24 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Giugno 2021 alle 20:01:57

Cultura News

Il Rigoletto al Circo Massimo non è il Rigoletto di Verdi

Il Rigoletto al Circo Massimo
Il Rigoletto al Circo Massimo

Circo Massimo di Roma un nuovo Rigolet­to, quello del Covid-19; e lo ha trasmesso la televisione italiana, con la regia di Domenico Micheletto. Regia che, per le necessarie pre­cauzioni anti-pandemia, è stata voluta in una forma di attualizzazione, modernizzazione dell’opera verdiana, che è un capolavoro asso­luto del grande bussetano, opera che lo stesso Maestro ebbe a dire che amava di più sulle altre da lui composte. La rappresentazione scenica, che è avvenuta anche alla presenza del capo dello Stato, è stata caratterizzata at­traverso più piani di rappresentazione, in uno scenario abbastanza vasto, offerto dalla pla­nimetria del Circo, e nel quale scenario non mancavano macchine e camioncini moderni. Al gusto una scenografia anche creativa ma non espressiva dell’opera verdiana. Pertanto, a mia e non soltanto mia considerazione, quel Rigoletto era sì, musicalmente un Rigoletto, ma non il Rigoletto di Verdi.

Proprio Verdi più volte per scritto e per parola aveva racco­mandato al suo librettista di adeguare parole e scene del libretto alla sua musica, e non vi­ceversa; ed in questo era stato, come per al­tre opere, esigentissimo perché la sua musica nasceva in una atmosfera che era quella del duca di Mantova rinascimentale e non cer­tamente tra le automobili Fiat del Novecen­to. Ecco che si è voluto mettere in opera un Rigoletto, ripeto modernizzato. E già tempo or è il Maestro Riccardo Muti, il più grande interprete dell’opera verdiana, aveva sotto­lineato di non attualizzare Verdi, altrimenti si sarebbe compromessa inesorabilmente la musica, la voce dei cantanti e l’atmosfera che l’opera apre, prepara e partecipa della trage­dia che in romanzo era stata di Victor Hugo, e che aveva subito, per la censura, le note vi­cende che portarono poi la scena a Mantova, alla corte di quel Duca, ove era appunto il gobbo Rigoletto (nel romanzo Triboletto). Le peripezie del libretto tuttavia non sminuirono il protagonista della vicenda, che è certamen­te il buffone di corte, ma perché quel buffone condensa in sé l’aspetto ironico e sarcastico verso gli altri, nel mentre si prepara in sé una tragedia familiare: il rapimento ed infine la morte della figlia Gilda.

E tuttavia Verdi te­neva moltissimo alla scenografia, ne curava persino nei rappresentanti il vestimento e so­prattutto la essenziale partecipazione vocale dei suoi protagonisti; fosse il basso sparafu­cile o il baritono Rigoletto o il soprano Gilda o il tenore il Duca di Mantova. Ma perché quelle voci con quella sua musica non pote­vano essere che raccolte e racchiuse nell’am­bito scenico di un palcoscenico di teatro ove la stessa musica doveva avere vibrazioni di­verse per gli ascoltatori, dalla platea al log­gione. Ma c’è da dire ancora qualcosa che lascia riflettere: da tempo si vuole moderniz­zare l’opera lirica, che nasce in un’armonia di componenze tipicamente legate al tempo storico del contenuto, oggetto e studiato at­traverso il libretto dallo stesso compositore e quella musica nasce proprio attraverso un’at­mosfera creata storicamente e fascinosamen­te tra connubio perfetto di parola e musica. Abbiamo assistito ad una belliniana Norma nella quale Pollione, pretore romano, era ve­stito da gerarca nazista, recentemente anche l’Attila verdiana aveva nel protagonista il barbaro condottiero armato di pistola e cosi anche altra opera verdiana, i Vespri Sicilia­ni, che storicamente inquadrata nella Sicilia angioina, è stata rappresentata da personaggi in borghese, vestiti con abiti del Novecento ed anche li armati di fucili e pistola. Per tal via, si sconvolge l’unità, che già Aristotele invocava per la tragedia greca, tra contenu­to e forma. E da qui che bisogna riflettere se è ancora valida quella che fu la conquista di tutta la cultura critica, per tutti i generi della creatività umana espressa nella fusione per­fetta tra ciò che il filosofo Giambattista Vico aveva celebrato con il detto latino “Verum et factum convertuntur” il che significava che non poteva mai esserci dissonanza tra la forma scenica e la parola nella tragedia o la musica nel melodramma. L’eterna attualità di un’opera sia tragedia o commedia o opera lirica, consiste nell’unione perfetta tra poeti­ca ed estetica; vale a dire filologicamente tra elemento scenico che si fonde nella compiu­ta esaltazione o della parola o della musica drammatica.

Per tal via si possono anche rappresentare opere attualizzate, ma esse non saranno mai in quella unità di contenuto e forma che fa si che la sua attualità non sia nel contenuto scenico, ma nei valori ideali che nel caso di un melodramma, l’opera fornisce.

Il Rigoletto di Verdi è sempre attuale, non perché la scena sia attuale, ma perché la sublime melodia lo rende attuale, attraver­so una rappresentazione scenica adeguata e conforme all’unità storica che poi la musica privilegia ed esalta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche