25 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Giugno 2021 alle 18:55:18

Cronaca News

Ex Ilva, cambia la cassa integrazione

Arcelor Mittal ha chiesto la trasformazione da Cigo a “cassa Covid”

Ex Ilva
Ex Ilva

La procedura di cassa integrazione ordinaria aperta lo scorso 6 agosto viene trasformata in cassa integrazione Covid per sei settimane sempre dal 3 agosto scorso. È la mossa – tramite due lettere – di Arcelor Mittal. Ad ogni buon conto, resta confermato il numero massimo: 8182 dipendenti dello stabilimen­to siderurgico di Taranto di cui 5622 operai e 1525 impiegati. La cassa Covid si collega ai prece­denti decreti legge in materia e soprattutto utilizza la nuova pos­sibilità normativa offerta dal co­siddetto “decreto Agosto”.

Nella lettera di revoca, si spiega invece che il ritiro della procedu­ra di cassa ordinaria è in ragione delle “sopravvenute disposizioni normative connesse all’epidemia Covid 19” che “hanno mutato sul piano oggettivo è soggettivo l’ambito delle sospensioni neces­sarie”. “Di qui – dice Arcelor­Mittal – la necessità di operare un mutamento della causale di intervento”. Già giorni addie­tro, comunque, ArcelorMittal aveva già anticipato ai sindacati che qualora fosse stata concessa la possibilità di usare di nuovo la cassa integrazione Covid, vi avrebbe fatto ricorso fermando la procedura di cassa ordinaria già aperta.

La cassa integrazione Covid è stata già usata da ArcelorMit­tal a Taranto sin da metà marzo, con l’insorgenza dell’epidemia. Il numero reale di dipendenti col­locato in cassa Covid oscilla dai 3mila ai 4mila secondo la marcia degli impianti. “Sembra oramai arrivata al capolinea la vicenda dell’Ex Ilva dove gli unici ha ri­metterci sono i lavoratori, gli im­prenditori e lo Stato. Sono mesi, infatti, che lo Stato non percepi­sce l’affitto, sebbene ridotto più del 50%, e sono mesi che paga la cassa integrazione, oggi pro­rogata per sei settimane, a 8182 dipendenti dello stabilimento siderurgico. Senza contare i 470 milioni di euro stanziati con il decreto Agosto per entrare nel siderurgico Tarantino. In più Ar­celorMittal, nascondendosi dietro all’emergenza sanitaria, non paga gli imprenditori dell’indotto che devono riscuotere 38 milioni di euro e sono a corto di liquidità, rischiando di fallire con tutte le ripercussioni occupazionali che ne deriverebbero. Il governo però ignora lo spirito di responsabilità di questi imprenditori che hanno garantito la continuità aziendale tra il primo e il secondo commis­sariamento statale e non si preoc­cupa di saldare i propri debiti. Di questo passo del polo siderurgico più grande d’Europa resteran­no solo macerie”. Così, in una nota, la deputata di Forza Italia Vincenza Labriola. Resta critica la voce del sindacato Usb: “Per la seconda volta in pochi mesi ArcelorMittal Italia non paga il canone di fitto a Ilva in ammini­strazione straordinaria; la prima volta è accaduto a maggio, ora la storia si ripete con la rata di ago­sto. Tra l’altro, va detto, con l’ac­cordo di marzo il canone è stato dimezzato, ma nonostante questo siamo alle solite” dice Franco Rizzo, coordinatore provinciale dell’Usb Taranto, in relazione al pagamento dell’affitto dello sta­bilimento che il gruppo franco-indiano sarebbe tenuto a paga­re alla gestione commissariale. “Come sempre – aggiunge Rizzo – non si registra nessuna reazio­ne del Governo quando, è noto, è in corso una trattativa con Ar­celorMittal per quel che riguarda la partecipazione dello Stato nel gruppo siderurgico. Altrettanto noto che le aziende dell’appalto attendono il pagamento di fatture ormai scadute e di conseguenza sono in affanno poiché non ri­escono a versare gli stipendi ai dipendenti, così come tutti cono­scono la situazione in cui versano molti lavoratori diretti che sono in cassa integrazione e non per­cepiscono più di 800/900 euro al mese. Per noi la strada è segna­ta: ArcelorMittal – conclude – va immediatamente allontanata e sull’Ilva bisogna voltare pagina”. Intanto, la ditta Pellegrini preci­sa in una nota che “è un’azienda dell’indotto che ruota intorno alla grande realtà ArcelorMittal. Oltre alle pulizie, approvvigiona di derrate alimentari il sito side­rurgico, gestisce le mense interne e provvede a veicolare i cestini pasto anche sugli

impianti. Sin dall’inizio dell’ap­palto la Pellegrini e ArcelorMit­tal vantano ottimi rapporti nella logica della relazione cliente-for­nitore. Allo stesso modo, fra la Pellegrini e i sindacati sono avve­nuti negli anni numerosi contatti che hanno portato a un clima se­reno a tutto vantaggio dei lavora­tori e delle lavoratrici”. Una pre­cisazione arriva anche da AGSI, che “con circa 150 dipendenti, di cui 120 addetti alle pulizie civili fa parte della filiera dei fornitori che servono ArcelorMittal. Oltre alla pulizia, fornisce servizi di demetallizzazione in loco delle scorie BOF. AGS non commenta mai il suo rapporto commerciale con i suoi clienti in qualunque paese operi Alliance Green Ser­vices è strutturata come una joint venture tra il Gruppo Arcelor­Mittal e 2 partner che gestiscono l’azienda, rendendola una società gestita in modo indipendente dal gruppo ArcelorMittal”.

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