19 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Giugno 2021 alle 18:23:13

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Premessa al docente: l’ora di italiano

Luca Serianni e il suo prezioso “vademecum” sull’insegnamento della nostra lingua

Luca Serianni
Luca Serianni

Luca Serianni, Accademico dei Lincei e della Crusca, nonché do­cente di Storia della lingua italia­na all’Università di Roma, ha pub­blicato un volumetto (un centinaio di pagine) presso l’editore Laterza e figli dal titolo: “L’ora di italiano” con sottotitolo: “Scuola e materie umanistiche”.

Un trattato, direi, che dovrebbe essere conosciuto da chi insegna italiano e come letteratura e come grammatica; da tutti quei “docen­ti” che, come professori di lettere, si trovano fra due fuochi: da un lato le polemiche, anche mediati­che, sulla scarsa preparazione dei discenti e dall’altro, dopo decenni di primato umanistico, il grande sviluppo scientifico che, da un lato, ha portato innegabile pro­gresso di civiltà e, tuttavia dall’al­tro, ha ridotto l’uso della lingua italiana e della cultura relativa alla letteratura in modo tanto evidente che non solo gli studenti (ma in vero tutti noi) hanno un uso del­la lingua italiana assai mortificata e mortificante, ma, nelle scuole stesse, il portato di civiltà e ge­nialità della creatività della lingua stessa, di volta in volta, è risultato screditato e disarticolato fino alla mancanza conoscitiva anche del­le più importanti opere creative, o di quei periodi della civiltà che hanno caratterizzato nel tempo la stessa letteratura come immagine e contenuto della civilizzazione di un popolo, che è anche nazione.

Basti pensare a come da decenni è ridotto l’esame di Stato (un tempo maturità scolastica) o quali sono gli esiti concorsuali ove non pochi candidati vengono non ammessi per insufficienza dell’uso della lingua italiana.

Noi, da tempo, ci battiamo perché la lingua e la letteratura del nostro Paese ritornino ad essere l’asse portante di qualsiasi progetto sco­lastico. Dalla scuola e per l’intera nazione. L’analisi precisa e accu­rata che l’opera di Luca Serianni ci presenta si divide in nove ca­pitoli oltre la premessa; “Le due culture”, “Scienze e Lettere nella scuola”, “Il latino sul banco degli imputati”, “L’ora di italiano: di tutto, di più”, “Scrivere, esprimer­si”, “La grammatica”, “L’arricchi­mento lessicale”, “La letteratura a scuola: alcuni spunti didattici”, “Perché insegnare i classici”.

Segue una esauriente nota biblio­grafica. Ecco dopo avere attenta­mente “studiato” questo libretto aureo o “vademecum”, perché consigliamo i docenti a leggerlo (il prezzo di pochi euro lo con­sente), a meditarlo e mettere alla prova, anche didattica, le precise osservazioni sull’insegnamento della lingua italiana e, quindi, del­la letteratura.

“Il docente di italiano ha il preci­so compito istituzionale di costru­ire”, scrive Serianni, competenze (si badi al verbo “costruire”); di trasmettere conoscenze e di svi­luppare nei giovani sensibilità attraverso il “piacere” stesso che un docente deve, e dovrebbe avere, nel trasmettere i grandi del pen­siero e dell’arte letteraria. Ma per­ché ciò avvenga lo stesso docente deve essere lui stesso a trovare quel “piacere” comunicativo che già Orazio poeta consigliava nella sua “ars poetica”.

Ma lo studente deve venire già dalla scuola media fornito di un serio bagaglio di preparazione linguistica e grammaticale e sin­tattica. L’italiano si apprende bene già dalla scuola primaria e con­tinua attraverso l’insegnamento nelle “medie” e si conferma con il docente preparato nelle scuole superiori.

L’educazione letteraria ha il suo fulcro nella attività interpretativa senza la quale la lettura e quindi lo studio di opere letterarie, si riduce ad una mera e noiosa ripetizione di cose già dette; ma, ripeto, il do­cente nell’interpretare un classico della letteratura deve, a sua volta, aver avuto al liceo o all’Univer­sità il “maestro”, cosa oggi non sempre reperibile; ed inoltre il do­cente deve trovare al “superiore” il giovane sicuramente preparato nell’uso della lingua italiana.

Se tanto avverrà anche il discente potrà offrire la sua interpretazio­ne che sarà vagliata dal docente e, potrà essere motivo di una dia­lettica e civile discussione. Ma la lingua italiana della quale pur­troppo oggi non pochi sono ca­renti nell’esprimersi ed esprime­re è il tramite indispensabile per parlare di tutto ciò che serve non solo come linguaggio quotidiano, ma per meglio intendere ogni altra forma linguistica che fa parte del­le conoscenze metalinguistiche; o di altra scienza. La letteratura è un fenomeno linguistico in tutta la sua struttura, anche metrica oltre che epistemologica. I libri di testo (peraltro assai faticosi nei volumi editi) possono aiutare fino ad un certo punto il lavoro del docente, ma, a cominciare da quelli relativi alla grammatica e sintassi, devono saper essere chiari e comunicativi senza abbondanza di materiali che non solo distoglie, ma anche diso­rienta discente e docente.

Bene scrive Edoardo Sanguineti: “oggi si esce dall’esperienza sco­lastica della letteratura italiana ignorando il fatto che esiste una storia della lingua”. E aggiungia­mo noi, anche una storia della “metrica” nei suoi ritmi pari al sol­feggio per la musica. Ben vengano i corsi di aggiornamento (sempre che i docenti preposti all’aggior­namento siano a loro volta educati all’insegnamento dell’italiano): ben vengano le indicazioni mini­steriali ma se il docente non sa­prà lui stesso essere protagonista e comunicatore della “materia” e non saprà distinguere i meritevoli degli immeritevoli, allora lo stesso insegnamento sarà quasi inutile, ovvero disarticolato.

Utile la lettura del capitolo: “Scri­vere, esprimersi argomentare” come utilissime le osservazioni sulla importanza della conoscen­za della lingua latina in tutte le scuole italiane e non solo in quelle “classiche”; oppure “Come inse­gnare i classici e perché”.

Insomma il libretto di Serianni è assai utile al docente per poter e doverosamente insegnare e, nel termine latino “doceo”, agli stu­denti a lui affidati e, peraltro, in un periodo storico, che per la lingua italiana è assai discutibile e cul­turalmente negativo. Diciamolo con franchezza una lingua (non linguaggio) che perde di giorno in giorno la sua identità e la sua co­scienza letteraria. Anche per colpa degli infiniti grafomani e scrittori da strapazzo; o di scarsissimo in­teresse e pregio. Ne fanno certe case editrici ricche e sempre più povera la cultura del popolo.

1 Commento
  1. giacomo salvemini 11 mesi ago
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    perché le università laureano certi professori (sic?)……bisogna bocciare…bocciare……la lingua italiana è conosciuta più all’estero che in italia…….ricordo che in quinta elementare si DOVEVA conoscere la grammatica …(a campanello si diceva)— la sintassi per approdare agli esami di ammissione alle medie…..in terza si traducevano le favole di fedro e il de bello gallico…etc.etc. di cui in rosso si riportava la costruzione diretta in blu sotto la traduzione in italiano….ancora adesso ricordo….(ho 74anni) ….omnia gallia est disas in tres partes unam incolunt celtie…………e sono un ex tecnico meccanico…..errore gravissimo aver tolto il latino…..che brutta fine……

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