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Produttori di vino di Manduria, cambio al vertice

Fulvio Filo Schiavoni lascia la presidenza: a raccogliere il testimone Antonio Resta che sarà affiancato dal nuovo vicepresidente Pasquale Brunetti


Vino

Cambio al vertice della più antica cantina sociale cooperativa di Puglia, quella che si chiamava Consorzio produttori vini e mosti rossi di Manduria, poi in breve Produttori di Manduria. Dopo 25 anni di successi, legati anche alle sue intuizioni, alla capa­cità di costruire una squadra di validissimi collaboratori, di portare la cultura enoga­stronomica e del territorio anche al di fuori della valorizzazione e commercializzazione internazionale del Primitivo e di altri pre­giati vitigni, Fulvio Filo Schiavoni lascia la presidenza, “per dedicarsi con calma – dice un laconico comunicato – alle sue tante passioni”. Un presidente visionario, che mentre il Primitivo di Manduria rischiava la morte e la perdita della doc (la superficie vitata si riduceva ormai da tempo), e la crisi del metanolo faceva ancora sentire i suoi effetti, puntò decisamente sull’ innovazio­ne non solo tecnologica ma anche di idee progettuali ed imprenditoriali, tenne duro sulla remunerazione dei soci produttori di uve, garantì una buona qualità dei prodotti di base, compresi certi vini sfusi dall’in­credibile rapporto prezzo/qualità, ma seppe puntare ad una gamma di vini in bottiglia dai buoni agli eccellenti, con varie fasce di prezzo, contribuendo potentemente alla trasformazione del Primitivo da vinaccio dolciastro e “forte” a gioiello dell’enologia pugliese ed italiana ed a grande vino inter­nazionale, anche con l’impulso dato alla costituzione del Consorzio di tutela.

Sotto la sua presidenza, davvero i Produt­tori di Manduria si confermarono “maestri in Primitivo”: con la vinificazione in rosa e addirittura la spumantizzazione, con la valorizzazione, attraverso il Madrigale, del quasi dimenticato Primitivo dolce naturale, primo vino pugliese ad ottenere invece in seguito la docg, estendendo ben presto la produzione ad altri preziosi vitigni, dal Negroamaro al Fiano alla Verdeca. Oggi si tratta di una cantina saldamente nella top 20 delle cantine sociali d’Italia, già pioniera nell’ottenere nel 2018 la certificazione di sostenibilità. Ma non solo.

All’interno dello stabilimento Fulvio Filo ha realizzato e fatto crescere, nel grande spazio sotterraneo delle antiche cisterne, il Museo della civiltà del vino Primitivo: la ricostruzione della piazzetta di un villaggio rurale, delle abitazioni del bracciante e del contadino un po’ più agiato, lo studio del medico condotto, la stalla, il deposito degli attrezzi agricoli, il pozzo, la cucina coi suoi poveri ed ancestrali attrezzi, la cantina, i torchi e le mole… una immersione totale in un passato che sembra remoto ma che nelle nostre campagne è finito negli anni ’60 del XX secolo… e a proposito, all’in­terno di una intensa attività editoriale (la punta di diamante è il magazine di cultura enogastronomica e del territorio “Alceo”), insieme con pregevoli volumi sul vino, fece realizzare un dvd con rari filmati di inizio ‘900 sulla vita quotidiana a Manduria e nei campi. Sua anche l’intuizione di puntare sull’enogastronomia a 360°, con la realizza­zione di una taverna per gruppi di enoturisti, che offre specialità tradizionali (qualcuna risalente addirittura al Medio Evo), e visite guidate fra tombe messapiche e Fonte pli­niano. Uomo di mare, in gioventù, che si è trovato al timone di una poderosa e storica, ma anche un po’ polverosa, azienda vinico­la; un enopolio che in 25 anni Fulvio Filo Schiavoni, discendente dei fondatori della cantina, fra i primi ad acclimare il Primitivo da Gioia nel tarantino, ha saputo traghettare ad impresa con valenza internazionale non solo nel campo enoico, ma anche punto di forza ed orgoglio di un’intera collettività locale.

Raccoglie il testimone il suo vicepresidente, Antonio Resta, che sarà affiancato come vicepresidente da Pasquale Brunetti.

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