21 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Giugno 2021 alle 19:30:12

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Sold out per la fiabesca commedia di Shakespeare

Sogno di una notte di mezza estate - foto Marta Massafra
Sogno di una notte di mezza estate - foto Marta Massafra

MARTINA FRANCA – Ha registrato il sold-out “Sogno di una notte di mezza estate”, l’opera shakespeariana portata in scena lo scorso martedì sera a Mar­tina Franca, dalla compagnia teatrale Le Quinte, in collaborazione con l’associa­zione Villaggio di Sant’Agostino Anspi. Il ritorno sulla scena della compagnia nel post pandemia riparte da temi molto cari al regista Pasquale Nessa, quali l’amore, la speranza, l’introspezione del comples­so animo umano e il sogno, motore di ogni azione umana. Lo spettacolo, che ha registrato il tutto esaurito, si è tenuto all’aperto, nell’atrio dell’Ateneo Bruni di Martina Franca, nell’ambito del calen­dario estivo degli eventi “Martina Vento d’Estate 2020”.

Si è ricominciato così, da una delle più famose opere di William Shakespeare e la scelta non è stata casuale.

«Ho scelto Sogno di una notte di mezza estate perché il drammaturgo inglese lo mise in scena subito dopo una pandemia – racconta Pasquale Nessa – Il testo fu scritto durante un periodo di clausura e questo particolare mi è stato di grande ispirazione».

L’analogia tra le due epoche attualizza i sentimenti che il registra ha raccontato magistralmente nell’opera: il bosco in­cantato diventa la location senza tempo di relazioni, amori e ambiguità che in­fluenzano la vita degli uomini, elementi che non variano nonostante il mutare dei secoli.

Nella trama, i cui testi sono stati riela­borati da Gabriele Santacroce e Pasqua­le Caramia, la storia di due mondi: uno incantato, abitato da fate e folletti, l’al­tro reale che vede come protagonisti un gruppo di artigiani attori provetti, due coppie che dopo tante peripezie e ingar­bugli riescono finalmente a unirsi, e le nozze di un duca.

Non mancano i colpi di scena: è tutto un intrecciarsi di incantesimi, malintesi, at­tese, amori ricambiati e non, con un fina­le a sorpresa.

Lo scambio dei ruoli, attori che interpre­tano parti femminili e attrici nei panni di personaggi maschili, da una parte richia­mano le norme dell’epoca secondo cui le donne non potevano calcare il palcosce­nico.

Dall’altro, secondo il regista “suggeri­scono anche il rispetto fondamentale per le unioni civili: un messaggio che ho vo­luto far passare attraverso il palcosceni­co, perché l’arte serve anche a questo”. Le coreografie, componente artistica integrante dello spettacolo, sono state curate da Francesca Sibilio e Nick Simo­netti, professionisti già noti e apprezzati dal pubblico.

Egregia la performance di Gabriele San­tacroce, nei multipli panni di aiutoregi­sta, curatore dei testi e interprete polie­drico sulla scena. Il messaggio trasmesso si è racchiuso nel clou del finale: l’impor­tanza di sorridere sempre, di mantenere l’equilibrio nonostante i tempi incerti, di investire sulle relazioni.

Sulla scena quattro scale, bianche, mi­nimal, quello che basta veramente nella vita per “salire in alto”. (ph Marta Mas­safra)

 

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