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Valle d’Itria: arie verdiane all’Aragonese

Concerto a tinte forti per il cartellone 2020 del Festival

Francesco Meli, Luca Salsi e Davide Cavalli sul palco del Castello Aragonese
Francesco Meli, Luca Salsi e Davide Cavalli sul palco del Castello Aragonese

Un concerto a tinte forti quello di martedì sera al Castello Ara­gonese perchè basato sulle più belle arie verdiane tratte dal Don Carlo, Forza del destino, Ballo in maschera e Otello.

Il concerto era il secondo della serie “Concerti sul mare” nell’ambito del Fe­stival della Valle d’Itria, dopo quello te­nutosi a Polignano a Mare lo scorso 15 luglio.

Una scelta ideale quella dei concerti sul mare per condividere lo stesso mare che ha bagnato l’isola di Nasso, avendo il Festival dedicato la sua seconda opera proprio all’Arianna a Nasso di Strauss.

Più concretamente il direttore artistico Alberto Triola ha sottolineato la presen­za del Festival a Taranto come un va­lore: è una precisa scelta di attenzione e solidarietà nei confronti di una città fragile e provata come poche altre – ha detto – che dovrebbe ripartire proprio e soprattutto dalla cultura, dall’arte e dal­la produzione di bellezza e di pensiero per riannodare i fili col suo glorioso passato e scoprire che un’alternativa al degrado, allo sfruttamento dell’ambiente e delle risorse naturali e alla mancanza di visioni, esiste.

Protagonisti del concerto due star as­solute del repertorio verdiano: il tenore genovese Francesco Meli e il baritono parmense Luca Salsi, accompagnati al pianoforte dal Maestro Davide Cavalli. I due cantanti che hanno inaugurato la stagione del Teatro alla Scala lo scorso 7 dicembre con Tosca hanno proposto al pubblico tarantino un programma molto particolare perchè basato sul rapporto tra personaggi tenorili e baritonali nel teatro musicale verdiano.

Non si trattava quindi di amori, gelosie e tradimenti come spesso accade, ma dei temi ancor più forti dell’amicizia, della vendetta e dell’odio di cui le opere ver­diane sono pure pervase. L’amicizia tra Don Carlo e Rodrigo del Don Carlo, quella tra Riccardo e il go­vernatore di Boston del Ballo in Ma­schera, passando per la vendetta tra Don Carlo di Vargas contro Don Alvaro della Forza del Destino, per culminare all’o­dio di Jago per Otello sono stati questi i sentimenti espressi nelle arie scelte per il concerto delle quali i due cantanti hanno saputo esprimerne tutto il pathos.

Meli con la sua voce brillante e roton­da, Salsi col suo timbro pieno e sicuro hanno dimostrato essere profondi cono­scitori dell’universo verdiano, sapendo cavalcare con misura le melodie senza personalizzazioni o derive di sorta in osservanza a quella regola: prima la mu­sica poi le parole.

Al pianoforte il maestro Davide Caval­li ha inframezzato il concerto con due assoli per pianoforte quali momenti di introspezione per ritrovare la quie­te dell’anima: L’Étude Op. 2 No. 1 di Scrjabin scritto nel 1887 a soli 16 anni e Funérailles, settimo di dieci, della rac­colta Harmonies poétiques et religieuses di Franz Liszt.

Tre i bis concessi al pubblico da Fran­cesco Meli e Luca Salsi: Una furtiva la­grima dall’Elisir d’Amore, l’aria L’alba separa dalla luce l’ombra, di Francesco Paolo Tosti su testo di Gabriele D’An­nunzio ed il duetto dal Barbiere di Si­viglia tra Figaro ed il Conte d’Almaviva (All’idea di quel metallo) che ha entusia­sticamente applaudito.

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