19 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Giugno 2021 alle 18:23:13

Cosi­mo Ortesta
Cosi­mo Ortesta

Forse il suo nome non dirà molto alla maggioranza dei nostri lettori eppure è stato un grande poeta, uno dei protagoni­sti della poesia italiana del Nove­cento, premiato con il Viareggio, e soprattutto tarantino di origine e di formazione, nato in città vec­chia nel 1939 e spentosi un anno fa a Roma, dopo una lunga ma­lattia. Stiamo parlando di Cosi­mo Ortesta, formatosi nel Liceo Archita e poi trasferitosi a Roma, matricola più giovane dell’Uni­versità La Sapienza, che, oltre a essere un grande poeta, chiamato a Milano dalle grandi case edi­trici per collaborare più a diret­to contatto, amico di Giovanni Raboni e degli altri grandi poeti del suo tempo, al quale ho dedi­cato un saggio nell’ottavo volu­me dell’enciclopedia della poesia del Sud che le edizioni Macabor stanno realizzando e la cui pri­ma parte monografica è dedicata a Beppe Salvia, il giovane poeta potentino morto suicida a Roma il 6 aprile 1985.

Secondo dei cinque figli avuti da Francesco Ortesta, commercian­te all’ingrosso di Olio, e da sua moglie Rosaria, aveva vissuto, con la sua famiglia, in via Porto 20, nella Città vecchia di Taranto, una via che si affaccia sulla cosid­detta “Ringhiera”, che rappresen­ta lo spettacolare affaccio su Mar Grande, di fronte all’ingresso del vecchio porto mercantile. Dopo aver conseguito la maturità clas­sica nel 1957, a neppure diciotto anni, nel leggendario liceo clas­sico della sua città: l’Archita, uno dei più antichi d’Italia, lo stesso nel quale si era formato il gio­vane Aldo Moro, Nicola Ortesta si trasferì a Roma, per iscriversi alla facoltà di Lettere, risultando una delle più giovani matricole.

“Mimmo era un considerato giu­stamente un genio – ci racconta sua sorella Pasqualina, Lillina per gli amici, terzogenita (il mag­giore, Nicola, è scomparso alcuni anni fa, mentre Maria vive a Bo­logna e il più giovane vive a Cri­spiano in provincia di Taranto) che da anni risiede a Desenzano del Garda – brillante studente con ottimi risultati, molto stimato da tutti gli insegnanti. In quei tempi nei quali gli studi classici rappre­sentavano un impegno quasi proi­bitivo per la maggior parte degli studenti, egli riuscì a diplomarsi in quattro anni, poiché sostenne gli esami di maturità, in tutte le discipline, al termine del secondo liceo, cioè con un anno di antici­po, proprio in virtù della sua stra­ordinaria preparazione. Quindi, il suo amore per le lettere e per la poesia lo portarono a iscriversi alla facoltà di lettere”.

Qui ebbe docenti di eccezione, come ci ricorda Vittoria Gallina, sua compagna di studi, alla cui famiglia restò legato da profonda amicizia, tra i quali il poeta Giu­seppe Ungaretti, il che accrebbe ancor più il suo interesse per la poesia. Si laureò con una tesi su Cesare Pavese.

Conseguita la laurea, tornò, per le prime esperienze di insegna­mento all’istituto magistrale, nel­la città natale, alla quale sarebbe rimasto visceralmente legato per tutta la vita, e nella quale tornava puntualmente per le feste nata­lizie, o anche per far parte delle commissioni di maturità. “Ma sempre con grande riservatezza – precisa Lillina – perché preferiva che la cosa fosse risaputa il meno possibile”.

Poi, mentre prestava il servizio militare, distinguendosi anche qui per la disponibilità a tenere lezione ai militari o ai figli dei superiori, suo padre morì che non aveva neppure compiuto 54 anni.

Una volta ottenuto il congedo, riprese la sua attività d’insegna­mento, che lo portò a Spoleto, dove ritrovò, nel liceo classico e scientifico della città umbra, Vittoria Gallina. Quindi tornò a Roma dove rimase fino alla metà degli anni Settanta, per poi tra­sferirsi a Milano.

Nel saggio contenuto nel volume di SUD I Poeti: Beppe Salvia “La vita si sconta con la solitudine”, oltre a molto informazione è ri­portata anche un breve antologia poetica.

Per quanto riguarda la mono­grafia dedicata a Beppe Salvia, i saggi sono affidati ad autorevoli critici come Simona Bianco, Ele­onora Cardinale, Araldo Cola­santi, Claudio Damiani, Andrea Galgano, Rocco Salerno, Rocco Salvia, Gabriella Sica e a chi scri­ve questa nota.

Inoltre il volume comprende dei ricordi di Francesco Leonetti, Vincenzo Rossi, Mario de Gau­dio e Giulio Stolfi, oltre a una selezione di poeti meridionali

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