22 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Giugno 2021 alle 07:26:25

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Capitale della Cultura, ecco le rivali di Taranto

Sono 28. In Puglia ci sono anche Bari, Molfetta, Trani, San Severo

Il sindaco Melucci e il vicesindaco Marti
Il sindaco Melucci e il vicesindaco Marti

Carbonia, Castel­lammare di Stabia, Cerveteri, Fano, Isernia, L’aquila, Modica, Molfetta, Padula, Palma di Mon­techiaro, Pieve di Soligo, Pisa, Procida, San Severo, Scicli, Ta­ranto, Trani, Trapani, Tropea, Ve­nosa, Erbania, Verona, Vigevano, Volterra: sono le 28 città in corsa per aggiudicarsi il titolo di Capita­le della cultura italiana per l’anno 2022.

A rendere noto l’elenco ufficiale delle candidature è il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, che ha trasmesso al presidente della Conferenza Unifi­cata l’elenco delle città che hanno perfezionato la candidatura. Entro il 12 ottobre la commissione di va­lutazione definirà la short list delle 10 città finaliste, la procedura di valutazione si concluderà entro il 12 novembre 2020.

La concorrenza per Taranto ap­pare quindi piuttosto agguerrita. Ma a chiarire quale sarà il motivo conduttore della scelta è lo stesso ministro Dario Franceschini: «In tutte le sue edizioni la Capitale della cultura ha innescato mecca­nismi virtuosi tra le realtà econo­miche e sociali dei territori. Non è un concorso di bellezza, viene premiata la città che riesce a svi­luppare il progetto culturale più coinvolgente, più aperto, innovati­vo e trasversale».

Il titolo di Capitale italiana della cultura viene conferito per la du­rata di un anno e la città vincitrice riceve un milione di euro per la realizzazione del progetto.

Dalla sua istituzione il titolo è sta­to assegnato: nel 2015, alle Città di Cagliari, Lecce, Perugia, Ravenna e Siena; nel 2016, a Mantova; nel 2017, a Pistoia, nel 2018, a Paler­mo. Parma è la Capitale italiana della cultura per il 2020 e 2021, il titolo le è stato prorogato dal De­creto Legge Rilancio che ha anche proclamato, in segno di solida­rietà, Bergamo e Brescia Capitali italiane della Cultura per il 2023.

La candidatura di Taranto è stata presentata ufficialmente giovedì 30 luglio al Teatro Fusco. Gli as­sessori Marti, Manzulli e Occhi­negro hanno illustrato il dossier con gli interventi dei sindaci della grecìa salentina che hanno deciso di unirsi alla candidatura di Ta­ranto. Alla conferenza c’erano sia il sindaco di Castrignano de’ Gre­ci, Roberto Casaluci, che Massi­mo Manera, sindaco di Sternatia e presidente della fondazione “Not­te della Taranta”, nonché compo­nente del comitato scientifico che promuove il dossier. Un lungo la­voro fondato su alcuni pilastri di notevole valore culturale: la Con­cattedrale di Gio Ponti, MarTa, i Delfini, la Magna Grecia, eventi come il Medimex, la Biennale del Mediterraneo, il Festival della So­stenibilità, il Festival della Valle d’Itria, Paisiello, artisti come Edo­ardo Tresoldi, intellettuali come Alessandro Leogrande, istituzioni come il National Geographic.

Molto variegato il comitato scientifico per Taranto capitale della cultura: Alessandro Melis (architetto), Manoocher Degha­ti (fotografo), Antonella Viola (scienziata), Giancarlo De Cataldo (scrittore), Edoardo Tresoli (ar­tista), Massimo Manera (mana­ger culturale), Nicola Martinucci (cantante lirico), Benedetta Pilato (atleta), Angelo Mellone (giornali­sta), Roberto Ferri (artista).

Il sindaco Rinaldo Melucci non ha mancato di manifestare, per l’oc­casione, tutta la sua soddisfazione per essere riuscito a presentare il dossier ma anche per il lavoro che, comunque dovesse andare la par­tita, resterà come patrimonio da realizzare in ogni caso.

«Stiamo entrando – ha detto il pri­mo cittadino – in una dimensione nuova di questa città, la immagi­niamo per come sarà domani». E non a caso ad aprire la speranze di taranto c’è il richiamo ai «bambi­ni non ancora nati», alla città che dovranno vivere domani. «Voglia­mo dare spazio – ha detto ancora il sindaco Melucci – alle energie positive di questa città, risorse che c’erano anche prima ma che non erano messe a sistema e non era­no valorizzate dagli enti locali. Ci siamo scrollati di dosso l’imma­gine di città lamentosa. Se ci riu­sciamo, la storia cambia davvero».

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