. Nel dolce frastuono del­lo spumeggiante sciabordìo, si plasmano amore e dolore. La ricerca dei corpi si fa rotta interiore, bussola nella deriva che conduce all’approdo: terraferma sì, ma con la vista sull’orizzonte infinito del mare.

Questo viaggio di un’anima spersa nell’im­mensa distesa d’acqua è costellato da con­trasti tumultuosi, «dove ogni luce è morte» fino a sentire che «morire era quasi felici­tà». Un viaggio che le liriche di Perrone ci accompagnano anche per luoghi fisici, apparentemente contrapposti: lo Jonio e il Tirreno, le Cheradi del generale Laclos e lo scoglio del Giglio. È contrasto anche questo, nel tormentoso navigare. L’uomo è però isola e l’isola è approdo: dove l’osser­vare si fa sereno, calmo, medita sull’infini­to. «Ed ogni vento può portare un seme».

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

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