24 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Giugno 2021 alle 20:01:57

Cronaca News

La morte e la fanciulla. Sarah, dieci anni dopo

Sarah Scazzi
Sarah Scazzi

È stato un grande, terribile, angoscioso romanzo popolare. Logico, per certi versi, che ora diventi l’incarnazione moderna del feuilleton, e cioè una serie tv. Ma non è una fiction la terribile morte di una ragazzina che dieci anni fa, in un an­golo di Puglia lontanissimo dal glamour estivo, venne barbaramente uccisa.

Sarah Scazzi è stata assassinata il 26 ago­sto del 2010, dieci anni fa. Ma l’omicidio che appassionò l’Italia, avvenuto in quella terra dove le province di Taranto e Lecce si incrociano, ad Avetrana, resta di scon­certante attualità. Sarà Pippo Mezzape­sa, regista tra i più stimati del panorama nazionale ed autore di film come “Il bene mio” e “Il paese delle spose infelici”, a dirigere la serie prodotta per Groenlan­dia da Matteo Rovere, che produrrà anche un documentario diretto da Christian Le­truria. Sia fiction che documentario trag­gono ispirazione da “Sarah – La ragazza di Avetrana”, il libro edito da Fandango che la scrittrice tarantina Flavia Piccinni ha scritto insieme al giornalista Carmi­ne Gazzanni. L’opera, di cui Groenlandia ha acquisito i diritti, ripercorre le tappe di quella vicenda: da una parte l’aspetto umano e il contesto culturale dove sono immersi i personaggi; dall’altra il percorso giudiziario che ha portato alla con­danna definitiva all’ergastolo di Sabrina Misseri e Cosima Serrano. Un percorso che, secondo gli autori del libro, presente­rebbe zone d’ombra tali da aprire spiragli importanti davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. «Rimasi profondamen­te scossa dalle immagini di “Chi l’ha vi­sto”, con Federica Sciarelli che comunica in diretta alla madre di Sarah il ritrova­mento del corpo senza vita della figlia. Per anni quelle immagini mi hanno fatto riflettere sul ruolo etico del giornalismo, sul confine tra etica e diritto di cronaca.

Quell’episodio mi ha riportato con la me­moria a Vermicino, ma in quel caso c’era la speranza di riportare alla luce un bam­bino vivo; ad Avetrana, invece, si cercava un cadavere fingendo di essere alla ricer­ca di una persona ancora in vita» ha di­chiarato Flavia Piccini in una intervista a Taranto Buonasera. «Il mio desiderio era anche quello di raccontare una cultura che difficilmente viene raccontata, quella dei “paesi”, così come noi tarantini chiamia­mo i comuni della provincia. Volevo inda­gare l’animo umano, la trasformazione di Avetrana da paese povero a set del reality dell’orrore. Carmine Gazzanni si voleva invece confrontare con i buchi neri della vicenda giudiziaria, con le ventimila pagi­ne di documenti dell’inchiesta. Nelle cro­nache Sarah viene raccontata a seconda delle necessità: ora ninfetta, ora bambina acerba o ancora angioletto. Viene mostra­ta a seconda di ciò che si vuol far vedere, tanto un morto non può smentire. Sarah è il frutto di una situazione familiare com­plicatissima. È una ragazza bisognosa di attenzioni, di coccole, ha necessità di trovare un suo posto nel mondo. Appiattirla su un solo aspetto significa farle un torto. Sarah cercava una sua dimensione e lo faceva anche sbagliando, come capita a tutti gli adolescenti. Cercava di assecondare persone vicine o tentava di smarcarsi dalla fede dei Testimoni di Geova. Que­sto emerge dai diari. Il rapporto con la mamma è conflittuale, ma questo è anche naturale a quell’età, è proprio degli adole­scenti. Magari questa conflittualità è forse accentuata dalla rigidità della madre. Che vi fossero tensioni è così vero che il ca­pitano Nicola Abbasciano (ex comandante del nucleo investigativo dei carabinieri, ndr) chiese di intercettare proprio Con­cetta. Sarah era una ragazzina normale in quel contesto di malelingue. Era alla ricerca di un fidanzatino, voleva uscire la sera, voleva truccarsi: tutti atteggiamenti che la fede dei Testimoni di Geova non le permetteva di avere».

Anche Flavia Piccinni si concentra su due figure chiave come Michele Misseri e sua figlia Sabrina. «Michele Misseri è l’uomo succube di una famiglia matriarcale, ma è anche protagonista della narrazione della sua vita, di bambino maltrattato dal padre e affidato come schiavo in una masseria. Misseri cerca di affrancarsi con il matrimonio, sposando Cosima, ed emigrando in Germania. Ritorna da padroncino col suo pezzo di terra da coltivare: era questa la misura del suo riscatto. Sabrina è una ragazza di provincia travolta da inaspet­tata popolarità che crede di poter gesti­re e manipolare senza rendersi conto di avere a che fare con professionisti della comunicazione. E infatti ne esce stritola­ta. Lei guardava in tv “Uomini e donne” e all’improvviso si ritrova catapultata in un sistema che ha meccanismi collaudati. Quando si accorge di essere finita nel tri­tacarne è troppo tardi». Sullo sfondo, lo scenario di Avetrana come l’ultima fron­tiera di un reality show dell’orrore: «Con Avetrana abbiamo sdoganato ogni cosa: la morte in diretta, Misseri che mima nel ga rage e nel pozzo come ha ucciso e seppel­lito Sarah, gli appostamenti per “cattura­re” i protagonisti della storia. Da Avetrana in poi ci siamo lasciati andare. La corsa allo scoop ha dimenticato qualsiasi forma di etica che è alla base del lavoro di gior­nalista».

«Oggi il paese ha ritrovato la sua tranquil­lità» spiega al nostro giornale Antonio Minò, sindaco di Avetrana. «È chiaro» continua il primo cittadino «che quanto è avvenuto non si può dimenticare. Dieci anni fa ci siamo trovati catapultati, nostro malgrado, al centro del mondo». Domani, 26 agosto 2020, per fortuna Avetrana sarà solo Avetrana.

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