14 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Giugno 2021 alle 08:14:58

Cronaca News

Utin, la rabbia del Tribunale per i diritti del Malato

L'Ospedale Ss. Annunziata di Taranto
L'Ospedale Ss. Annunziata di Taranto

“Non è per spirito di pole­mica che il Tdm si appresta ad interveni­re nuovamente nella questione UTIN, ma per spirito di verità e di trasparenza a cui tutta l’amministrazione ha il dovere di rispondere soprattutto quando in campo ci sono i diritti fondamentali delle per­sone e dei più fragili”. Così, in una nota, Silvana Stanzione per il Tribunale per i Diritti del Malato.

“Cerchiamo di riportare il problema alla sua essenza nella consapevolezza della sua complessità e delle difficoltà per risolverlo. Oggi l’UTIN di Taranto non è in grado di assistere i neonati che hanno bisogno di cure intensive, quelli di età gestazionale inferiore alla 34 set­timana e tutti i neonati, anche a termi­ne, che presentano una criticità tale da richiedere cure intensive. In merito alla situazione verificatasi alla UTIN del Ss. Annunziata, il Tribunale per i diritti del malato intende fare alcune considerazio­ni di ordine normativo ed organizzativo. L’ospedale di Taranto registra un numero di parti all’anno elevato e che supera i 2000 parti, e per tanto la legge in ma­teria di sicurezza per la mamma e per il bambino, impone, che l’ospedale abbia un centro di Terapia Intensiva Neonatale già con 1300 parti.

L’UTIN, acronimo di unità di Terapia In­tensiva Neonatale è cosa ben diversa dal­la Neonatologia e nido; infatti si avvale di personale specializzato, vale a dire di pediatri specializzati in terapia intensiva neonatale.

Ci apprestiamo a chiedere e a chiederci quali interventi urgenti siano stati mes­si in campo per impegno diretto del go­vernatore Emiliano , che riveste anche il ruolo di assessore regionale alla salute, che aveva rassicurato i tarantini che la situazione dell’UTIN si sarebbe riorga­nizzata entro il 31 di agosto.

E quali dal management aziendale che ha il dovere, per quello che è il proprio ruolo, di consentire a tutti i cittadini del territorio tarantino di ricevere le cure di cui necessita in loco e di buona qualità e nel tempo che il proprio stato di salute richiede.

Dal fronte regionale non è giunta nessu­na nuova notizia e da parte della Asl si apprende che si sta cercando di assumere dei medici neonatologi con un contratto annuale e non ripetibile. Se queste sono le soluzioni ci sentiamo di dissentire completamente perché temporanee, inef­ficaci e poco rispondenti ai bisogni delle mamme e dei neonati del nostro territo­rio.

Ogni giorno stiamo assistendo a grida di aiuto di mamme costrette a privarsi dei propri piccoli nati con difficoltà di ogni genere e ricoverati in altri ospedali in cui funzionano le Utin. Taranto non ha biso­gno né di pannicelli caldi e nemmeno di soluzioni tampone. Taranto ha bisogno di conservare i suoi servizi di eccellen­za, invero pochi, anche come risarci­mento dei danni subiti e che continua a subire. Non mi fermerò a sgranare tutte le difficoltà che i tarantini hanno per po­tersi curare in loco così come stabilisce la Costituzione che considera anche i Ta­rantini italiani.

Voglio solo elencare alcune difficoltà che stanno sorgendo proprio a causa della carenza di personale, il pronto Soccor­so ultima emergenza che non può essere colmata con il ricorso alla guardia me­dica, la radiologia, cuore pulsante di un ospedale e mi fermo a questi due servizi essenziali per una sanità.

Dobbiamo poi riflettere su una questione che non è da sottovalutare e che riguar­da l’esodo senza fine di personale medi­co verso strutture private o addirittura verso altri ospedali. Questo fa sorgere il dubbio che in questi anni non si sia fatta una corretta politica di salvaguardia del personale, richiamando l’attenzione che un sistema aziendale si basa su tre capo­saldi: il capitale umano, il capitale tecno­logico e le risorse economiche.

Pensiamo che le risorse economiche ci siano e che forse siano state impegnate e disperse in rivoli poco necessari, che le tecnologie esistono e lavorano al minimo per carenza cronica di personale.

Come persona che vive e si impegna in questo territorio penso che ci vorrebbe­ro meno contenitori e più contenuti. Ma i contenuti sono frutti e figli di una corret­ta programmazione ed organizzazione .

Invece in questi ultimi anni insieme alla chiusura di ospedali e di servizi si è as­sistito ad un continuo depauperamento delle risorse umane.

Personale in continuo esodo, e mai sosti­tuito, personale vincitore di concorsi nel­la nostra Asl e poi in mobilità presso al­ tri ospedali. Le soluzioni il Tribunale per i Diritti del malato potrebbe anche pro­porli, ma c’è bisogno di attivare percor­si virtuosi a cominciare da quelle leggi sulla partecipazione di cui la regione si è fornita e che non ha mai attivato, delle leggi sulla trasparenza di cui tutti ci be­iamo e che non sappiamo nemmeno cosa sia. Ormai la gente non sa più a che santo votarsi per esercitare il sacrosanto diritto a Curarsi in sicurezza, in loco e a cari­co del S.S.N. questo anche a causa della chiusura forzata nei mesi dell’emergenza Covid ma appesantita anche dal perio­do feriale. L’ultima spiaggia è il ricorso alle prestazioni private che sono sempre disponibili nel giro di due o tre giorni oppure il ricorso ad altre Asl limitrofe, eppure sappiamo che la mobilità passiva è tra le criticità della nostra Asl. Non ci resta che sperare in tempi migliori”.

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