24 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 24 Ottobre 2020 alle 16:49:01

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“L’epoca delle passioni tristi”, di Gérard Schmit e Miguel Benasayag

“L’epoca delle passioni tristi”, di Gérard Schmit e Miguel Benasayag
“L’epoca delle passioni tristi”, di Gérard Schmit e Miguel Benasayag

“L’epoca delle passioni tristi” è un sag­gio uscito in Italia nel 2004. Gli autori sono Miguel Benasayag, filosofo e psico­analista, e Gérard Schmit, psicoanalista e terapeuta della famiglia.

Il libro prende le mosse da un’allarmante analisi di un fenomeno che dura da di­versi anni e che i media ignorano quasi del tutto. I servizi psichiatrici e gli psi­coanalisti devono affrontare giorno per giorno un aumento di casi di giovani con problemi di salute mentale. Gli autori, attingendo alla loro lunga esperienza clinica nella psichiatria infantile, hanno tracciato il profilo del nostro tempo. A loro dire ormai l’apparato assistenziale indirizzato a combattere il male invisibi­le dei ragazzi non è più adatto. Personale ridotto. Tecniche classiche di cura psico­terapeutica non più all’altezza di questi nuovi malesseri. La richiesta crescente di cure è la spia di un più profondo males­sere culturale. La tristezza è il vero volto della nostra epoca e della nostra società in tutte le fasce sociali.

Migliaia di famiglie abbandonate a loro stesse. Giovani spesso lasciati soli col loro male. Il libro va alla radice del male e degli effetti che ha sulle persone. Gli autori propongono dei rimedi. «Le rifles­sioni e le ipotesi che abbiamo proposto non hanno evidentemente niente a che vedere con un trattato, ma sono un invi­to, l’inizio di un cammino che desideria­mo condividere con tutti coloro che non vogliono rassegnarsi alla tristezza domi­nante nelle nostre società». L’espressione “passioni tristi” è del filosofo olandese Spinoza, uno dei maggiori esponenti del razionalismo del XVII secolo.

«Con questa espressione il filosofo non si riferiva alla tristezza del pianto ma all’impotenza e alla disgregazione».

I sogni dell’Occidente si fondavano sul­la convinzione che la storia dell’umani­tà fosse «inevitabilmente» una storia di progresso. Così non è stato. Altro che luce senza ombre. Il ventesimo secolo ha abbattuto il piedistallo dell’ideale positi­vista «gettando gli uomini nell’incertez­za». Ma la ragione non ha perso. Tiene ancora a bada le spinte dell’irrazionali­smo. Incertezza non è fallimento. È un nuovo modo di guardare alle cose del mondo. Più consapevole e meno arrogan­te. Dicono gli autori «questa tristezza si può superare […] siamo convinti che il pessimismo diffuso di oggi sia esagerato almeno quanto l’ottimismo di ieri. […] La configurazione del futuro dipende in buona parte da ciò che sapremo fare nel presente».

Il libro è una miniera di casi e di idee che meritano di essere letti e riletti. La crisi degli adolescenti è la crisi della società che non riesce ad andare oltre il concetto di utile e di merce. L’educazione ne fa le spese.

«E allora come è possibile ormai edu­care, trasmettere e integrare i giovani in una cultura che non solo ha perduto il proprio fondamento principale ma l’ha visto trasformarsi nel suo contrario, nel momento in cui il futuro-promessa è di­ventato un futuro-minaccia?».

Il primo passo da fare è andare verso se stessi, spostando l’attenzione dal sintomo alla causa.

«Resistere è creare». Ricreare se stes­si dando più spazio all’arte e ai legami, così da trasformare le passioni tristi in passioni gioiose.

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