24 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Giugno 2021 alle 20:01:57

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“Semina il vento”, sabato l’anteprima nell’Arena Peripato

Danilo Caputo
Danilo Caputo

Presentato con successo al Bif&st – Bari International Film Festival, “Semina il vento” di Danilo Caputo avrà una grande anteprima a Taranto, all’A­rena Peripato, sabato 29 agosto, e sarà poi in sala dal 3 settembre con I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection.

Il film racconta la storia di ribellione e rinascita, ambientata tra alberi d’olivo e scenari industriali del tarantino, di una giovane donna che lotta per salvare la sua terra dai parassiti, naturali e sociali.

«Nica è una studentessa di agronomia, poco più che ventenne. Dopo tre anni d’assenza torna a casa, in un paesino vicino Taranto, e lì trova un padre som­merso dai debiti, una terra inquinata, gli ulivi devastati da un parassita. Tutti sembrano essersi arresi davanti alla va­stità del disastro ecologico e suo padre aspetta solo di poter abbattere l’uliveto di famiglia per pura speculazione econo­mica. Nica, forte di uno spirito battaglie­ro ereditato dall’amata nonna, lotta con tutte le sue forze per salvare quegli alberi secolari. Ma l’inquinamento ormai è an­che e soprattutto nella testa della gente e lei si troverà a dover affrontare ostacoli inaspettati. Il film esplora il conflitto tra due modi di pensare e sentire la natura, quello di Nica, ereditato dalla nonna, e quello di Demetrio, figlio di un progres­so industriale che ha disatteso le sue promesse. Interpreti della vicenda sono gli attori Yile Yara Vianello (la giovane protagonista di “Corpo Celeste” di Alice Rohrwacher), Caterina Valente, Espedito Chionna e Feliciana Sibilano».

Spiega il regista tarantino Danilo Capu­to, che ha ambientato la sua storia ai pie­di dell’Ilva: «A dieci chilometri da casa mia c’è il più grande polo siderurgico d’Europa, una fabbrica che inquina da 60 anni e della quale però non riusciamo a fare a meno. Perché il vero problema è l’inquinamento mentale… questa strana patologia moderna per cui chi è disposto ad avvelenare la propria terra, è disposto ad avvelenare se stesso».

«L’attaccamento che provo per queste terre è lo stesso attaccamento che sente Nica, la protagonista di Semina il vento. C’è anche la rabbia, la stessa che pro­va Nica. Ma la rabbia è sterile se non si unisce alla voglia di lottare per cambiare le cose, proprio come fa Nica, che im­magina un futuro diverso a partire dal passato. […] Ma non volevo fare un film per puntare il dito. Non volevo fare un film sull’inquinamento, né sulla xylella, né sulle ecomafie. Volevo fare un film per provare a capire come fenomeni del genere siano possibili. Così ho provato a interpretare i fatti come sintomi di qual­cosa di più profondo».

Il film è una produzione Jba Production e Okta Film con Rai Cinema in coprodu­zione con Graal Films, e con il contri­buto di Regione Puglia e il sostegno di Apulia Film Commission, con il soste­gno del Fondo bilaterale per le coprodu­zioni cinematografiche italo-francesi del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo (Mibact e del Centre na­tional de la cinématographie (Cnc), con il contributo del Mibact – Direzione Ge­nerale Cinema per la produzione di opere di giovani autori, con il sostegno di Euri­mages e del Greek Film Centre.

Danilo Caputo, tarantino, classe ’84, ha scritto e diretto i corti Polvere (2008), Banduryst e Il Posto Fisso (2009), e il lungometraggio no-budget La Mezza Stagione, presentato in anteprima nel 2014 a Karlovy Vary. Semina il vento ha avuto la sua premiere internazionale all’ultima Berlinale, nella sezione Pano­rama.

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