28 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 28 Ottobre 2020 alle 11:48:46

Cronaca News

“Scazzi bis”, le motivazioni della sentenza

Michele Misseri
Michele Misseri

La sentenza di pri­mo grado del processo “Scazzi bis” censura pesantemente la condotta degli imputati condannati per falsa testimonianza, calunnia e autoca­lunnia. Dai protagonisti principali del caso di Avetrana, Ivano Rus­so e Michele Misseri ai familiari di entrambi, a figure marginali il giudice monocratico del Tribunale di Taranto Loredana Galasso non concede alcuna attenuante agli un­dici condannati, accusandoli senza mezzi termini di aver tenuto un atteggiamento omertoso nel tenta­tivo di depistare le indagini: “Non si può non tenere conto di questa triste e grave vicenda – si legge a pagina 130 – nel considerare la con­dotta degli imputati che in maniera sfrontata e senza ritegno alcuno, quasi fossero d’accordo fra di loro, hanno mentito spudoratamente prima dinanzi agli inquirenti, com­plicando e allungando le indagini, e poi dinanzi alla Corte d’Assise, preoccupandosi da una parte di aiutare i colpevoli ad uscire inden­ni dal processo e dall’altra parte, in maniera ancora più incredibile e dunque più riprovevole, per non essere coinvolti nella vicenda o meglio per non essere ‘disturbati’ e/o ‘infastiditi’ dalle dinamiche processuali. Tipico atteggiamento omertoso”.

In 132 pagine il giudice spiega le motivazioni alla base delle con­danne inflitte il 21 gennaio scorso a Ivano Russo (5 anni), a Michele Misseri (4 anni), ai cognati Giu­seppe Serrano, Salvatore Serrano (3 anni e mezzo) e Anna Lucia Pichierri (moglie di Carmine), al nipote Maurizio Misseri (3 anni), alla mamma di Ivano, Elena Balda­ri (3 anni) al fratello Claudio Russo (2 anni e mezzo), all’amico Carlo Alessio Pisello, al commerciante di Avetrana Giuseppe Olivieri (3 anni e 2 mesi), alla cognata del fioraio famoso per il “sogno”, Anna Scre­do (3 anni). Quest’ultimo e i fratelli Serrano sono stati condannati an­che a risarcire i danni a un cara­biniere impegnato nelle indagini che si è costituito parte civile. Le censure più pesanti del giudice ri­guardano il comportamento tenuto da Ivano Russo sia durante le inda­gini sia durante il dibattimento. Da testimone a imputato, il ragazzo conteso da Sarah e Sabrina è tor­nato, suo malgrado, protagonista della vicenda giudiziaria. Quasi la metà delle pagine delle motiva­zioni sono incentrate sulle dichia­razioni rese da Ivano nelle diverse fasi del procedimento, costellate di bugie secondo la ricostruzione del pm Mariano Buccoliero accolta in toto dalla sentenza.

Anche per il giudice Galasso Iva­no è “colpevole ogni ragionevole dubbio” perché “mentiva spudora­tamente” su diversi aspetti e cir­costanze, dal rapporto con Sabri­na, all’interesse di Sarah nei suoi confronti, ai dissapori fra le due cugine, ai litigi avvenuti, alla rico­struzione dei suoi spostamenti il 26 agosto 2010, giorno dell’omicidio di Sarah.

Dichiarazioni ritenute non veri­tiere, reticenze, contraddizioni in dibattimento e nei verbali di som­marie informazioni, ma anche, nel processo bis, la deposizione della sua ex fidanzata Virginia Coppola, “teste fondamentale dell’accusa”, come la definisce lo stesso giudi­ce Galasso, sono gli elementi che hanno portato alla condanna più pesante nei confronti di Ivano. Il giovane, anche negli anni scorsi, in qualità di testimone, ha sempre avuto addosso la spada di Damocle dei sospetti degli inquirenti, di colui che sapeva più di quello che aveva raccontato. Il primo grado di giu­dizio ha presentato un conto molto salato a lui ma anche a tutti coloro che, secondo l’accusa, avrebbero raccontato bugie e nascosto fatti dei quali erano a conoscenza. Fra questi è compreso Michele Misseri anche se rispondeva di autocalun­nia. Considerando la conclusione del processo madre, con l’ergastolo per Sabrina e Cosima ritenute re­sponsabili di sequestro di persona e omicidio, difficilmente il processo “Scazzi bis” avrebbe potuto avere un verdetto diverso per lui che si è autoaccusato dell’assassinio della nipote nel tentativo di scagionare figlia e moglie.

Per il giudice Galasso la sentenza della Corte d’Assise, diventata defi­nitiva il 21 febbraio 2017, “costitu­isce la prova inattaccabile” poiché, come spiega nelle motivazioni, ha sancito la colpevolezza di Michele solo per il reato di soppressione di cadavere e anche la non attendi­bilità delle sue dichiarazioni. Nel processo sull’omicidio della nipo­te, Michele dava prova “di essere una persona tutt’altro che credibile: forniva diverse versioni, tutte a loro modo fantasiose”. Fra le varie ver­sioni fornite e le successive ritratta­zioni, il giudice ricorda la prima in cui sosteneva di aver ucciso Sarah perché nervoso in quanto non par­tiva il trattore.

In questi giorni i difensori di Mi­chele Misseri, gli avvocati Ennio Blasi di Statte e Luca La Tanza e degli altri imputati condannati im­pugneranno il verdetto di primo grado e depositeranno i ricorsi in Corte d’appello.

La vicenda giudiziaria dovrebbe considerarsi conclusa per Anto­nietta Genovino, amica di Claudio Russo, assolta poiché, si legge sem­pre nelle motivazioni, il verbale della sua audizione come persona informata sui fatti non è stato pro­dotto durante il processo. E’ stata l’unica assoluzione decretata dal giudice.

 

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