21 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Giugno 2021 alle 19:30:12

Cronaca News

Accorpamento della Camera di commercio, «Danno grave e reale per le economie dei territori»

Luigi Sportelli
Luigi Sportelli

Il presidente della Camera di commercio di Taranto, Luigi Sportelli, affronta in detta­glio la questione dell’accorpa­mento con l’Ente brindisino.

«Con riguardo all’imminente, probabile accorpamento delle Camere di commercio di Taranto e Brindisi è necessario fare chia­rezza. L’articolo 61 del Decreto Agosto, attualmente in tratta­zione presso la V Commissione Bilancio del Senato, avrebbe lo scopo di imprimere un’accelera­zione alle procedure di fusione non ancora completate, anche ricorrendo al Commissariamen­to degli Enti, subito nel caso di Organi di governo scaduti, entro novembre laddove non siano ri­spettati i termini previsti. Fin qui la lettera del Decreto legge “Mi­sure urgenti per il sostegno e il ri­lancio dell’economia”, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 15 agosto. Ma già la scelta del contenitore è ambigua – evidenzia Sportelli – davvero l’accorpamento obbliga­torio e imposto delle Camere di commercio, preceduto dall’esau­torazione dei loro Consigli, rap­presenta una misura urgente da approvare a Ferragosto e, fra l’al­tro, nell’imminenza delle elezio­ni regionali? Non credo, ma non voglio concentrare la mia rifles­sione su questa strana circostanza (si pensi al ruolo fondamentale del Presidente della Giunta regio­nale nei commissariamenti, nella richiesta delle designazioni e nel­la nomina del nuovo Consiglio, e si pensi se, con le elezioni di fine settembre, sarà possibile rispetta­re i termini previsti dall’art.61). Piuttosto, invece, intendo ribadire quanto questa riforma, come pen­sata, condotta e applicata, conti­nui a rappresentare un danno grave e reale per le economie dei territori. Sin dal 2016 la nostra Camera di commercio ha rispet­tato, obtorto collo, le prescrizioni e i decreti finalizzati a unire i due Enti, ma il percorso si è interrotto per la presenza di legittimi ricor­si. Oggi la situazione ha raggiun­to i suoi esiti paradossali, con un intervento dirigistico e immeri­tato. Bisogna dire chiaramente che l’accorpamento obbligato tradisce la lettera della legge 580, i principi di sussidiarietà e pe­requazione e finanche l’essenza stessa degli Enti camerali quali fondamentali presidi dei territori. Ciò è tanto più vero per le aree più piccole, periferiche e in stato di crisi. Come sempre abbiamo affermato, questa riforma è fat­ta per privilegiare le Camere di commercio più grandi, bloccando di fatto uno sviluppo organico ed equilibrato delle più piccole».

«Infatti, le aree deboli divente­ranno sempre più deboli, le aree forti sempre più forti. Gli squi­libri territoriali aumenteranno e le economie più fragili soc­comberanno inevitabilmente. È veramente questo l’obiettivo del Governo e della politica in un pe­riodo in cui le aziende hanno bi­sogno di un supporto capillare e dedicato in modo esclusivo? Ho il dubbio che l’operazione agostana abbia anche la finalità di ridurre al silenzio le istituzioni che, come la nostra, in uno dei territori più critici del Paese, non esitano ad esporsi a difesa di Taranto. Oltre a questo, è di tutta evidenza l’ana­cronistica ostinazione con la qua­le si vuole raggiungere il numero di 60 Camere previsto dalla legge. La riforma nasce nel momento in cui si lavorava per un sostanziale riordino degli Enti locali e delle altre organizzazioni pubbliche operanti su base provinciale. Oggi, l’accorpamento delle Ca­mere di commercio rappresenta l’unica e residuale esperienza di tale fallimentare riordino. Le Ca­mere accorpate, infatti, continue­rebbero a dialogare con due o più Province, Tribunali, Autorità di Sistema Portuale, Prefetture, oltre che con un numero esponenziale di Comuni. La ratio iniziale è definitivamente persa e superata, dunque l’accorpamento obbliga­torio appare completamente fuori tempo e non rispondente né alla volontà delle comunità, né alle esigenze dei territori.Anche sul risparmio, argomento ‘principe’, parola magica che serve a giu­stificare ogni taglio verticale e ogni riforma anche parziale ed inutile, c’è molto da dire – osser­va il presidente della Cdc di Ta­ranto – L’accorpamento genererà i risparmi solo ipotizzati (alcuni parlano di 50 milioni di euro per l’intero Sistema camerale)? Su questo punto serve un ulteriore esercizio di verità: le effettive riduzioni di spesa, peraltro diret­tamente versate all’Erario e non riutilizzabili per la promozione delle nostre imprese, sono state già determinate per le Camere di commercio dai diversi prov­vedimenti susseguitisi dal 2008 in avanti. Il progressivo decre­mento del personale dipendente a seguito del blocco del turnover, l’eliminazione della spesa per gli Organi, che non percepiscono alcun tipo di emolumento, e il taglio del diritto annuale dovu­to dalle imprese hanno già de­terminato significativi risparmi. Enormi sacrifici sono stati fatti e i numeri sono reali. Con l’attua­zione dell’art.61 e della fusione permarranno tutte le sedi delle Camere accorpate, nonché il per­sonale attuale. Permarrà, inoltre, il divieto di corresponsione di emolumenti a consiglieri e Pre­sidenti. Qualcuno sa spiegarmi quale ulteriore risparmio potrà originarsi dall’accorpamento?

Ma ho parlato di rischio reale per l’economia. I nostri territori già presentano un serio proble­ma di rappresentanza, da quel­la politica a quella economica. L’accorpamento acuirà tali pro­blematiche, con l’ovvia e intensa riduzione di rappresentanti delle singole circoscrizioni all’interno del Consiglio della nuova Came­ra derivante dall’accorpamento: meno consiglieri, senza che ciò, però, comporti automaticamente un incremento nella qualità del­le politiche attuate. La gestione delle policy territoriali sarà vie­più complessa, le crisi locali si sommeranno, e non sarà la pre­senza di vice Presidenti – prevista dall’art.61 – a risolvere tutto. Nei fatti, la legittima espressione delle rappresentanze economiche loca­li (associazioni datoriali, partico­larmente) sarà frustrata fino alla diluizione delle problematiche tipiche delle singole province o, addirittura, all’azzeramento delle istanze. Si indeboliranno, altresì, i settori e le organizzazioni che li rappresentano in seno ai Consi­gli. È giusto? È il momento adatto per rendere ancor più fragili tan­to l’apparato pubblico, quanto gli organismi intermedi? Lo chiedo ai parlamentari e ai candidati alle elezioni regionali. Taranto meri­ta questo: Istituzioni labili in un territorio che sta cercando la stra­da per ripartire? Sono domande semplici e le risposte riveleranno il grado ed il senso di responsabi­lità di chi vuole governarci».

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