21 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Giugno 2021 alle 19:30:12

Cultura News

L’arte e la città senza memoria

A proposito delle dimenticanze e delle risorse culturali cancellate dalla politica

Un'opera di De Chirico
Un'opera di De Chirico

Che una città non abbia memoria fa male, certa­mente. Ma molto più male fa che la memoria non ce l’abbiano gli amministratori. Anche se ci sia­mo da tempo abituati alle clamo­rose dimenticanze che registria­mo da quando abbiamo memoria diretta dei fatti: le amministra­zione che si susseguono, a tutti i livelli, ignorano o cancellano tutto quello che hanno fatto co­loro che le hanno precedute. Un po’ per spoil system, un po’ per ignoranza, un po’ per premedita­zione, in genere tutto quello che hanno fatto i precedessori viene dimenticato o ignorato, nel male ma anche nel bene.

Così, l’affermazione di un asses­sore, fatta qualche mese fa, che Taranto non ha mai espresso arte contemporanea, suona offesa alla storia ma anche a tutti quelli che con costanza, abnegazione e dedizione hanno prodotto e in qualche caso (sparuto, ahimè) continuano a produrre arte di alto livello.

Così ha fatto male, oltre un anno fa, sentire dalla bocca di persone che sono piovute occa­sionalmente a Taranto in virtù di una ambiziosa ma modesta operazione espositiva molto ben finanziata, che loro venivano per salvare la città vecchia, tranne poi sparire ed essere completa­mente cancellati, assieme alle cose che avevano prodotto. Una cosa che ha urtato violentemen­te la suscettibilità di tanti che da sempre si battono sul campo per la città vecchia.

Così l’articolo di Enzo Ferra­ri, che ho letto nell’edizione di martedì 28 luglio di Taranto Buonasera, mi ha un po’ rincuo­rato. Ma, come direbbe Alberto Sordi, mi ha provocato.

É vero, lo abbiamo anche scrit­to più volte, su questo e su altri giornali: Taranto si è candidata a città della “s”cultura, ma del­la scultura di infimo livello, con interventi di tenore folkloristico che alcuni amministratori han­no somministrato senza alcun confronto critico, credendosi improvvisamente baciati dall’il­luminazione artistica. Discutibi­li statue che raffigurano donne, ironicamente ribattezzate, dal popolo irridente, col nome di prostitute (e qualcuno, per ele­varne la dignità, ha inteso inter­pretare l’aggettivo “scapolatri­ce” quasi fosse “benefattrice”!), carabinieri senza fischietto, e al­tre cose varie sono state impian­tate senza una minima verifica, quando invece, come ricorda Ferrari, fu negata la realizzazio­ne del monumento di Franchina, che sarebbe costato anche meno! Ma non è l’unica cosa rimossa dagli amministratori di Taranto. Senza parlare del boicottaggio dell’ormai lontano Premio Ta­ranto, l’elenco è molto lungo, ma cito soltanto qualcosa: la piazza Castello di Giò Pomodoro, già incaricato dal Comune, il liceo artistico e accademia di belle arti di Claudio Adamo, i cui la­vori erano già iniziati, il Teatro di tradizione di Canella, uno dei massimi scultori del Novecento, che aveva ricevuto il nulla osta del Mibac e dei suoi organismi di controllo.

Ma quando si dice che Taranto non ha espresso arte contempo­ranea si dice una sciocchezza colossale che è misura dell’ina­deguata conoscenza di chi l’ha espressa. Basterebbe consultare la stampa, le biblioteche, gli atti deliberativi, ma anche solamente i testimoni ancora presenti, per saperne di più. Per sapere, ad esempio, che Taranto è stata tra le prime vetrine mondiali di Po­esia Visiva, con Michele Perfet­ ti, docente e critico del “Corriere del giorno”, che fece parte del Gruppo 70 nato a Firenze, con Mucchini, Chiari e tantissimi al­tri mostri sacri del ‘900; che Ta­ranto, con la galleria del Circo­lo Italsider, ha proposto mostre di livello internazionale, come quelle di Pomodoro, Mitoraj, Tommasi Ferroni, e innumerevo­li altri, oltre che quelle realizza­te dalla Cooperativa Punto Zero, che fu una produttrice d’arte di altissimi livello. Si ignora che Taranto ha ospitato, tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta, sei edizioni della Biennale inter­nazionale della scultura. Con la regia di Emanuele De Giorgio, la guida di Luigi Servolini, la presidenza onoraria di Mirò (!) e di tutti i massimi artisti interna­zionali. S’ignora che Taranto ha dato i natali a uno dei maggiori critici d’arte italiani, il dimenti­cato Franco Sossi, premiato alla Biennale di Venezia.

Tantissime altre cose potremmo elencare, tra queste l’avvenuta istituzione, con voto unanime del Consiglio provinciale nel 1996, della Pinacoteca Museo polivalente, il cui progetto fu realizzato da chi scrive in col­laborazione con Iole de Sanna, storica dell’arte di fama interna­zionale, e che produsse, nel 1998, la più grande mostra che Taranto abbia mai visto: “De Chirico e la Metafisica del Mediterraneo”, evento ufficiale del ventennale della morte di Giorgio De Chiri­co, che registrò 35.000 visitatori.

La struttura espositiva fu al­locata nelle sale oggi dedicate alla memoria di Lacaita, ma fu cancellata dalla giunta Rana, in aperto antagonismo con la pre­cedente giunta Cantore.

Utile ricordare che, sempre con la collaborazione con De Sanna, si realizzò il restauro delle va­sche della concattedrale di Gio Ponti in contemporanea col re­stauro della fontana della Trien­nale di Milano.

Come dimenticare, poi, che negli anni successivi la stessa Provin­cia volle riprendere il progetto di Pinacoteca e incaricò Giulio De Mitri, che realizzò una serie di eventi che coinvolsero i mag­giori critici e storici dell’arte ita­liani e da cui scaturì “L’Arsmac. L’Arsenale mediterraneo delle arti contemporanee?”. Anche questo poi rimosso per contrasti politici

Come dimenticare gli artisti che Taranto ha espresso, a comincia­re da Carrino, uno dei massimi scultori del Novecento? E anche gli sforzi sovrumani, non abba­stanza valorizzati dalle istituzio­nali locali, che sta compiendo il Crac?

Insomma: l’ignoranza è com­prensibile, ma quando diventa un sistema è intollerabile.

Per parlare di cultura bisogne­rebbe avere il buon senso di coinvolgere le intelligenze che da decenni si battono, in gene­re senza alcun interesse econo­mico. Oppure si può non avere questo buon senso, e scegliere si guardare altrove, seguendo propri gusti, proprie amicizie e convinzioni: la politica è fatta di scelte. Ma in nessun caso si ha il diritto di affermare che Taranto non ha mai espresso arte con­temporanea: si compie un’ingiu­stizia che va sempre sanata. Per questo non possiamo tacere.

Quindi, caro Enzo, la vergogna da cui riscattarci non si ferma certo al monumento di Franchi­na, ma investe la presunzione di chi pensa di andare avanti solo cambiando il nome alle cose e non restituendo a loro una di­gnità che è fatta di memoria. Ah!: La memoria non è una cosa astratta ma è il riassunto della vita di tante persone che l’hanno formata.

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