21 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Giugno 2021 alle 19:30:12

Cronaca News

Acque reflue e Ilva, storia decennale

Infuria la polemica tra M5s e Partito Democratico

L'ex Ilva
L'ex Ilva

“Dopo nemmeno una settimana dalle esternazio­ni del sottosegretario Turco sullo stop all’utilizzo dei reflui per l’ex Ilva, alcuni deputati pugliesi dei 5Stelle annunciano la retromarcia. Mi viene da pensare che prima ancora del confronto con gli enti locali, i 5 Stelle debbano discutere il tema tra loro”. Così Ubaldo Pa­gano, deputato Pd e membro della Commissione Bilancio, e Massimo Moretti, responsabile Ambiente Pd Puglia. “Trovo esemplificativo quanto successo. Di fronte a una previsione che risale al 2011, già peraltro finanziata con risorse pub­bliche, rappresentanti della stessa forza politica che tanto consenso aveva riscosso a Taranto promet­tendo l’irrealizzabile, hanno messo in scena uno spettacolo dell’assur­do che Taranto e i tarantini non meritano. Sulla questione Arcelor­Mittal e delle bonifiche ambientali è richiesta grande serietà per af­frontare i problemi e individuare le soluzioni”.

Il caso, insomma, continua a far discutere. “Abbiamo chiesto un incontro urgente al Sottosegreta­rio alla Presidenza del Consiglio, Mario Turco, per ribadire l’impor­tanza del progetto di convogliare le acque depurate e affinate dei depuratori civili di Taranto al polo industriale. Su quest’opera, il cui iter seguiamo da anni, abbiamo depositato già dalla scorsa legisla­tura diverse interrogazioni parla­mentari. A seguito del confronto di oggi, siamo lieti di annunciare, d’intesa con il Sottosegretario Tur­co, che l’opera si realizzerà e anzi, il Sottosegretario non porrà veti ma solleciterà i vari enti coinvolti a procedere con l’opera. L’importan­za di questo progetto, che è anche una prescrizione Aia, è molteplice: da una parte sostituirà l’acqua po­tenzialmente potabile, che attual­mente viene utilizzata dall’Ilva di Taranto, con i reflui depurati e affi­nati dei depuratori civili, dall’altra eviterà lo scarico in mare dei reflui dei depuratori civili, contribuendo a migliorare la qualità delle acque di Taranto. Sarà quindi possibile liberare l’acqua potenzialmente potabile per scopi civili e irrigui e non per le industrie, un’azione urgente quanto necessaria visto la costante crisi idrica che investe la Puglia.

Ricordiamo infine che l’o­pera in questione è in programma da oltre 15 anni, già finanziata con 14 milioni di euro di risorse statali, e che doveva essere realizzata da tempo dalla Regione Puglia attra­verso la partecipata Acquedotto Pugliese. Per quanto riguarda il Pd, siamo contenti che condivida l’idea della strategicità dell’opera, ma non possiamo sottrarci dal sottolineare come proprio il Pd, in 15 anni di governo regionale, non abbia mai dato impulso a realizzare l’opera”. Lo dichiarano i deputati del M5S, Cassese e Vianello, al termine di un incontro con il Sottosegretario Mario Turco. “I parlamentari del M5S riferiscono di aver fatto cam­biare idea al sottosegretario Mario Turco sull’acqua del Sinni. Me ne rallegro. Ho temuto per la sorte del mio vecchio programma, altamen­te innovativo, e per questo ho usato toni sostenuti. Sono a disposizione di Turco per ogni forma di collabo­razione”. Lo comunica il Consiglie­re regionale Fabiano Amati. Del caso si parla da quasi molti anni Nell’aprile del 2011, scriveva in una nota stampa Biagio De Marzo, presidente di Altamare, che “è in atto un altro braccio di ferro tra Re­gione Puglia e Ilva SpA in merito all’uso dell’acqua del Sinni. Il pro­blema viene da lontano: il progetto di sostituire nel Centro siderurgico l’acqua del Sinni con l’acqua affi­nata proveniente dall’impianto di depurazione Bellavista di Taranto stava andando in porto quasi una ventina di anni fa, quando la pro­prietà del siderurgico era pubblica e dichiarava di essere disponibile a farsi carico degli interessi della comunità. Sarebbe istruttivo, oggi, conoscere le vere ragioni che im­pedirono a quei tempi di realizzare il progetto, non tanto per indaga­re sull’ennesima “incompiuta” di questo territorio, quanto per sapere se le responsabilità del fallimento del progetto furono del “padrone pubblico” di Ilva, aduso anch’esso ad abusare di una certa posizione dominante pure nei confronti degli Enti Locali, oppure se a prevalere fu l’incartarsi di una burocrazia tentacolare, spesso in contrasto con il buon senso e con lo stesso bene pubblico che invece sarebbe suo compito tutelare ad ogni costo. Chiediamo, per l’interesse pubbli­co, che si trovi il modo di indurre Ilva al rispetto, nei fatti, del fine so­ciale dell’impresa fissato dalla Co­stituzione Italiana, che si ottenga, cioè, che l’azienda intervenga nei costi della gestione da parte Aqp dell’impianto di depurazione ga­rantendosi implicitamente la qua­lità di quelle acque. A Ilva è stato dato tempo 60 giorni per “accetta­re la proposta della Regione Puglia di utilizzare per scopi industriali le acque provenienti dall’impianto di depurazione Bellavista di Taranto, liberando così le acque del Sinni da destinare alla diga del Pappadai, in cambio di un contributo fisso per la gestione dell’impianto”. Si tratta di cifre che modificano sensibilmente il bilancio plurimiliardario dell’a­zienda? O la resistenza negativa di Ilva è solo un altro modo di ricor­dare agli Enti Pubblici, soprattutto in momenti delicati come questi, quanto “pesa” l’azienda e quanto “conta” in alto loco?”.

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