24 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Giugno 2021 alle 14:31:49

Cronaca News

È ancora scontro tra Mittal e sindacati

Il sit-in degli operai davanti allo stabilimento Arcelor Mittal - Foto Francesco Manfuso
Il sit-in degli operai davanti allo stabilimento Arcelor Mittal - archivio

Ormai è scontro aperto tra Arcelor Mittal e sindacati metalmeccanici in merito alla gestione del personale dello stabilimento siderurgico. I coordinatori di fabbrica Fim Cisl, Vincenzo La Neve, Fiom Cgil, Francesco Brigati, e Uilm, Gennaro Oliva, hanno presentato un nuovo esposto all’Inps. “Fim, Fiom e Uilm in merito alla modifiche apportate sull’organico tecno­logico, in maniera unilaterale da parte di Arcelor Mittal, segnalano all’ente previ­denziale che, a seguito della riduzione del personale, si verifica di fatto una program­mazione dello straordinario in presenza di cassa integrazione” dichiarano le sigle metalmeccaniche. Per i sindacati, Arcelor­Mittal “ha introdotto la cassa integrazione per i lavoratori che attualmente lavorano presso impianti in marcia effettuando 21 turni settimanali per garantire una conti­nuità produttiva. Nello specifico, abbiamo riscontrato un ulteriore taglio degli orga­nici tecnologici presso i reparti Produzione Lamiere 2 e Laminatoio a Freddo che si aggiungono ad altri impianti dello stabili­mento siderurgico”.

“Così come denunciato nei mesi scorsi stiamo costatando un aumento delle ore di straordinario in presenza dell’utilizzo dell’ammortizzatore sociale”, aggiungono. “Tale situazione – sottolineano Fim, Fiom e Uilm – si determina in quanto il lavora­tore, definito rimpiazzo dal contratto di se­condo livello del 1989, è collocato in cassa integrazione e di fatto è impossibilitato ad effettuare le dovute sostituzioni del lavora­tore in malattia, ferie, legge 104, congedi parentali, etc., determinando un aumento dello straordinario non legato a fatti acci­dentali ma ad una programmazione dello stesso a seguito delle modifiche apportate dall’azienda”. Infine, concludono le sigle metalmeccaniche, “riscontriamo che tali scelte hanno prodotto una difficoltà per i lavoratori nell’utilizzo della pausa di refe­zione prevista dal vigente contratto collet­tivo nazionale di lavoro”.

Per il segretario generale aggiunto della Fim Cisl Taranto Brindisi, Biagio Priscia­no, “pensare di gestire lo stabilimento più grande di Europa, attraverso l’idea di ri­durre le postazioni tecnologiche, il pronto intervento elettrico e meccanico, soppri­mere la figura importantissima del “rim­piazzo” – prevista contrattualmente – è una concezione assurda di fare impresa. Non possiamo accettare da parte di ArcelorMit­tal una riduzione delle manutenzioni ordi­narie e straordinarie. Per noi le manuten­zioni rimangono fondamentali, in quanto propedeutiche alla realizzazione del Piano Ambientale, alla tenuta degli impianti e alla sicurezza dei lavoratori che vi opera­no all’interno. È inconcepibile e inaccetta­bile, la linea che ArcelorMittal applica in termini di organizzazione del lavoro: La­voratori posti in cassa integrazione, lavori ordinari affidati alle prestazioni suppletive in straordinario o in alcuni casi a terzi; per non parlare, poi, delle macchine ferme agli sporgenti del porto, per mancanza di pezzi di ricambio. Per queste ragioni ci siamo rivolti all’ispettorato del lavoro. Attraver­so un esposto circostanziato, i segretari di fabbrica di Fim, Fiom e Uilm hanno evi­denziato un ulteriore taglio degli organici tecnologici presso i reparti Pla2 e Laf, in aggiunta ad altri impianti dello stabilimen­to siderurgico. ArcelorMittal farebbe bene a preoccuparsi della situazione interna, or­mai nota a tutti i livelli e che denunciamo da tempo, invece di spingere sempre sulla riduzione del personale, con le continue procedure di Cigo, tra revoche e proroghe senza nessun sostegno di natura economi­ca – come da noi richiesto più volte – per i lavoratori collocati in cassa. Il rilancio di un’azienda non può passare solo attra­verso le belle parole dichiarate in questi giorni. Occorre dimostrare fattivamente, ai lavoratori e alla città, la reale volontà di investire sul territorio, attraverso interventi seri e mirati. Interventi anche di sostegno economico per i lavoratori in Cigo che percepiscono circa 800 euro. Non si può pensare di andare avanti in questo modo. I lavoratori vogliono lavorare e non vivere di soli ammortizzatori sociali. Ci chiedono di tornare sul proprio posto di lavoro. Cosi come l’indotto, dove la situazione rimane incandescente e preoccupante. Puntare sulla formazione e qualificazione dei lavo­ratori è importante per il mondo del lavoro. Ma adesso in Puglia l’attenzione è rivolta esclusivamente alle elezioni regionali. Alla politica chiediamo di restituire la giusta centralità al tema del lavoro. I lavoratori sono stanchi delle attese, non hanno biso­gno di promesse. Servono fatti. Bisogna voltare pagina quanto prima per il bene della Città di Taranto e del territorio”.

Un altro esposto è stato presentato dai de­legati di Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil, in merito agli atti vandalici ai danni delle auto dei lavoratori, che si consumano nei parcheggi dello stabilimento ArcelorMittal di Taranto. Ancora Biagio Prisciano: «Sia­mo stanchi, non ne possiamo più. Basta con i saccheggi alle auto dei dipendenti. Ormai sono anni che denunciamo questo scempio. A pagare non possono essere sempre i la­voratori. Chiediamo ancora una volta agli organismi istituzionali preposti – ai quali come sindacato oggi abbiamo scritto – di attuare misure di vigilanza, attivando una maggiore sorveglianza delle aree di par­cheggio dello stabilimento ArcelorMittal. Un disagio che manifestiamo da molto tempo. Alla continua cassa integrazione si aggiungono i furti o i danneggiamenti alle auto nei parcheggi delle portinerie. Danni di migliaia di euro che si impattano sull’e­conomia della famiglia».

L’Usb da parte sua denuncia che «i circa 2.200 lavoratori ex Ilva in Amministrazio­ne Straordinaria, che da due anni ormai vivono una condizione reddituale deci­samente instabile, a luglio non hanno ne­anche percepito il bonus pari a 100 euro previsto dall articolo 63 del DL 03/2020 Cura Italia. Da qui l’esigenza per l’Unione Sindacale di Base di chiedere chiarimen­ti all’Inps sulla mancata erogazione del bonus. L’organizzazione sindacale antici­pa che saranno intraprese, se necessario, azioni di protesta ad hoc. Il bonus rappre­senta un contributo, seppur minimo, in un momento a dir poco particolare». Annul­lata intanto la festa Usb: «Motivi che pre­scindono dalla nostra volontà».

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