15 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Giugno 2021 alle 17:29:48

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Pensieri di etica politica: Stato, Governo, Partito

La Camera dei Deputati
La Camera dei Deputati

Caro Direttore,

Più di una volta mi è stato chie­sto cosa si intenda per Stato, nel senso puramente politico. Ma anche cosa è un “Governo” e quali attinenze hanno i Partiti Politici con la forma e la sostan­za di uno Stato. Intanto è bene subito rispondere etimologica­mente: “Stato” è parola latina che vuol significare “cosa o fat­to che dovrebbe restare” perché “optimus civitatis (Livio)” per la sua stabilità. Ma Livio si rife­riva alla “Politica” di Aristotele che affermava che il migliore Stato non era quello monarchi­co o oligarchico, ma quello de­mocratico con tuttavia l’avver­tenza che se la democrazia si fosse trasformata in una specie di dittatura, anche se demo­cratica, quel Governo sarebbe caduto perché trasformato da personaggi nullatenenti di poli­tica e mancanti di cultura. Uno Stato veramente tale deve esse­re condotto, scriveva Aristotele, da persone preparate e tali da provvedere alla prosperità ma­teriale e morale dei cittadini. Un Governo fa parte di uno Sta­to, anzi sovente si identifica con uno Stato: così fu per l’epoca monarchica, Stato monarchico; così per l’epoca fascista, Stato fascista; così oggi per la nostra Costituzione, Stato Repubblica­no.

Il Governo di una nazione di­venta Stato politico di quella nazione, ma i governi storica­mente e politicamente, transi­tano e già in Italia ne sono tra­scorsi parecchi. E con i governi caduti, possono decadere anche gli Stati. Ma c’è uno Stato, in senso universale, ed è quello che si identifica con l’espressione “Patria”, che è al di sopra degli stessi governi, e delle stesse Co­stituzioni, nate dalla storia dei secoli o dalle varie forme di una “Res Publica”.

Alla fine della prima guerra mondiale, imperi secolari, da quello zarista a quello ottomano ed a quello austroungarico cad­dero, e con quelli imperi anche i relativi partiti. Tuttavia rimane in assoluto la Patria che stori­camente si identifica nella ban­diera che è la “summa” della sua stessa secolare memoria.

Le bandiere dei partiti passa­no, anche se al momento nelle piazze e nelle vie, sono più agi­tate della bandiera nazionale. La Patria è anche latinamente la “Nazione”. Dante disse sem­pre “Florentinus Natione” per­ché in quel tempo Firenze era la sua terra natia. Ed è proprio la terra natia, quella dei padri, che nel tempo forma una co­scienza di popolo, perché quel popolo si identifica nella storia e nella memoria degli antena­ti che vissero nella stessa terra pur essendo dominata da altri. Invero noi italiani, solo nell’ot­tocento cominciammo a sentire la patria, una ed indipendente, a tal punto che Carducci disse: “Dio rendi l’Italia agli italiani” ma fummo terra unita solo dopo il 1918, o come scrisse lo storico Giovanni Spadolini “la quar­ta guerra di indipendenza”. Da quel momento in poi abbiamo avuto Governi e partiti diversi; non per questo il sentimento ed il senso della Patria è venuto meno, ne verrà meno attraver­so le pagine della storia che è l’unica “magistra vitae” della civiltà di un popolo, della sua esistenza, della sua vitalità, del­la sua civiltà.

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