18 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Maggio 2021 alle 08:41:07

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Franco Dell’Erba: l’uomo, il chimico, il grande poeta

Franco Dell’Erba
Franco Dell’Erba

Giovedì scorso di prima mattina ave­vo ricevuto una telefonata da Franco Dell’Erba che mi informava della pubbli­cazione del suo secondo libro di poesie, ci saremmo dovuti vedere il giorno dopo da Piero Massafra per prenderne qualche copia.

La sere stessa ho ricevuto una telefonata da mio fratello Giuseppe che mi avverti­va della sua morte.

Se ne è andato in silenzio Franco, ad­dormentato nel sonno pomeridiano non si è più svegliato. Mi scuso per il ca­rattere personale di questi ricordi, ma Franco dell’Erba era amico di famiglia, e poi compagno di scuola di mio fratello Mario al Liceo Archita negli anni ’50, quando il padre aveva bottega di sarto in Piazza Carmine.

Se ne è andato un uomo buono, mite, di­sponibile e pronto a farsi in quattro per gli amici. Tutti sono passati per un mo­tivo o per un altro dal suo laboratorio di chimica in Via Otranto, per una sempli­ce chiacchierata o per una analisi, che eseguiva all’istante, destreggiandosi tra alambicchi, termometri, provette, libri e ricordi della sua attività professionale.

Laureato in chimica, ricopriva attual­mente la carica di Presidente Nazionale della sezione ecologica della Società di Chimica Italiana. Animatore instancabi­le di convegni sull’ambiente a Taranto, sempre animato da amore ed apprensio­ne per la sua città, e in altre parti d’Italia, dove lo richiamavano gli impegni della sua carica. Non mancava mai di invitar­mi e di sollecitarmi a scrivere e ad un maggiore impegno per la nostra città.

A lui mi legavano fin dalla infanzia r i­cordi martinesi dove trascorrevamo l’e­state nei casolari di campagna che erano stati rifugio per le famiglie durante l’ul­tima guerra mondiale. Incontrarsi con lui dava un senso di serenità, eppure aveva sofferto tanto per lutti e dolori familiari. Comune era la passione per tutto quan­to potesse interessare la storia di Taran­to. Da ultimo si era rivelato il suo for­te interesse per la poesia e per l’attività editoriale. Aveva voluto sponsorizzare personalmente la pubblicazione del Ca­techismo di Agricoltura di Giovan Batti­sta Gagliardo, 11° volume della Collana di Saggi di Cultura Ionica che curo in­sieme al prof. Paolo De Stefano, editrice Scorpione, e lo aveva voluto abbellire in copertina con una grafica del suo amico fraterno Mario Pierri. Da ultimo ci ha lasciato questo libro di poesie: “Spiragli di luce”, sempre corredato di grafiche di Mario, con presentazione di Paolo De Stefano; un vero e proprio testamento spirituale racchiuso in una manciata di liriche, undici inedite e tredici già pub­blicate nella precedente raccolta “Punte secche”, più tre poesie della Merini a lui dedicate.

È un testamento poetico e morale che lascia in eredità agli amici, a quanti lo hanno conosciuto, a quelli che avranno la ventura di leggere la sua scrittura. Tene­rezza e delicatezza di sentimenti, amore per la natura, gli alberi, i fiori, le pietre della sua terra, ricordo struggente dei ge­nitori, una tenera lirica rivolta alla sua donna, Carmen, sposa e madre insieme. Su tutto un religioso sentimento della vita, la necessità di un operare fervido per curare il giardino del creato e nello stesso tempo un abbandonarsi fiducioso alla morte , quasi presagio dell’imminen­te termine della sua vita. Non si posso­no non condividere le parole profetiche che gli rivolse la Merini nell’ultima liri­ca inserita nella raccolta, datata Taranto San Vito 22 agosto 1986: “Sei del genere chiaro che ci ha dato i santi e i poeti”..

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