19 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Giugno 2021 alle 18:23:13

Cronaca News

L’esperienza di don Mimino Damasi, missionario in Guatemala: «Gente povera ma felice e solidale»

L’esperienza di don Mimino Damasi, missionario in Guatemala
L’esperienza di don Mimino Damasi, missionario in Guatemala

“Ogni giorno, il primo pensiero è quello di sa­pere dai tg notizie sul vacci­no: appena pronto, dicono già quest’inverno, sarò tra i primi a farmelo iniettare per poi final­mente tornare in Guatemala”. Così auspica don Mimino Da­masi, da fine luglio forzatamen­te rientrato a Taranto dalla mis­sione a Jocotan per l’epidemia. Racconta che per mesi, con le limitazioni al minimo indispen­sabile dei rapporti con l’esterno, ha vissuto praticamente da re­cluso.

“È stata una grande sofferen­za in quanto mi ero pienamen­te inserito in quella comunità, particolarmente vivace, molto responsabile e con uno spiccato senso di solidarietà – dice – In quell’angolo del Centroamerica ho ritrovato lo spirito di grande umanità della mia terra del Sud. Vivevo giornate piene di impe­gni e di fatiche, raccogliendo dal punto di vista umano e sa­cerdotale molto più di quanto donavo. Ho sempre sperato che la curva dei contagi, come in Italia, si abbassasse. Ma quan­do ho capito che l’epidemia era fuori controllo e che il mio ap­porto era inutile ho salutato i miei confratelli (in numero suf­ficiente per distribuire gli aiuti alle famiglie e per le funzioni trasmesse sui social) e con un volo di rimpatrio sono tornato a Taranto”.

Don Mimino Damasi racconta, con nostalgia, dei suoi impegni quotidiani a Jocotan, di suppor­to al parroco padre Edwin, al suo vicario e a un anziano sa­cerdote superstite della comuni­tà missionaria belga di un tem­po, molto ridotta per mancanza di vocazioni. “Dopo la colazio­ne – racconta – ci recavamo in uno dei 110 villaggi del vasto territorio parrocchiale (ognuno abitato da alcune centinaia di famiglie), raggiungibili attra­verso strade al limite della pra­ticabilità. Le visite prevedevano le confessioni, la santa messa con le indicazioni sul prose­guimento del cammino comu­nitario, gli incontri con i cate­chisti, i delegati della Parola e i ministri della comunione, per cercare la soluzione a eventuali problemi, e con i fedeli. Quindi, al tramonto, il ritorno”.

L’esperienza di don Mimino Damasi, missionario in Guatemala
L’esperienza di don Mimino Damasi, missionario in Guatemala

La domenica si rimaneva a Jo­cotan, con la prima messa alle ore 6.30, solitamente celebrata da don Mimino, davanti a una foltissima assemblea, ma non quanto quella delle ore 10. “Vi convenivano anche dai centri più vicini, approfittando delle fiere e della spesa settimanale, affollando così incredibilmente la pur ampia chiesa – racconta – Al termine, c’erano i Battesi­mi. Nella mia prima messa mi stupii del congruo numero dei battezzati: ben 26. Ne riferii al parroco, che scoppiò in una ri­sata: erano stati pochi rispetto al solito e che prima di Natale ben 190 bambini avevano rice­vuto il sacramento. Il territorio infatti era caratterizzato da una natalità molto elevata, con fa­miglie povere ma ricche di fede e sostanzialmente felici”.

Il sacerdote racconta che la quasi totalità degli abitanti di Jocotan vive dell’agricoltura, lavorando in piccoli appezza­menti di proprietà ma soprat­tutto nelle vicine grandi fatto­rie, dove nei periodi di maggior impegno permangono intere settimane, con guadagni non al­tissimi. I raccolti (in particolare caffè, mais e canna da zucche­ro) infatti non rendono molto a causa di lunghe siccità e perciò ci si accontenta. “Lo Stato, le Caritas e le varie ong aiutano come possono e anche la mia parrocchia di Lama è stata ge­nerosa – racconta – Per fortuna la zona è abbastanza tranquilla, sufficientemente lontana dalla grande criminalità e soprattut­to dei narcotrafficanti. Ma è la situazione sanitaria e dell’istru­zione (pochi possono accedere a quella secondaria, per motivi economici) che preoccupa”.

Don Mimino racconta delle co­lorate e chiassose feste patrona­li che si svolgono come qui nel Sud: “Particolarmente sentite sono le funzioni tradizionali della Quaresima, con le grandi processioni, le marce funebri della banda e persino la ‘troc­cola’, testimonianze dell’antica presenza dei missionari spa­gnoli. La gente vi partecipa numerosa e con molta devozio­ne. Spettacolari sono i riti del­la Settimana Santa ad Antigua Guatemala, la vecchia capitale, che richiamano migliaia di tu­risti”.

Infine, il malinconico ritorno, pur circondato dall’affetto dei parrocchiani di Lama. “Ricor­do con grande commozione la prima messa ad agosto sul sa­grato della Regina Pacis. Erano in tanti e al termine avrei voluto abbracciarli uno ad uno. Ma non era possibile e questo è stato il mio più grande dispiacere”.

 

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