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Dalle piazze pugliesi ai cenacoli sui social

L’esperienza di Michele Mancone, già frate francescano minore, con un passato di beniamino dei giovani

Michele Mancone
Michele Mancone

Dal periodo del lockdown fino ad oggi egli si fa apprezzare, dalla sua pagi­na facebook, per i momenti di preghiera uniti a pregevoli ese­cuzioni musicali in punta… di tastiera, garbo ed essenzialità, offrendo simboli e spunti di ri­flessione sulla parola del Signo­re. Ogni volta nelle inquadra­ture campeggiano incantevoli tramonti o altri segni che par­lano di Dio, ma mai il volto del musicista.

“Tutto deve portare al Padre, non alle persone che se ne fan­no messaggeri, altrimenti è idolatria” – così spiega Miche­le Mancone, 49 anni, docente di religione quanto apprezzato musicista (almeno una novan­tina di serate l’anno nei locali), con un passato di sacerdote nei frati francescani minori. Molti lo ricordano nei primi del 2000 quando, impegnato nella pasto­rale giovanile, rappresentava applauditi musical (memorabile quello intitolato “Il Salvatore”) nelle piazze pugliesi e nelle più importanti chiese e cattedrali, accompagnato da un folta band di ragazzi di Martina Franca, Taranto, Brindisi e anche del Salento. Non mancavano le ani­mazioni delle giornate diocesa­ne della gioventù; la più signi­ficativa risale al pellegrinaggio diocesano ad Assisi, organizza­to da don Emidio Dellisanti, al­lora responsabile della pastora­le giovanile: “Fu un’esperienza bellissima, soprattutto per me in quanto frate francescano”.

Poi, la decisione, sofferta ma consapevole, di intraprendere un nuovo cammino, proseguen­do il suo impegno cristiano con altre modalità, ma con uguale frutto, sfruttando le potenziali­tà della musica e della scuola, sia sui social sia con i suoi al­lievi del liceo di Cisternino, con i quali ha messo in scena rap­presentazioni su temi pasquali e francescani. A questi ragazzi egli ha fatto comprendere quan­to siano stati fortunati ad ave­re il desiderio di Dio, che è già preghiera, e li ha aiutati a svi­lupparla e ad aprirla su più vasti orizzonti. E in questo lavoro la musica ha avuto un ruolo im­portante.

“La musica – dice – è una gran­de compagna di viaggio, un’e­sperienza di ascolto e anche di ricerca che ci fa guardare oltre con il cuore, accompagnandoci a Dio, purchè l’esecutore resti un passo indietro. Più la musica si avvicina al silenzio e più può essere un mezzo che ci avvicina al Padre. I miei canti non sono invadenti, perchè l’amore non lo è mai. D’altronde una persona comprende che l’altro la ama anche senzaparole e persino senza sguardi. Eppure il mes­saggio arriva… a destinazione”.

Dal prossimo anno scolastico Michele Mancone insegnerà in una scuola della nostra diocesi, avendo scelto scelto di abitare vicino alla madre, a Tramon­tone. Si tratta in pratica di un ritorno alle proprie radici, in quanto proprio nella chiesa par­rocchiale di Sant’Egidio ha raf­forzato la vocazione.

“L’esempio dell’ umile santo tarantino – dice – è stato fonda­mentale nella mia crescita spiri­tuale, in quanto mi ha insegnato a spogliarmi da tante zavorre che rallentano il cammino ver­so Cristo. Egli è l’unico che ci dona la vera libertà attraverso il Vangelo: più mi soffermo su quelle pagine e più mi sento li­bero”.

Insegnamento molto importan­te, negli anni trascorsi in con­cattedrale, è stato quello ricevu­to da don Gianfranco Bramato, suo modello di esecuzione della musica liturgica. Michele rac­conta quanto il sacerdote si preoccupava affinchè la musica fosse fonte di amicizia, di unio­ne tra i giovani. “Quando mi ca­pita di suonare a messa, cerco di proporre il suo stile, molto delicato, quasi una sottoline­atura – dice – Nella scelta dei brani, come lui, riservo grande attenzione al patrimonio litur­gico classico, i cui contenuti hanno una struttura teologica importante, al contrario di tan­ta banalità che purtroppo capita spesso di ascoltare. Di partico­lare intensità sono inoltre i canti del Rinnovamento nello Spirito: li preferisco perchè la bellezza della musica è pari a quella dei testi”.

Rimpianti per il passato? “Man­tengo sempre – conclude i contatti con i confratelli fran­cescani, che restano un mio im­portante punto di riferimento. Per il futuro vedremo cosa mi ispirerà lo Spirito Santo, alla cui azione dobbiamo essere sempre aperti, perchè fonte di vita, dinamicità, creatività e che spinge sempre a osare”.

 

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