16 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Giugno 2021 alle 07:01:57

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Addio a Ettore Toscano, poeta innamorato della sua Taranto

Ettore Toscano
Ettore Toscano

Lo incontravo ogni mattina in via D’Aquino, dove si intratte­neva a conversare con gli amici al tavolo di un bar. Una delle ultime volte mi disse, prima del lockdown: “Silvano, sono mesi che ho perso l’ispirazione e non riesco a scrivere più una paro­la”. “Non c’è niente di strano”, gli risposi “tutti i poeti, anche i più grandi, hanno dei momen­ti di vuoto”. Ma lui scrollò la testa come cogliesse di fronte a sé qualcosa di definitivo. Sa­pere che Ettore Toscano se n’è andato, mi fa riflettere e lascia un vuoto profondo.

Autore di poesie Ettore si era manifestato solo trent’anni fa, quando il suo ritorno a Taranto era ormai definitivo, anche se continuava nella sua professio­ne d’attore e spesso si assenta­va. Ma la poesia aveva preso la forma della sua immensa pas­sione per la parola.

Era stato un grande attore, for­matosi al Centro sperimentale di cinematografia, assieme ai grandi attori che tutti conoscia­mo e aveva lavorato con i più grandi registi. Del resto le noti­zie biografiche è facile reperir­le via web. Io voglio ricordarlo come poeta, perché era questa la sua dimensione più profonda e personale, il motivo della no­stra amicizia.

Scrissi di lui che “Leggere e rileggere le poesie di Ettore Toscano può farti provare il preventivo pentimento per aver perduto un valore che andava invece vissuto… perché ti ren­di conto che i suoi vividi sen­timenti di poesia non riescono ad aver ragioni di una realtà che spende le sue ore migliori nel perdere la memoria di se stessa, nell’autocompiacersi di storie perverse, per il solo movente di sentirsi migliori (senza che ciò sia vero in assoluto).

Sarà forse perché personaggi come Toscano sono così poco presenti nella mediocre storia culturale del nostro territorio, nella quale se alzi la voce, se sei congiunto di un consigliere comunale, se sei nelle caste di comando hai diritto a un posto di prima fila nella “fiera delle vanità” letterarie”.

Perché Ettore Toscano nella sua opera poetica lanciava delle im­portanti provocazioni lettera­rie, che avrebbero meritato un dibattito almeno all’interno dei tanti che amano la poesia.

Nella sua ultima raccolta, Poe­sie scelte (1970-2009), pubbli­cata nel 2010 per Lupo Editore, molte delle liriche riflettevano sulla poesia, sul suo ruolo, sul suo significato, sullo stile.

Segno che il fare poesia di To­scano era un fare consapevole, intellettuale, non improvvisato né sentimentalistico.

Anzi, l’autore si inseriva a giu­sta ragione in un dibattito sulla poesia, mostrando di avere gli elementi letterari e tematici da esporre, che sono poi le stesse colonne sulle quali si costrui­scono i componimenti: “Non ti atteggiare,/ non imitare il ver­so/ altrui, non mentire:/ la pa­rola t elide/ se non è motivata,/ Vissuta, veritiera”, scrive in “Si­mulato fraseggio”. “…E’ proba­bile che sopravviva/ il suono, disarticolato, incespicante/ ma la sostanza novatrice di tanta/ pretestuosa, martoriata poesia, la sostanza dove reperirla se è evanescente/ o persino man­ca?…” aggiunge in “Deluso amante”. Il verso di Toscano è colto, limato con una certa in­sistenza.

Ma la sua riflessione sulla po­esia è paradigma sulla realtà. Così è per i luoghi intorno a lui. I quartieri cittadini, nei quali il poeta si aggira. Così Taranto, in una bella, devastante poe­sia: “Che miserando stato/ mia mitica madre/ il tuo antico fer­vore/ da tempo immemorabi­le langue./ Celi al sole che sa/ l’estate l’aureo splendore. Come arenata esisti/ sulle rive del tuo mare/ e al suo inaudito canto -/ divenuto risentito lamento -/ di millenaria sirena/ che ormai più non incanta,/ rispecchiata nelle acque/ che verso te declinano,/ sulle celebrate vestigia”.

Allora diremmo che Toscano sembra ora tornato nel passato glorioso dal quale veniva, per­ché è ormai in quella dimensio­ne che vive la poesia, rimossa da una realtà sociale, ma anche culturale, disorientata nella sua inefficacia, salvo a rianimarla per brevi istanti in occasione di premi letterari, distribuzione di medagliette e cose del genere. Da un passato, insomma, nel quale la poesia è l’arte “qua­si nipote da Dio”. E poi… fare poesia al Sud significa moltipli­care le difficoltà che troveresti in tutte le attività umane e spe­cialmente intellettuali. E questo valeva anche per Ettore.

Toscano ci mancherà e il mio augurio, nel giorno della sua scomparsa, è quello che manchi tanto a molti, molti altri.

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