21 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Giugno 2021 alle 19:30:12

Cronaca News

Gli cade una valigia in testa in aereo dopo trapianto di capelli. Fa causa alla compagnia area

Turkish Airlines
Turkish Airlines

Trapianto dei capel­li rovinato da una valigia che gli piomba sul capo in aereo a poche ore dall’intervento: ora chiede i danni al “vettore” attraverso Stu­dio3A. Protagonista dell’incredi­bile vicenda un 37enne residente in un centro della provincia di Taranto, che il 9 novembre 2019 era partito dall’aeroporto interna­zionale di Bari Palese con un volo della Turkish Airlines (costo totale, 230 euro tra andata e ritorno) alla volta di Istanbul per sottoporsi a un intervento programmato di auto-trapianto in uno dei tanti centri tricologici della città: chi soffre di alopecia sa bene che la Turchia è il Paese di riferimento mondiale nelle tecniche di trapianto dei ca­pelli, sia per i medici specializzati in tale disciplina, sia per i prezzi più accessibili dei tratta-menti dato il notevole livello di concorrenza sul mercato, anche se si parla pur sempre di alcune migliaia di euro. Andata a buon fine l’operazione, il paziente, l’11 novembre, si è quindi imbarcato dalla città sul Bosforo per rientrare a Bari, sempre su un volo della Turkish, ha caricato il suo bagaglio a mano nella cappel­liera sopra il suo posto e si è sedu­to. Ma qui, mentre si era chinato in avanti per prende-re il cuscino da viaggio onde non appoggiare diret­tamente la nuca ancora bendata sul poggia-testa, è successo il patatrac: il passeggero ha sentito un violento colpo al capo.

Era una valigia (non la sua, ovvia­mente) che dalla cappelliera gli era caduta diritta in testa e proprio nel­la zona soggetta all’operazione chi­rurgica, particolarmente sensibile, fresca di innesto dei bulbi. E pur­troppo, oltre alla botta, le ferite gli si sono subito riaperte e ha comin­ciato a sanguinare copiosamente. Nella confusione dell’imbarco, con decine di persone attorno a lui che caricavano le valigie, il trenta­settenne non è neppure riuscito a capire a chi appartenesse quel ba­gaglio, anche perché la sua prima preoccupazione è stata di denun­ciare il fatto al personale di bordo, tutto concentrato all’ingresso del velivolo per le procedure di acco­glienza, e di chiedere di andare alla toilette per pulirsi. Gli addetti della compagnia non solo sono stati in­formati del fatto ma sono anche in­tervenuti per ripulire dal sangue la sua poltrona e gli hanno pure chie­sto se se la sentisse di proseguire il viaggio.

L’uomo ha stretto i denti ed è arri­vato a destinazione, tormentato dai dolori e dai timori per il de-stino del suo trapianto: i medici della clinica, infatti, erano stati chiari, in caso di danni acciden-tali al capo, specie a ridosso del trattamento, le possibilità che in quella zona i capelli non ricre-scessero regolar­mente era elevatissima. E così è stato.

A distanza di alcuni mesi, i capelli gli sono ricresciuti in modo soddi­sfacente nelle altre aree della testa, ma non in quella colpita dalla va­ligia: nonostante le attenzioni che pure aveva avuto, lo sciagurato incidente “aereo” ha di fatto compromesso il buon esito complessivo dell’intervento su cui aveva tanto investito per risolvere un problema estetico e di benessere personale che lo affliggeva da sempre.

Comprensibilmente amareggiato, il danneggiato ha così deciso di andare fino in fondo, chiedendo i danni alla compagnia aerea in quanto responsabile della salute e sicurezza dei propri passeggeri e, tramite l’Area Manager Luigi Cisonna, si è affidato a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini. Studio3A ha acquisito tutta la documentazione, in primis quella medica e quella relativa al volo (copia dei biglietti, fatture di acquisto…), e ha inviato una circo­stanziata richiesta danni alla com­pagnia, forte del fatto che, pur nella pluralità di norme che disciplinano la responsabilità del vettore aereo in caso di danni ai passeggeri, la convenzione di Montreal, a cui anche la Turkish Airlines aderi­sce, stabilisce che la compagnia è responsabile del danno derivante da morte o lesione personale subita dal messaggero per il fatto stesso che l’evento si sia verificato a bordo dell’aereo o durante una qualsia­si delle operazioni di imbarco o sbarco, anche se prodotto da terzi, e che per i danni che non ecceda­no, come nello specifico, i 113.100 diritti speciali di prelievo per pas­seggero (indicativamente, 135mila euro), il vettore non potrà avvalersi di alcuna difesa volta a dimostra­re di aver adottato tutte le misure necessarie per evitare il danno o di essere stato impossibilitato ad adottarle, come invece può fare per cifre superiori. Per ora la compa­gnia non ha risposto, né alla prima richiesta né al successivo sollecito. La battaglia andrà avanti.

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