17 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Giugno 2021 alle 19:23:30

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Quel gran genio di Paisiello

Il critico musicale Paolo Isotta ne illustrava la splendida ascesa e il suo stile originale

Giovanni Paisiello
Giovanni Paisiello

Tra le mie carte di archivio ritrovo, proprio in que­sti giorni di Festival della valle D’Itria, a Martina Franca, una pagina del Corriere della Sera, datata lunedì 24 Luglio 2006, interamente dedicata a Giovan­ni Paisiello, detto in napoletano “O’ Tarantino” nella quale Pa­olo Isotta, fra i critici musicali il più dotto, illustra la splendida ascesa del musicista Paisiello, quale creatore ed innovatore di musica tra la fine del Settecento e i primi quindici dell’Ottocen­to.

Precursore dello stile classico-romantico, è per Paolo Isotta, uno dei protagonisti, non solo della grande varietà di musica napoletana, ma in senso nazio­nale ed europeo, un esemplare innovatore della fusione della musica tragica con quella co­mica. In conclusione, Isotta af­ferma che Paisiello è un genio “compositore ed autorità e di successi senza rivali, musici­sta conosciuto da Parigi a San Pietroburgo” e continua con l’affermare che Paisiello fu am­mirato tanto alla corte zarista, quanto a quella napoleonica, apprezzato senza pari dal gran­de condottiero.

Tuttavia prima di riferire altre valide considerazioni del critico Isotta, soprattutto su Paisiello comico e tragico (Isotta era nel 2006 a Martina Franca per l’i­naugurazione del dramma lirico “I giuochi di Agrigento” che il musicista tarantino compose e che inaugurò in quell’anno la 32esima edizione del festival), voglio spendere due parole sul perché personalmente amo la musica. Confesso di non esse­re un musicista e di non avere studiato musica presso un isti­tuto adeguato; ma amo la musi­ca ed il suo amore mi è venuto nel tempo, sempre più radicato, perché ho congiunto la poesia e la letteratura italiana alla for­mazione della parola come se fosse musica, cioè nota musica­le; convinto che non si può vera­mente sentire nel proprio spirito la grande poesia, senza aver la forza della musica; il ritmo del­la poesia è sovente il ritmo della musica.

Per tal forma mia personale, ho avuto amicizie illustri, quali il maestro Cesare Campanelli, di­rettore dell’istituto Paisiello, e tempo dopo, quando ero Preside del Quinto Ennio, ebbi precisi insegnamenti dall’illustre ma­estro Dino Milella, attraverso un colloquio epistolare, anche lui direttore del Paisiello, ed in quel tempo autore del suo me­lodramma “Cime Tempestose”. Ricordo che quest’ultimo, gran­de interprete della musica ver­diana, un giorno, presso il suo pianoforte, mi disse, suonando, che in sole poche battute, Verdi nel preludio del Rigoletto, aveva espresso un’intera dolente uma­nità.

Ma torniamo al nostro Paisiello, Isotta scrive “Paisiello è gran­de con la sua ‘Nina pazza per amore’ erede di un genere nato trenta anni prima con la ‘Cec­china’ del barese Nicola Pic­cinni. Senza la ‘Nina’, vertici come la ‘Sonnambula’, ‘L’elisir d’amore’, il ‘Don Pasquale’ non sarebbero. Fu la ‘Nina’ a mette­re in ombra il Paisiello tragico che aveva composto nel 1788 la ‘Federa’; e poi vennero i ‘Pitta­gorici’ ed ‘I giuochi di Agrigen­to’. Quest’ultima opera, nella critica di Paolo Isotta, hanno una straordinaria partitura, con varietà da centri psicologici. Per immaginare un’opera del gene­re, si dovrà parlare della “Cle­menza di Tito” di Mozart e a questo punto, per Paolo Isotta, si è più vicini al giovane Bee­thoven che allo stesso Mozart.

Cosi Dante Isotta. E le sue con­siderazioni portano alla rifles­sione, quale assoluto precetto etico culturale.

Che Taranto possa finalmen­te ricostruire, anche a Museo, quella che fu la casa natale o l’abitazione del grande suo musicista. E al tempo stesso che possa finalmente diventare Conservatorio di Stato l’istituto musicale Paisiello, fra i più an­tichi della Regione. La civiltà di un popolo si misura dalla civiltà della sua cultura; l’unica che dà un volto nuovo nel tempo a tutti coloro che di quella città si sen­tono partecipi e veri cittadini.

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