26 Gennaio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Gennaio 2021 alle 15:19:23

Lo stabilimento ArcelorMittal
Lo stabilimento ArcelorMittal

Sciopero, nuova cassa in­tegrazione, la rabbia del sindaco Melucci che, ora, si rivolge direttamente all’Unio­ne Europea. È un clima di grande tensio­ne quello che circonda l’ex Ilva. Dentro e fuori la fabbrica, l’aria è di tempesta. Ieri nel siderurgico oggi targato ArcelorMittal si è tenuto il primo dei due scioperi indet­ti da Fim, Fiom e Uilm per contestare le modifiche all’organizzazione del lavoro decise dall’azienda. Lo sciopero, di 24 ore, ha interessato il solo reparto Produzione Lamiere. Il 7 settembre, invece, sempre per 24 ore di astensione, toccherà al La­minatoio a Freddo. La decisione sindacale di fermare l’attività in questi due reparti e non nell’intero stabilimento, è motivata dal fatto che proprio questi due reparti sono oggetto dei cambiamenti organizzativi che le sigle metalmeccaniche contestano.

Pre­sentato anche un esposto all’Inps. Il fatto che ArcelorMittal abbia annunciato dall’11 settembre la fermata produttiva, sino a quando non ci saranno ordini di lavoro da svolgere, del reparto Produzione Lamie­re, cioè quello dove ieri si è scioperato è stato definito un “gesto di sfida” dai sinda­cati. La multinazionale – sostengono le tre sigle metalmeccaniche – “prova a creare uno stato di confusione tra i lavoratori e a indebolire lo sciopero dei sindacati. Il Go­verno, complice del clima di incertezza che vivono i lavoratori e la città, non fa nulla per impedire una situazione che rischia se­riamente di diventare esplosiva”. “Non c’è da meravigliarsi di nulla ormai – aggiungo­no gli esponenti sindacali – solo il Governo continua a illudersi che sia ancora possibile trattare con ArcelorMittal e con l’ad Lucia Morselli. In quanto all’annunciata fermata della Produzione Lamiere, nulla di nuovo – sottolineano – è un ennesimo impian­to che si ferma in una fabbrica che si va spegnendo”. E anche i vertici nazionali di Fim, Fiom e Uilm, il 2 settembre, a fron­te dell’orientamento dell’azienda di voler riprendere le relazioni sindacali, ritenute “inesistenti” dalle sigle metalmeccaniche, hanno detto all’ad Morselli che questo deve avvenire “coinvolgendo gli stabilimenti e i territori, dove ci sono, a partire da Taranto, enormi problemi aperti”. “La produzione delle lamiere in ArcelorMittal a Taranto oggi è ferma a causa dello sciopero” ha dichiarato all’Agi Gennaro Oliva, coordi­natore di fabbrica Uilm, a proposito del primo dei due scioperi di 24 ore in corso, indetto dai sindacati metalmeccanici Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm.

“Lo sciopero, nel primo turno, è stato compatto laddove si producono le lamiere mentre ha scioperato meno gente alla finitura, a valle della pro­duzione – sostiene Oliva -. Non escludiamo che su questa minore adesione abbia potuto influire il clima pessimo che sta sempre più instaurando ArcelorMittal, che a poche ore dallo sciopero, ha annunciato improvvisa­mente che proprio la produzione lamiere si fermerà, per ora a tempo indetermina­to, dall’11 settembre”. “Tra i lavoratori c’è preoccupazione e paura – rileva il coordi­natore – In ogni caso – aggiunge Oliva – lo sciopero di oggi va valutato alla fine, sui tre turni”. La cosa che troviamo assurda è l’at­teggiamento del Governo, che verso Arce­lorMittal non si mostra per niente risoluto e determinato come è ormai indispensabile fare verso un’azienda che disattende tutti gli impegni, non investe in nulla, tiene la gran parte della fabbrica ferma e si pone in un sistematico atteggiamento di sfida e di arroganza – conclude l’esponente Uilm -. Questa linea del Governo produrrà solo danni”. “Il primo dei due scioperi in corso oggi in ArcelorMittal a Taranto sta andan­do bene e l’azienda, se ci riesce, e se ne è capace, faccia almeno un minimo di auto­critica” ha dichiarato ieri alla stessa agen­zia Agi il segretario Fim Cisl, Biagio Pri­sciano, a proposito della protesta di oggi, di 24 ore, nel reparto produzione lamiere del siderurgico per protestare contro le modi­fiche organizzative decise unilateralmen­te da ArcelorMittal. “Purtroppo, la verità è che ArcelorMittal é un’azienda ottusa, prova ne è che non accettato nessuna di­scussione sulle modifiche nei due reparti. Inoltre – aggiunge Prisciano – ArcelorMit­tal dice una cosa a Roma e a Taranto fa l’opposto. A Roma dichiara di voler avere relazioni col sindacato ma a Taranto chiu­de ogni spazio al confronto”.

“Pensava for­se l’ad Lucia Morselli di aggirare l’ostacolo – e le nostre proteste – incontrando a Roma, il 2 settembre, i segretari generali delle si­gle metalmeccaniche, invece ha sbagliato i conti. E di molto pure – afferma Priscia­no -. Ma ciò che delude assai è l’assenza del Governo, completamente assente dalla partita e buono solo o a lanciare slogan o a prendere tempo, preoccupato come è dalla campagna elettorale”. “Ma tempo ormai non me abbiamo più e quel che è certo è che noi non ci fermiamo perché con Arce­lorMittal ci siamo davvero stancati” con­clude Prisciano.

La stessa multinazionale ieri – nelle ore dello sciopero, quindi – ha poi annunciato l’incremento, a partire dal 14 settembre, di ulteriori 9 settimane della cassa integra­zione con causale Covid-19 per un numero massimo di 8.147 dipendenti del siderur­gico di Taranto. La procedura è in conti­nuità con quella avviata il 3 agosto e per 6 settimane, che aveva sostituito la cassa integrazione ordinaria. L’azienda afferma di essere costretta, suo malgrado, a incre­mentare il numero di settimane di cassa integrazione “a causa del perdurare della riduzione dell’attività lavorativa ricondu­cibile alla situazione di emergenza epide­miologica da virus Covid-19 in atto a livel­lo nazionale”. La sospensione – si legge nel documento a firma del direttore delle Ri­sorse umane Arturo Ferrucci – interesserà complessivamente, e secondo le esigenze dell’azienda, 5.623 operai, 1.522 impiega­ti, 871 equivalenti e 131 quadri. Il prov­vedimento riguardera’ anche 13 impiegati degli uffici di Milano di AmInvestCo.A Taranto si procedera’ alla consultazione con i sindacati il giorno 8 settembre alle ore 12, ma l’azienda spiega che “trattan­dosi di un evento oggettivamente non evi­tabile che rende indifferibile la riduzione dell’attività lavorativa”, si andrà avanti con la procedura. A far sentire la sua voce sulla nuova richiesta di cassa integrazione è sta­to il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci: «Noi seminiamo in città ogni giorno buona economia, loro con la scusa del Covid-19 continuano a impoverire le vite dei taran­tini. È tutta qui la risposta a cosa deve fare il Governo con il negoziato ex Ilva. Una sola parola per questa ennesima lettera di ArcelorMittal: vergogna. Anzi due: andate­vene».

Lo stesso Melucci ha scritto a Frans Timmermans, primo vicepresidente della Commissione Europea e commissario per il clima e il Green Deal europeo: «Questo futuro è stato scritto anche per Taranto, o in riva al Mar Ionio dobbiamo svegliarci dal sogno europeo, perché il nostro appun­tamento con questa modernità deve essere nuovamente rimandato, per salvaguardare il bilancio di ArcelorMittal?». Una lunga missiva con la quale il primo cittadino, po­nendo tutte le questioni più importanti che gravitano attorno al tema della transizione ecologica del territorio, ha invitato il com­missario a Taranto per «ascoltare quelle parole chiare e definitive a cui aspiriamo». La prospettiva da evitare è che Taranto sia «il più grande fallimento dell’azione comu­nitaria». «È solidale nei fatti l’Europa con Taranto, o intende voltarsi dall’altra parte e consentire che quel negoziato sia condotto nell’interesse di quei poteri piuttosto che dei cittadini e dell’ecosistema?», ha chie­sto Melucci a Timmermans, riferendosi al confronto in corso tra Governo e Arce­lorMittal per definire la nuova governance dello stabilimento ex Ilva. Una sollecita­zione che giunge in un momento segnato anche dalle parole di Papa Francesco che, parlando a un gruppo di esperti francesi al lavoro sull’enciclica “Laudato si’”, ha esor­tato a lavorare affinché tutti compiano un cammino di conversione ecologica, capace di mostrarci come tutto sia correlato. Di­versamente, si è ancora domandato il pri­mo cittadino nella lettera al commissario, «cosa racconteremo ai bambini di Taran­to?».

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