22 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Giugno 2021 alle 07:26:25

Cronaca News

Addio a Nicola Rana, testimone della tragedia di Aldo Moro

Nicola Rana
Nicola Rana

Con Nicola Rana scompare uno degli ultimi te­stimoni della tragedia di Aldo Moro, il destinatario della prima e dell’ultima lettera che lo statista democristiano scrisse e poté invia­re dal carcere delle Brigate rosse, che ricevette telefonate dai briga­tisti che annunciavano lettere di Moro e dove trovarle.

Per 25 anni, fino a quel tragico aprile/maggio 1978, segretario particolare di Moro, a Palazzo Chigi, quando Moro era presiden­te del Consiglio, poi negli anni da segretario ed infine presidente del­la Democrazia cristiana, suo assi­stente universitario nella Facoltà di Scienze Politiche della Sapienza di Roma, Rana fu tra i pochissimi “amici di Moro” a non tradire lo statista. Si adoperò in ogni modo perché si creasse un canale di co­municazione fra le Br ed il loro pri­gioniero, da un lato, il governo ed il partito dall’altro, senza escludere un canale alternativo di comunica­zione diretta con la famiglia Moro.

Non ci riuscì.

Caratterizzato da grande discre­zione, Nicola Rana è quello che con un anglismo difficilmente tra­ducibile si potrebbe chiamare “ci­vil servant” (secondo il dizionario Hoepli, “chi pone la sua compe­tenza professionale e il suo senso civico al servizio della collettività. all’interno di strutture pubbliche o all’esterno di esse”). Avvocato, magistrato della Corte dei Conti (nomina governativa da parte del presidente Ciampi) e presidente onorario della Corte dei Conti, as­sistente ordinario di Istituzioni di diritto e procedura penale (pres­so la cattedra di Moro) a Scienze Politiche nella Sapienza di Roma, giornalista pubblicista, fu per un­dici anni presidente dell’Agenzia giornalistica Italia (Agi), la secon­da per importanza delle agenzie giornalistiche italiane: chiamato­vi all’indomani della scomparsa di Moro dal presidente dell’Eni, Pietro Sette, fu killerato nel 1989, dopo ripetute interferenze e dopo una politica ostile verso l’Agi da parte dell’Eni, che ne era (e ne è) proprietario, dall’allora presidente Reviglio, che più volte si era sosti­tuito al consiglio dell’Agi.

Nelle elezioni politiche del 1979 sfiorò l’elezione in Senato con la Democrazia cristiana, candidato nel difficilissimo collegio di Taran­to (ottenne il miglior risultato fra tutti i candidati presentati dalla Dc in quel collegio nella I Repubblica; candidati che venivano schiacciati sia dalla forza a Taranto di Pci e Msi sia dalle alte percentuali che lo scudo crociato otteneva altrove in Puglia). Nei primi anni ’80 fu anche consigliere d’amministra­zione dell’Edisud, la società pri­vata che nel 1978 aveva rilevato la gestione della Gazzetta del Mez­zogiorno dal Banco di Napoli, che ne rimase comunque proprietario fino agli anni ’90.

Quando fu varata l’elezione po­polare diretta del sindaco, circolò anche il uso nome come possibile candidato sindaco di Taranto.

Due anni fa, nel quarantennale del delitto Moro, aveva confidato a Famiglia Cristiana: “Fui il desti­natario della prima e dell’ultima lettera del presidente. Nella prima busta, oltre al biglietto per me, c’e­rano anche una missiva per la mo­glie e una per Francesco Cossiga. Ricordo che da subito pensai che c’erano molte speranze perché la cosa finisse bene. Per la verità lo avevo già pensato guardando come era stata assassinata la scor­ta di Moro. Non dimenticherò mai il corpo a terra di Iozzino, colpito in testa, con il sangue che ancora fluiva sull’asfalto. Mi sono det­to che chi era stato capace di un gesto simile difficilmente avrebbe restituito vivo Aldo Moro”.

Al professor Domenico, alla no­stra collega Francesca e a tutta la famiglia Rana giungano le più sincere condoglianze di Ta­ranto Buonasera

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