22 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Giugno 2021 alle 07:26:25

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Quando Nerone fermò l’Olimpiade

Lo slittamento per il Covid ha un unico precedente illustre...

Nerone
Nerone

Se non ci avesse messo lo zampino il virus, in que­sti giorni staremmo commentando esiti e prestazioni degli atleti nei Giochi della XXXII Olimpiade. E invece, facendo gli scongiuri, ci toccherà aspettare un anno.

E’ la seconda volta, nella storia dei Giochi olimpici, che la cadenza quadriennale viene fatta slittare: se, infatti, nella storia moderna dei Giochi tre edizioni sono saltate del tutto, causa I e II guerra mondiale (ma la numerazione delle Olim­piadi è rimasta: perché Olimpia­de era, per i Greci – e in questo il Comitato internazionale olimpico si è adeguato – il quadriennio che intercorreva fra una celebrazione dei Giochi e l’altra), l’unico slit­tamento fatto registrare finora ri­guardava gli antichi Giochi.

Che, giova ricordarlo, erano riser­vati ai Greci, maschi e liberi. La definizione di “Greci”, però, era andata nel tempo modificandosi, era divenuta – come dire – più elastica: dapprima ad Olimpia poterono gareggiare i Macedoni egemoni, poi i Romani conquista­tori. Nell’80 a.C. il dittatore Silla trasferì addirittura i Giochi della CLXXV Olimpiade a Roma, la­sciando ad Olimpia solo la corsa dello stadio (corrispondente gros­so modo ai nostri 200 metri pia­ni) per ragazzi. Gli ellanodici (una via di mezzo fra tribunale sportivo e Comitato olimpico) e gli Elei, custodi dei registri di Olimpia, si vendicarono decretando nulle le gare svolte a Roma ed inserendo negli elenchi degli olimpionici (ovvero dei “vincitori ad Olim­pia”: ogni altro uso di olimpionico è sbagliato; è comico sentir defi­nire “olimpionica” una piscina, come se avesse vinto una competi­zione…) il solo vincitore della cor­sa per ragazzi, Epainetos di Argo. Ancor più grave fu però l’incidente occorso in occasione della CCXI Olimpiade, i cui Agoni avrebbero dovuto tenersi nel 65 d.C., Nero­ne imperante in Roma. I Romani, come detto, avevano da tempo ac­cesso ad Olimpia: a parte il tenta­tivo sillano di trasferire i Giochi a Roma, l’imperatore Claudio aveva vinto con una sua quadriga i Gio­chi della CXCIV Olimpiade (negli sport equestri veniva proclamato vincitore, come nel campionato costruttori di Formula 1, non il fantino o l’auriga ma il proprieta­rio della scuderia); Germanico, di stirpe imperiale, aveva vinto nella CXCIX, conducendo egli stesso la sua quadriga.

Solo che Nerone, che fra le al­tre bizzarrìe girava per il mondo conosciuto partecipando a gare di ogni genere, atletiche, canore e teatrali, vincendole pressoché tutte (ne perdeva una irrisoria percentuale, quando egli stesso “consigliava” ai giudici di gara di far vincere qualche altro, per far così più risaltare di più le proprie numerosissime affermazioni…), aveva in programma un viaggio in Grecia nel 67, e non voleva an­ticiparlo: sicché “persuase” gli el­lanodici a far slittare di due anni i Giochi Olimpici, che si svolsero così – una ignobile farsa, quasi peggio delle terze edizioni moder­ne dei Giochi di Saint Louis – nel 67 d.C., due anni dopo il dovuto; Nerone vinse in svariate gare (tut­te quelle a cui prese parte), atle­tiche e “culturali”, incluse alcune che aveva fatto istituire lui stesso: quelle per araldi, per citaredi e per tragedi, per esempio; ma anche in una inedita corsa di tiro a dieci per puledri, che volle condurre egli stesso, sull’esempio di Germani­co. Fu sbalzato, cadde malamente ma risalì sul carro e concluse la gara: ed i giudici ne decretarono la vittoria. Dopo di che vinse an­che nella quadriga e nella quadri­ga puledri.

Gli Agoni della CCXI Olimpia­de furono in seguito cassati dai registri ufficiali e considerati mai avvenuti, cancellando così, oltre alle 6 vittorie di Nerone, le uniche due ottenute da atleti (greci), nel­lo stadio (Tryphon di Filadelfia) e nel pancrazio (Xenodamos di Antikyra; i suoi concittadini gli eressero comunque nel Ginnasio civico una statua in bronzo che Pausania fece in tempo a vedere). E i Giochi della Olimpiade CCXII si celebrarono, ripristinando la scansione dei quadrienni normali, nel 69 dopo Cristo.

Insomma, quello dei Giochi della CCXI Olimpiade è l’unico caso di Giochi antichi rinviati, e poi addi­rittura annullati; la speranza è che il Coronavirus sia, almeno atleti­camente, meno pernicioso di Ne­rone, e che i Giochi della XXXII Olimpiade dell’era moderna, per quanto rinviati, possano invece tenersi.

 

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