26 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Luglio 2021 alle 13:59:00

Cronaca News

«La svolta green può essere un tranello»

Valerio D’Alò (Fim Cisl)

Valerio D’Alò
Valerio D’Alò

Otto anni dopo i sequestri del 26 luglio 2012 cosa è cambiato? Lo abbiamo chiesto a Valerio D’Alò, della segreteria nazionale della Fim Cisl.

Segretario, dal 2012 ad oggi: otto anni, ma la questione Ilva resta irrisolta…
A distanza di otto anni è dove­roso fare una riflessione e porsi qualche domanda, per fare un punto di chiarezza con la città e con i lavoratori.

Bene, facciamo qualche ri­flessione. Perché siamo sem­pre lontani da una soluzione?
Al netto delle mancanze azien­dali, credo che la più grande responsabilità sia da attribuire alla trascuratezza e alla inef­ficienza della politica. Questa vicenda è stata caratterizzata dai ricorsi al Tar, poi bocciati, che però hanno intralciato ogni tentativo di percorso.

Le ingarbugliate vicende giu­diziarie sono state infatti una costante di questa vicenda.
Il problema vero è che non c’è mai stata certezza normativa, abbiamo registrato una assen­za di regole certe e la raffica di decreti è emblematica di questo vuoto.

Una incertezza che ha pregiu­dicato anche il rapporto con Arcelor Mittal, non crede?
Su questa incertezza normati­va si è proseguito infatti anche con Arcelor Mittal: due mesi dopo la firma dell’accordo del settembre 2018, gli abbiamo cambiato l’Aia e poi la norma­tiva di riferimento.

Si riferisce allo scudo penale?
Sì. Lo scudo penale è stato uno strumento di propaganda elet­torale. Lo abbiamo tolto, poi però c’è la clausola che dice: se ti cambio le regole sei libero di andartene. Ad Arcelor Mittal abbiamo fornito così un alibi formidabile.

A suo avviso si corre davve­ro il rischio di allontanare gli investitori dal nostro Paese?
Con questo modo di fare l’Ita­lia ha piantato un cartello da­vanti agli occhi dell’Europa e del mondo e sopra ci abbiamo scritto: “Se volete investire fate attenzione, perché qui dopo aver firmato gli accordi cam­biamo le carte in tavola”.

Otto anni dopo c’è ancora da essere fiduciosi?
Vogliamo essere propositivi. Il ministro Patuanelli parla di ingresso dello Stato e di ri­conversione green? Bene, ma affinché questi non siano solo slogan abbiamo bisogno di co­noscere modi e tempi certi di intervento e comprendere con precisione quale sarà il ruolo dello Stato. Altrimenti vorrà dire che il passato non ci ha in­segnato nulla.

Intanto la situazione è peg­giorata.
La situazione è sicuramen­te peggiorata. Ma vogliamo continuare a essere attenti. La svolta green, ad esempio: oc­chio a non cadere in un grande tranello. Un percorso di que­sto tipo richiede tempi lunghi, lunghissimi. Quindi bisogna avere la consapevolezza di do­ver accompagnare i lavoratori con ammortizzatori sociali per tempi lunghi. E se non si hanno idee chiare e modalità certe di intervento corriamo il grosso rischio di buttare solo tanti sol­di al vento.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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