19 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Giugno 2021 alle 18:23:13

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Ezia Mitolo, viaggio tra poesie, sculture e… grumi interiori

Il suo libro “Frange” raccoglie versi e disegni

Ezia Mitolo
Ezia Mitolo

Le “Frange” sono disegni parlati. C’è la poesia, c’è il disegno. «Poesie e dise­gni sono un tutt’uno», spiega Ezia Mitolo, l’autrice di questo volume, pubblicato da Edit@, che raccoglie la parola e l’arte visiva. Ezia è una di quelle ar­tiste tarantine che è riuscita a valicare i confini provinciali e regionali. Le sue mostre hanno viaggiato da Roma a Parigi, da Praga a Vienna, da Edimburgo a Los Angeles. E ora, in questo li­bro, raccoglie il senso della sua ricerca.

«Si tratta di quaranta poesie scritte in sette anni». A spinger­la alla pubblicazione è stata la poetessa Mara Venuto, che poi ha curato l’edizione di questo lavoro. «Ma io – racconta Ezia – sono una artista visiva, allora abbiamo pensato di unire poesie e disegni, così è nato il progetto dei disegni parlati».

C’è autobiografia nella poesia di Ezia e c’è ricerca interiore nel suo percorso artistico. Un per­corso cominciato sin da bambi­na: «Mio padre mi ha trasmesso la passione per la pittura. Ogni sera avevamo un appuntamento magico: lui dipingeva, io im­paravo. Il mio sogno è sempre stato quello di fare l’esploratrice e, in fondo, la ricerca artistica è esplorazione».

L’esplorazione parte però da uno sguardo interiore molto in­timo:

«Si parte dal sé più profondo, dalle ombre che ciascuno ha dentro di sé». Zone che maga­ri non sempre si ha il coraggio di vedere e di accettare. Ombre che sono come grumi lasciati sulle mensole. Grumi che Ezia ha tradotto in una installazione di alcuni anni fa, “I grumi e le mensole”, appunto.

«I grumi interiori – spiega Ezia – sono i nostri problemi irrisol­ti. Spesso abbiamo paura di af­frontarli e allora li lasciamo lì, sulle mensole. Non hanno testa, sono irrazionali».

L’autobiografia, dicevamo. Non c’è stato solo il papà tra i ma­estri di Ezia. «Ho combattuto battaglie per iscrivermi al Liceo Artistico e poi all’Accademia di Belle Arti. I miei genitori avreb­bero preferito qualcosa che a, loro modo di vedere, fosse più concreto. Solo in età più matura hanno accettato le mie scelte».

Proprio all’Accademia di Belle Arti di Bari avvengono i due incontri fondamentali della sua formazione artistica: «Dappri­ma ebbi come insegnante Fran­co Somaini, scultore milanese reduce dalla Biennale di Vene­zia. Da lui ho compreso la tra­sformazione dal corpo figurati­vo alla dimensione più astratta».

Poi l’altro incontro, quello con Nicola Carrino: «Lui conduce­va una ricerca opposta a quella di Somaini, che era scultore dell’organico. Carrino invece era scultore dell’inorganico, la­vorava su moduli e geometrie. Questa doppia formazione mi ha completata e mi ha aiutato a tro­vare una mia identità artistica. La mia ricerca è sul corpo, una architettura magnifica e infinita. Attingo ai meccanismi psichici più profondi, colgo le trasforma­zioni, le metamorfosi interiori. Nei miei lavori il corpo è scultu­ra figurativa ed è astrazione che diventa emozione visualizzata e concretizzata».

Le installazioni di Ezia Mitolo obbligano in qualche modo il fruitore a prendere contatto col proprio sé: «Le mie forme sono inquietanti, spaventano, sono le nostre ombre. I miei lavori sono processi interattivi col pubblico. Devo dire che all’estero ho ri­scontrato maggiore capacità di mettersi in gioco, c’è più sciol­tezza verso i linguaggi contem­poranei. Qui in Italia il pubblico è più intimorito».

L’Italia, Taranto. Dal punto di vista artistico-culturale come è cambiata la città negli ultimi anni? «Nel 2012, anno della grande mobilitazione ambien­talista, mi sembrava una città più reattiva, vedevo muoversi energie nuove; poi è arrivata la delusione. Ora siamo in una nuova fase di riscatto, però di arte contemporanea c’è ancora molto poco».

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

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