21 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Giugno 2021 alle 19:30:12

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Sara Putignano tra Cechov e Shakespeare

L’attrice martinese protagonista all’ultimo Festival della Valle d’Itria

Sara Putignano
Sara Putignano

MARTINA FRANCA – Fra il te­atro e il set di un film è approdata al Festival della Valle d’Itria nel ruolo di Arianna, in lacrime, ab­bandonata sulla spiaggia da Teseo. Anzi è tornata, perché Sara Puti­gnano è salita per la prima volta su un palcoscenico come compar­sa in un’opera della rassegna mar­tinese, nell’atrio di Palazzo Duca­le, nel 2003.

Bellezza nordica, bionda con gli occhi chiari ma martinese doc per tenacia e determinazione, Sara, 34 anni, è diventata attrice per passione e un po’ per curiosità. Adolescente, studentessa del liceo classico “Tito Livio” di Martina Franca, ha scoperto la recitazione partecipando ai laboratori estivi per ragazzi della Fondazione Pa­olo Grassi, cimentandosi come comparsa nell’opera Proserpine, 17 anni fa.

Racconta ancora incredula come si è ritrovata catapultata in un’o­pera lirica: “C’era un regista che cercava comparse per il Festival e mi sono presentata alla selezione quasi per gioco. Mi è sembrato in­credibile essere scelta. Dieci anni dopo, nel 2013, sempre al Festival mi hanno affidato la regia di un’o­pera per bambini, “Golden Vani­ty”.

L’edizione 2020 ha visto in scena quattro talenti martinesi, Manuel Amati, Marco Fragnelli e Mar­co Bellocchio. Sara Putignano è tornata nel ruolo importante della principessa di Creta nella lettura scenica del Carme LXIV di Ca­tullo nel Chiostro di San Domeni­co (oltre che in una parte in Arian­na a Nasso di Strauss). Un ruolo drammatico molto impegnativo quello di Arianna, legato al tema cardine del Festival “per ritrovare il filo”, che l’ha vista emozionare il pubblico ma anche emozionar­si: “Abbiamo preparato la lettura con Michele Balestrieri che mi ha aiutata a calarmi nei panni di questo personaggio straordinario. Mi piace rintracciare la chiave universale in tutto quello che fac­cio, far emergere quei sentimenti primordiali, universali. Il mito di Arianna incarna il dolore di una donna abbandonata, il tema della perdita che può riguardare tutti. Ero felice mentre recitavo perché in platea c’erano dagli esperti di musica, di teatro, a persone a cui sono legata affettivamente come mia nonna che non era mai anda­ta a teatro. Ritornare quest’anno nei luoghi del Festival mi ha dato delle emozioni incredibili perché mi ha ricordato le esperienze pre­cedenti e perché tornavo nella mia Martina”.

Due riconoscimenti di una certa rilevanza, nel 2016 il premio “Ele­onora Duse” come miglior attrice emergente e il “Virginia Reiter” come miglior attrice italiana un­der 35 (finalista nell’edizione pre­cedente), Sara negli ultimi anni ha recitato anche in alcune fiction e in diversi film fra i quali “La Ri­vincita”, girato a Martina, “La dolce arte di esistere”, “Ambo”, “Il padre d’Italia” e il più noto, “Tolo tolo” di Checco Zalone, come ex moglie del protagonista. Ma Sara Putignano è soprattutto un’attrice di teatro: “Cinema e teatro sono due cose completamente diverse, con un fascino diverso, in cui mi piace cimentarmi. Mi sono prima innamorata del gioco del teatro, della trasformazione, del metter­si nei panni di qualcun altro. Poi sono andata a Roma per scoprire direttamente cosa fosse, consape­vole di poter restare delusa”.

Ma non è andata così perché nel 2010 Sara si è diplomata all’Ac­cademia Nazionale d’arte dram­matica “Silvia D’Amico”: “Un’a­mica – spiega – mi ha spronata a frequentare l’Accademia e ci ho provato. Durano mesi i provini in Accademia, perché c’è una sele­zione durissima. Eravamo 900 in partenza e siamo entrati in 18. Lì ho capito che potevo fare l’attrice”. Ha lavorato anche con Luca Ron­coni che nel 2012 l’ha diretta nel ruolo de La Madre nello spettacolo “In cerca di autore” sui personag­gi di Pirandello e l’ha selezionata per la sua scuola, il Centro Tea­trale Santa Cristina. “Ho avuto la fortuna di lavorare con tanti bravi registi, occupandomi di classici e di drammaturgia contemporanea inglese. Attraverso diverse espe­rienze ho maturato le mie scelte nel corso degli anni. Quando se ne hanno 20 si ha voglia di fare e anche di strafare. Questo è un me­stiere in cui c’è bisogno di impe­gno, studio, gavetta. Poi dopo i 30 si sviluppa una capacità di scelta e le scelte segnano il percorso. Il teatro è sempre un mondo da ri­scoprire, da imparare e a me piace imparare e scoprire. Mi succede ogni volta che incontro un perso­naggio. Credo che questa sia la base del mestiere”.

Fra programmi e sogni nel casset­to, insieme a mille scongiuri con­tro il Covid, Sara come gran parte del mondo dello spettacolo, pensa alla ripresa.

“Cechov è l’autore che amo tan­tissimo, recitare su un suo testo è una delle cose che più mi piace­rebbe. Intanto, spero di riprendere la tournee di “Orgoglio e Pregiu­dizio” dopo lo stop a causa del Covid e mi auguro che tutto vada per il meglio per “La 12esima not­te” di Shakespeare con la quale sarò in scena a Roma. Poi ci sono importanti progetti in cantiere ma noi attori dobbiamo fare i conti col Covid. Quindi faccio gli scongiuri perché tutto questo finisca presto”.

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