29 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 29 Luglio 2021 alle 22:09:00

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Quando re Umberto attraversò il Canale con il panfilo Savoia

Re Umberto attraversò il Canale con il panfilo Savoia
Re Umberto attraversò il Canale con il panfilo Savoia - (archivio Nicola Cardellicchio)

L’entusiasmo manifestato sa­bato scorso dai tarantini per il passaggio, del grande veliero “Vespucci” nel canale navigabile, richiama alla mente di quelli che sono soliti spulciare negli archivi sto­rici quel lontano 21 agosto 1889, quando, a bordo del panfilo “Savoia”, il re Umberto accompagnato da Vittorio Emanuele, prin­cipe di Napoli, giunse a Taranto per una prima ispezione ai lavori del nascente Ar­senale Militare marittimo.

La cronaca di quella visita è riportata sulla “Voce del Popolo”. Tanti gli appuntamenti che scandiscono l’approssimarsi della sto­rica visita. “Nello stabilimento di bagno dell’avvocato Pupino Carbonelli – si legge nell’articolo – la sala grande era brulicante di belle signore e signorine. Intervenne il ministro Lacava che visitò lo stabilimento e disse essere degno di una grande città. Nel Caffè del Fischetti il comitato feste offriva un banchetto alla stampa. Brindarono l’on. D’Ayala, Peppino Turco, Pupino Carbonelli, il professore Valentini, l’avvocato Ricciar­di, direttore della “Sentinella” e l’assessore Pappacena. La terrazza dell’Hotel Europa diventa il centro più autorevole di tutta la Puglia. Vi si riuniscono i generali Bonelli e Guidotti in borghese coi loro aiutanti, il ministro Lacava, il prefetto di Lecce, il te­nente colonnello Cugini, direttore dell’Ar­senale, il colonnello dei carabinieri, la so­lita stampa, i deputati D’Ayala, Pignatelli e Grassi, il senatore Schiavone. Il prefetto di Lecce, con la sua barba a fiocchi svolaz­zanti, è un bel vedere nella sua uniforme. In un canto Lacava esprime ai generali il dubbio se non sia necessaria la grande uni­forme. Tutti e tre decidono pel sì e vanno a vestirsi”. Alle ore 8 e 30 il colpo di canno­ne annuncia l’arrivo dei reali. Due imbar­cazioni, di cui una con le autorità, vanno incontro al panfilo, nei pressi dell’isola di San Pietro. Sul ponte della nave, ecco il re Umberto, il principe Vittorio Emanuele, i ministri Francesco Crispi in marsina e tuba lucidissima e Benedetto Brin in uniforme di ammiraglio. Il passaggio nel canale na­vigabile è così descritto: “Né penna né pen­nello potrebbero descrivere lo spettacolo di quel canale palpitante nella gran folla onde le ciclopiche mura sono coperte di quei co­lori agitantisi e fui insieme in un rimescolio indefinibile pittoricamente”.

Il panfilo getta l’ancora in Mar Piccolo alle ore 10 in punto. Le autorità salgono a bordo per la colazione offerta dai reali che due ore scendono a terra; passato passato in rassegna il reggimento del generale Ca­gnotti, re Umberto e il principe di Napoli salgono su una carrozza con il cocchiere e due lacchè in livrea blu, messi a dispo­sizione dal milionario tarantino Giulio Troilo. I carabinieri a cavallo scortano il corteo mentre i soldati di fanteria rendono gli onori militari. Dagli edifici recente­mente costruiti e non ancora ultimati e da ogni parte si affaccia il popolo, più estati­co che commosso. Ben quaranta fanfare si dispongono lungo il percorso mentre dalle finestre si gettano fiori e striscette di car­ta multicolori. Dinanzi all’albergo Europa una donna, vestita di nero, consegna una supplica al Re. Infine, si assiste all’apertu­ra del ponte girevole (inaugurato due anni prima) e al passaggio della squadra navale; l’arrivo della nave “Italia” è un trionfo con “l’immenso castello galleggiante” che pare riempire tutto il canale.

La giornata si conclude con la grande se­renata a Mar Piccolo, dove “le fiaccole bianche, rosse e verdi delle mille e mil­le barchette facevano come un immenso giardino dagli immensi fiori luminosi, un omaggio di colori smaglianti alla bandiera italiana. mentre la riva risplendeva di una corona di bianchissimi fari. La città nuova pareva un ricamo argenteo, tutto tempestato di rubini e smeraldi”. Su un grande ponto­ne infiorato il maestro Mario Costa dirige l’orchestra che esegue, fra le altre,“Era de maggio”, “Ojè”,“Carulì”, “Scetate”, “Funi­culì Funiculà” e soprattutto “Tarantì Taran­telle”, bissata ben quatto volte, scritta dai giornalisti Roberto Bracco e Peppino Turco e musicata dallo stesso Costa. Il re e il prin­cipe, al termine, si affacciano dal panfilo per rispondere ai saluti del popolo in festa e assistono ai fuochi artificiali. Quindi, il meritato riposo in vista di un’’altra giorna­ta ben impegnativa, al termine della quale Umberto I avrebbe donato alla città, attra­verso il sindaco Carlo Primiceri, la somma di 12mila lire per opere di beneficenza,

 

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