04 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Agosto 2021 alle 19:40:00

Ex Ilva
Ex Ilva

Si rialza la tensione sull’Il­va. In un comunicato ai lavoratori, le Rsu di Fim, Fiom, Uilm e Usb scrivono che “Arcelor Mittal ha convocato le organiz­zazioni sindacali per avviare la procedura di annullamento della Cigo, procedendo alla conversione della cassa integrazione con causale Covid-19, per un periodo di 6 settimane a far data dal 3 agosto 2020”. Le sigle sindacali “hanno ancora una vol­ta, visto il perdurare di fermate di alcuni impianti e della crisi scaturita dal post-lockdown, avanzato delle richieste in me­rito alla integrazione salariale e alla rota­zione equa tra i lavoratori.

Inoltre, è stata fatta richiesta di un appro­fondimento sugli assetti di marcia, pro­spettive future di impianti attualmente fermi e sulla difficile situazione che attra­versano i lavoratori dell’appalto.

L’azienda, ancora una volta, ha preferito non entrare nel merito delle richieste sin­dacali trincerandosi dietro il solito slogan: siamo quotati in borsa e subiamo conti­nuamente un danno d’immagine.

Pertanto Fim, Fiom, Uilm e Usb preso atto di tale atteggiamento da parte della multi­nazionale hanno abbandonato il tavolo.

ArcelorMittal continua a trincerarsi dietro decreti d’urgenza, all’interno dei quali è prevista la cassa integrazione con causale Covid, che lasciano di fatto campo libero alle aziende e penalizzano i lavoratori”. I sindacati “ritengono inaccettabile l’atteg­giamento della Multinazionale e per tanto si rende necessario l’intervento immediato del governo per affrontare nel merito alcu­ne questioni che riguardano il futuro am­bientale di migliaia di lavoratori”.

“Ormai ArcelorMittal ha tracciato la sua rotta e non intende tornare indietro: arri­vare a fine anno con la proroga della cassa integrazione, ora Covid-19 poi di nuovo ordinaria, per migliaia di lavoratori fino alla scadenza dei vincoli contrattuali, pa­gare una penale irrisoria di 500 milioni di euro e lasciare solamente le macerie. Tutto questo è reso possibile dalla collabo­razione, purtroppo, del Governo che reca un enorme danno e inganno ai cittadini”. Così Rocco Palombella, segretario genera­le Uilm, nel suo intervento al Tgr Puglia. “Oggi la produzione è al minimo storico – dichiara il leader Uilm – con circa tre milioni di tonnellate previste per il 2020, un livello mai raggiunto che mette a serio rischio sicurezza gli impianti e i lavoratori. A Taranto è in corso una lenta e annunciata agonia”. “La prospettiva è molto negativa – aggiunge – perchè ci sono un’assenza e un silenzio assordante del Governo che dura da oltre due mesi. Non si vuole affrontare questa vertenza fondamentale per il nostro Paese e per un intero settore che, a parole, è stato definito più volte strategico”. “Ol­tre all’incertezza sul futuro – continua – ci sono quattromila lavoratori diretti in cassa integrazione che percepiscono una retri­buzione bassissima e migliaia dell’indotto che non la percepiscono da mesi, a causa del mancato pagamento da parte di Arce­lorMittal delle aziende del sistema degli appalti”. “Settembre sarà un mese caldo e drammatico – conclude – perchè ci sarà la prova del nove. Non attenderemo l’esito delle elezioni regionali in Puglia, voglia­mo che il Governo convochi urgentemente un incontro. Non si possono portare avanti giochini politici che rinviano le scelte che interessano migliaia di lavoratori e intere comunità”. La procedura di cassa integra­zione ordinaria aperta lo scorso 6 agosto viene trasformata in cassa integrazione Covid per sei settimane sempre dal 3 ago­sto scorso è quindi la mossa di Arcelor Mittal. Ad ogni buon conto, resta confer­mato il numero massimo: 8182 dipendenti dello stabilimento siderurgico di Taranto di cui 5622 operai e 1525 impiegati. La cassa Covid si collega ai precedenti decre­ti legge in materia e soprattutto utilizza la nuova possibilità normativa offerta dal co­siddetto “decreto Agosto”.

Nella lettera di revoca, si spiega invece che il ritiro della procedura di cassa ordinaria è in ragione delle “sopravvenute disposizio­ni normative connesse all’epidemia Covid 19” che “hanno mutato sul piano oggettivo è soggettivo l’ambito delle sospensioni ne­cessarie”. “Di qui – dice ArcelorMittal – la necessità di operare un mutamento della causale di intervento”. Già giorni addietro, comunque, ArcelorMittal aveva già anti­cipato ai sindacati che qualora fosse stata concessa la possibilità di usare di nuovo la cassa integrazione Covid, vi avrebbe fatto ricorso fermando la procedura di cassa or­dinaria già aperta.

La cassa integrazione Covid è stata già usata da ArcelorMittal a Taranto sin da metà marzo, con l’insorgenza dell’epide­mia. Il numero reale di dipendenti colloca­to in cassa Covid oscilla dai 3mila ai 4mila secondo la marcia degli impianti.

“Sembra oramai arrivata al capolinea la vicenda dell’Ex Ilva dove gli unici ha ri­metterci sono i lavoratori, gli imprenditori e lo Stato. Sono mesi, infatti, che lo Stato non percepisce l’affitto, sebbene ridotto più del 50%, e sono mesi che paga la cassa integrazione, oggi prorogata per sei setti­mane, a 8182 dipendenti dello stabilimen­to siderurgico. Senza contare i 470 milio­ni di euro stanziati con il decreto Agosto per entrare nel siderurgico Tarantino. In più ArcelorMittal, nascondendosi dietro all’emergenza sanitaria, non paga gli im­prenditori dell’indotto che devono riscuo­tere 38 milioni di euro e sono a corto di liquidità, rischiando di fallire con tutte le ripercussioni occupazionali che ne derive­rebbero. Il governo però ignora lo spirito di responsabilità di questi imprenditori che hanno garantito la continuità aziendale tra il primo e il secondo commissariamen­to statale e non si preoccupa di saldare i propri debiti. Di questo passo del polo si­derurgico più grande d’Europa resteranno solo macerie”. Così, in una nota, la deputa­ta di Forza Italia Vincenza Labriola. Resta critica la voce del sindacato Usb: “Per la seconda volta in pochi mesi ArcelorMittal Italia non paga il canone di fitto a Ilva in amministrazione straordinaria; la prima volta è accaduto a maggio, ora la storia si ripete con la rata di agosto. Tra l’altro, va detto, con l’accordo di marzo il canone è stato dimezzato, ma nonostante questo sia­ mo alle solite” dice Franco Rizzo, coor­dinatore provinciale dell’Usb Taranto, in relazione al pagamento dell’affitto dello stabilimento che il gruppo franco-indiano sarebbe tenuto a pagare alla gestione com­missariale. “Come sempre – aggiunge Riz­zo – non si registra nessuna reazione del Governo quando, è noto, è in corso una trattativa con ArcelorMittal per quel che riguarda la partecipazione dello Stato nel gruppo siderurgico. Altrettanto noto che le aziende dell’appalto attendono il paga­mento di fatture ormai scadute e di conse­guenza sono in affanno poiché non riesco­no a versare gli stipendi ai dipendenti, così come tutti conoscono la situazione in cui versano molti lavoratori diretti che sono in cassa integrazione e non percepiscono più di 800/900 euro al mese. Per noi la strada è segnata: ArcelorMittal – conclude – va immediatamente allontanata e sull’Ilva bi­sogna voltare pagina”.

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