18 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Giugno 2021 alle 15:55:45

Cronaca News

Hotspot, il caso in parlamento

Interrogazione di Lucaselli (FdI) al ministro dell’Interno

L’on. Ylenja Lucaselli di Fratelli d’Italia
L’on. Ylenja Lucaselli di Fratelli d’Italia

Venti migranti fuggiti ieri dalla quarantena nel Cara di Brindisi. Altri venti tre giorni fa sono riusciti a scappa­re dall’Hotspot di Taranto, pri­ma che gli venisse effettuato il tampone. Fuggiti da una strut­tura in cui non dovevano esse­re. L’hotspot infatti per legge è indicato solo per l’identificazio­ne dei migranti appena dopo lo sbarco, cui segue immediata as­segnazione nelle adeguate strut­ture di accoglienza.

Mancano infatti i requisiti mini­mi, sia strutturali che in termini di servizi e personale specializ­zato, per la permanenza oltre il tempo massimo necessario per il fotosegnalamento.

E invece al momento presso l’hotspot sono rinchiusi 200 migranti già identificati a Lam­pedusa, tra loro anche bambini. Secondo l’onorevole Ylenja Lu­caselli di Fratelli d’Italia anche otto positivi, ma non è dato sa­perlo perchè nessuna comunica­zione è arrivata dalla Prefettura, che ha persino vietato le visite ispettive dei parlamentari, uni­ci ad averne facoltà. Duecento migranti trasferiti appositamen­te a Taranto per la quarantena, in una struttura già inadeguata per l’accoglienza, ancorpiù per l’assistenza sanitaria. E con loro, nelle stesse condizioni, 50 persone delle forze dell’ordine e una ventina di civili.

Una enorme violazione della legge e dei diritti umani, nel totale silenzio delle autorità re­sponsabili?

A cercare chiarimenti e denun­ciare l’accaduto solo un parla­mentare di Fratelli d’Italia, l’o­norevole Ylenia Lucaselli, che domenica scorsa, appena saputo del trasferimento, si è recata per un sopralluogo presso il centro. Ma, anche qui in violazione alla legge che consente ai parlamen­tari le visite ispettive in carceri e luoghi di accoglienza in qualun­que momento e senza necessità di preavviso nè autorizzazione, il Prefetto di Taranto le ha vie­tato l’ingresso. L’onorevole Lu­caselli ha notiziato il Presidente Fico di tale diniego confliggen­te con i diritti costituzionali, e presentato un’interrogazione al Ministro dell’Interno: “sono a chiedere la motivazione in base alla quale mi è stato negato l’accesso di Taran­to, nonché se sono stati emessi dalle autorità competenti prov­vedimenti specifici che hanno trasformato la “destinazione d’uso” dell’hotspot di Taranto o rispetto alle procedure e ai tem­pi di trattenimento negli hub di identificazione classificati cen­tri di accoglienza temporanea”.

Pur non potendo accedere all’interno del centro, Lucaselli ha però potuto rendersi comun­que conto delle condizioni degli ospiti, essendo visibile dall’e­sterno, poichè solo una bassa e larga ringhera circonda l’area, tant’è che la stessa Lucaselli era stata facile profeta annunciando come facilmente sarebbero po­tuti scappare. Per questa ragio­ne 50 militari sono stati messi intorno alla recinsione a fare da scudo umano contro i duecento migranti, gli uni e gli altri stre­mati dalle ore impassibili sotto il sole a picco.

L’onorevole di Fratelli d’Italia ha denunciato lo stato inuma­no in cui sono ristrette quelle duecento persone: una mega tesnostruttura per uno stanzo­ne dormitorio con le brandine attaccate, tavoloni esterni con lunghe panche di legno, un con­teiner per il bagno, e nient’al­tro. Ancor piu allarmante vista l’attuale emergenza sanitaria, senza alcun distanziamento, nè mascherine, e neppure amuchi­na. La stessa situazione di pro­misquità e rischio sanitario che sta vivendo il personale militare e civile chiamato ad horas per vigilare e gestire la struttura. Non sappiamo se è stata neppu­re chiamata l’Asl per l’assisten­za.

L’hotspot di Taranto, costruito da Invitalia, è situato nella invi­sibile terra di mezzo tra il porto industriale e Ilva, sotto i nastri trasportatori che, ancora privi di copertura, hanno reso anche le tensostrutture rosse di mine­rale. Da anni le associazioni ne denunciano lo stato di degrado, illegalità e inumanità, chieden­done la chiusura. Anche l’Anac è intervenuta evidenziando le irregolarità nelle proroghe degli affidamenti da parte del Comu­ne di Taranto, prima che venisse trasferito alla Questura che pro­segue a chiamata diretta.

In queste ore lo stesso allarme si sta vivendo anche a Brindisi, dove altri 80 miganti sono stati trasferiti dalla Sicilia per la qua­ratena presso il Cara, una strut­tura indicata per l’ospitalità, anche se non sanitaria. Contro questa decisione unilaterale del Governo si sono esposti il Sin­daco Riccardo Rossi (un civico di sinistra, sempre stato favore­vole all’accoglienza), e persino i sindacati. Oltre al non rispetto delle norme anticovid per mi­granti e personale, hanno con­testato al Ministro Lamorgese il fatto che, per far posto alla quarantena degli utlimi sbarchi, sono stati trasferiti i migranti precedetemente ospitati e che avevano già attivato percorsi di reinserimento e lavoro a Brindi­si. Silenzio invece sull’hotspot di Taranto, la cui situazione è stata denunciata solo da Fratelli d’Italia e dai sindacati delle for­ze di Polizia. Non basta averli fatti scendere se poi è il servizio di accoglienza in Italia a non es­sere in grado di rispettare diritti umani, trattati internazionali e leggi nazionali, come neppure la minima sicurezza sanitaria per migranti e accoglienti.

 

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