20 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Giugno 2021 alle 14:59:01

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Rodolfo Valentino Memory picture, un omaggio al mito del cinema

Rodolfo Valentino
Rodolfo Valentino

CASTELLANETA – In occasione del 94° anniversario della morte del mito del cinema muto Rodolfo Valentino, nato a Castellaneta il 6 maggio 1895 e morto a New York il 23/08/11926, La Fondazione “Rodolfo Valentino” di Castellane­ta, con il patrocinio del Comune di Castellaneta, assessorato alla Cul­tura, organizza Rodolfo Valentino Memory Picture, omaggio al mito, all’attore. La manifestazione si ter­rà il 23 agosto dalle ore 20,30 pres­so la casa natale di Rodolfo Valen­tino in via Roma, a Castellaneta, con una istallazione video a cura della CISO Eventi che proietterà sulla casa natale di Rodolfo Valen­tino un video art dedicato al mito realizzato da Pietro Manigrasso della Sinossi Film.

Inoltre per l’occasione il monu­mento sulla passeggiata a Castella­neta dedicata a Rodolfo Valentino avrà una particolare illuminazione

Per la giornata del 23 agosto si po­trà visitare il MUV Museo Rodolfo Valentino al prezzo promozionale di 1 euro.

La serata-evento coincide proprio con la data dell’anniversario della scomparsa del divo, avvenuta il 23 agosto 1926. Rudy, come veniva amichevolmente chiamato dagli amici, venne stroncato da una ba­nale peritonite. Aveva soltanto 31 anni.

Inoltre l’evento è organizzato in contemporanea con Valentino Me­morial di Hollywood in occasione della celebrazioni del 93 ° anniver­sario della morte di Rodolfo Va­lentino presso il Memorial Park Cemetery di Los Angeles organiz­zate dalla rivista Rudolph Valenti­no Newsletter di Los Angeles. Il 23 agosto 1926 muore il mito del ci­nema muto nato a Castellaneta, fra le informazioni e notizie dell’ulti­m’ora la Gazzetta del Mezzogior­no pubblica, senza alcun rilievo, la notizia della morte dell’attore cinematografico Rodolfo Valenti­no a New York, il pomeriggio del 23, per complicazioni polmonari a seguito di un intervento per appen­dicite e ulcera. Il 25, Rodolfo Va­lentino e il corrispondente da Ca­stellaneta, Ettore Palmieri, avranno l’onore della seconda pagina. Il 28, Mantica Barzini, che lo aveva co­nosciuto personalmente senza aver mai visto un suo film, scriverà una nota di 3. pagina sul mito di Valen­tino e, nella Gazzetta di lunedì 30, ci sarà un nuovo articolo su Valen­tino l’idolo delle donne. Il quadro quindi è completo: l’uomo, l’artista, il mito.

Sono articoli che accendono l’in­teresse dei lettori pugliesi perché il divo americano è nato dalle nostre parti ma in effetti ai frequentatori del nuovo spettacolo ancora muto, il nome di Rodolfo Valentino non dice poi molto. Dei film da lui in­terpretati il primo, di grande suc­cesso, è del 1921. In Italia ne sono arrivati sì e no un paio e del resto, quanti, dalle nostre parti, potevano permettersi il lusso di andare al ci­nematografo? Il fascismo d’altron­de li aveva proibiti. Valentino ebbe il torto di chiedere la cittadinanza americana proprio quando Musso­lini invitava gli emigrati a conser­vare la cittadinanza per l’orgoglio che doveva sentire ogni italiano di appartenere ad un popolo che ave­va conquistato il mondo. Inutile fu una lettera personale di Valentino al Duce dove spiegava che senza l’acquisizione della nazionalità americana rischiava di restare di­soccupato. Chi era dunque Rodol­fo Valentino che in tutto il mondo, soprattutto in America, contava milioni di ammiratori in special modo fra il gentil sesso? Per noi, del Mezzogiorno, non era altro che il prodotto della disoccupazione, della miseria e dell’emigrazione meridionale ma anche simbolo di riscatto. Faceva parte di quei gio­vani disperati che nel 1913 lasciano tutto, sradicando dai loro cuori pro­fonde radici affettive, pur di trovare un luogo in cui la morte non avve­nisse per inedia

morale e culturale. Certo, Rodolfo non era il solito contadino puglie­se, apparteneva ad una famiglia della piccola borghesia e proprio per questo, la sua esuberanza, la smania di vivere, le sue esigenze e le sue ambizioni non potevano cer­tamente concentrarsi nel piccolo universo tarantino dove visse con la madre prima di imbarcarsi per la già mitica America. Rodolfo Pietro Filiberto Raffaele Guglielmi nasce a Castellaneta, in via Commercio 34, il 6 maggio 1895. E’ il secondo di tre figli del dottore veterinario Giovanni Guglielmi e della gen­tildonna francese Maria Berta Ga­briella Barbin. Anche don Giovan­ni, prima di addottorarsi e sposarsi, aveva avuto esperienze artistiche: si esibiva come cavallerizzo in un circo della stessa Castellaneta. Fi­glio d’arte, diremmo oggi. In realtà il ragazzo aveva preso dal padre il gusto dell’esibizione.

Furono in tanti a raccontare dopo, le bravate di Rodolfo a cui gli ami­ci avevano affibbiato il sopranno­me di sparapaddune. L’amore per la danza, soprattutto i sensuali tanghi argentini, che lo vedeva presente in tutte le manifestazioni sociali di Castellaneta prima e di Taranto poi, non gli impedisce di diplomarsi in agraria, ma Rodolfo Guglielmi non ha alcuna intenzio­ne di occuparsi d’agricoltura. Pre­ferisce il mondo dello spettacolo e diventa assiduo frequentatore dei caf- chantant di Taranto.Poi, un bel giorno, improvvisamente, scom­pare. Imbarcandosi nel dicembre del 1913 per per l’America Cinque mesi dopo arriva alla madre, ormai disperata, una lettera dal Brasile. Comincia da qui, per Rodolfo, il sogno e l’avventura nel favoloso mondo americano che nel ‘25 gli farà guadagnare l’incredibile cifra di un milione di dollari. La trafila nel cinema fu dura: prima fece la comparsa, l’ubriaco, il mendicante e poi cominciò ad avere le prime parti. Nel 1921 interpretò “I quat­tro cavalieri dell’Apocalisse” dove ballava il famoso tango insieme ad Alice Terry: fu un trionfo.Rodolfo Valentino comincio ad interpretare film su film, fra cui “ Lo sceicco”, “Sangue e arena”, “L’aquila nera” e il “figlio dello sceicco”.

Proprio alla prima di quest’ultimo film, a New York, Fu ricoverato al Polyclinic Hospital per un attacco di peritonite e, poichè i medici non seppero scongiurare il pericolo della setticemia, morì all’età di 31 anni il 23 agosto 1926 di pleurite, polmonite e peritonite.

I funerali si svolsero in pompa ma­gna e in un delirio collettivo mai verificatosi prima.

Dopo la morte di Valentino furono prodotti i primi film sonori: sarà stato un caso ma nel 1985 nasceva Rodolfo Valentino e anche il Cine­ma e cosi alla sua morte nel 1926 finiva l’era del Cinema Muto.

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