25 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Giugno 2021 alle 18:55:18

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«Canto la vita e l’amicizia in Dio»

L’esperienza del cantautore tarantino Gianluca Loperfido, prossimo sacerdote in Belgio

Gianluca Loperfido, prossimo sacerdote in Belgio
Gianluca Loperfido, prossimo sacerdote in Belgio

“Canto la vita, l’a­micizia, la natura e tutto quello che di bello ci circonda. Ma so­prattutto canto Dio, che ci ama immensamente e dà significato alla nostra vita”. A parlare è Gianluca Loperfido, trent’anni, nato e vissuto ai Tamburi ma che ora vive in Belgio, prossimo sacerdote, con una discreta po­polarità fra i giovani per le sue canzoni diffuse sulle piattafor­me on line. Le sue (spiega) sono melodie semplici, orecchiabili e fatte per essere ricordate (“Un po’ come le canzoni degli anni sessanta”), al contrario di quelle oggi, spesso troppo complesse e che dopo nessuno ricorda. Nei commenti, molti lo ringrazia­no per i messaggi di speranza, ancor più in un contesto. come quello belga, multiculturale e secolarizzato. Gianluca spie­ga che Dio ha creato la musica perchè attraverso di essa l’uomo possa ritrovare il suo Creatore; fin dal principio essa è presen­te nella Bibbia (ricordiamo Da­vide) e che anche il Padre del­la Chiesa Efrem il Siro, detto “l’arpa dello Spirito santo”, ha evangelizzato in tal modo.

“Mi trovo in Belgio perchè in­namorato di questi posti, dove, in compagnia dei miei nonni, trascorrevo le vacanze estive – racconta – Perciò, appena con­seguito il diploma in grafica, vi sono tornato per lavorare. Ho fatto il cuoco per qualche tem­po, ma Dio aveva in serbo per me la chiamata al sacerdozio. Così quattro anni fa sono en­trato in seminario a Lovanio. Qui in Belgio nazione un tem­po dal cattolicesimo fiorente, le vocazioni sono scarse e le chie­se sono pressocchè vuote. Però in ognuno è forte il bisogno di Dio, come l’ossigeno per l’asfit­tico, e c’è bisogno di chi aiuti a far riscoprire il senso vero della vita, che si realizza nell’incon­tro con il Padre. Così ho ritenu­to fosse più importante la mia presenza in questa terra che, come sottolineava Giovanni Pa­olo II, come gran parte dell’Eu­ropa, ha necessità di essere ri­evangelizzata”. Il rapporto del futuro sacerdote con la musica è iniziato grazie alla sua pas­sione per Bobby Solo, cantante molto in voga soprattutto negli anni sessanta. Racconta: “Da bambino ero un suo grande am­miratore e cantavo spesso le sue canzoni; ho avuto molti contatti con lui, restandone ammirato per la notevole cultura musica­le in tutte le sue forme. Volle anche ascoltarmi e ne rimase, bontà sua, colpito, tanto che si propose come mio produttore. Per vari motivi poi non se ne fece nulla”.

Ginluca Loperfido scoprì la sua vena compositiva in occasione di un campeggio con i giovani in cui sviluppò i temi di un li­bro che lo aveva molto impres­sionato, “Il piccolo principe”, in cui il protagonista, visitando diversi pianeti, incontra per­sonaggi che incarnano ognuno aspetti diversi della vita quoti­diana. “Tutto ciò – spiega – in­segna che bisogna uscire da se stessi ed entrare maggiormente in rapporto con gli altri, proprio come avviene nella Santissima Trinità, dove c’è un continuo scambio di amore tra Padre, Fi­glio e Spirito Santo. Così è nata la mia prima canzone, scritta in fiammingo, il cui titolo tradotto in italiano è ‘Io sono il piccolo principe’. Questo brano ha otte­nuto subito successo tra i giova­ni, circolando sulle piattaforme on line”. Quindi, altre canzoni, di uguale successo, come “Il tuo amore piove su di me” (sempre in fiammingo) che, come in tut­te le altre, parla di Dio, ma non in modo esplicito per stimolare l’ascoltatore alla ricerca e alla crescita della propria spiritua­lità. Spiega che prima di met­tere in rete le se canzoni, le fa ascoltare ai compagni di semi­nario: se dopo giorni restano impresse, vuol dire che hanno colto l’obiettivo. “Faccio diver­si concerti – dice – ma sempre senza farmi pagare, preferendo le chiese, i luoghi di sofferenza e i campi scuola per i giovani”.

Ultimamente ha composto una canzone che ha voluto essere un segno di speranza nei tem­pi terribili del Coronavirus: “Amami”. Il suo sogno? “Poter attraverso la musica portare i giovani e la gente a Dio – riba­disce – La musica può essere un strumento meraviglioso per la nuova evangelizzazione proprio perchè aiuta a uscire da se stes­si per andare incontro agli altri e stare insieme. La musica uni­sce i cuori”.

 

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