17 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Giugno 2021 alle 19:23:30

Il generale Pietro Badoglio
Il generale Pietro Badoglio

L’8 settembre ci ricorda uno dei momenti più tragici della storia italia­na. Quel giorno prese il via il piano tede­sco per il disarmo delle truppe italiane. Una data importante nella storia nazionale: è la data dell’annuncio dell’armistizio con gli alleati e della fine dell’alleanza militare con la Germania, ma anche la data della cattura di centinaia di migliaia di militari. I nostri soldati vennero posti davanti alla scelta di continuare a combattere nelle file dell’esercito tedesco o, in caso contrario, essere deportati nei campi di lavoro in Germania. Più di ottocento mila soldati vennero catturati dall’esercito germanico, e destinati ai diversi lager.

Tra quei soldati c’erano tanti giovani taran­tini che, di fronte a quella difficile scelta, decisero di non venire meno ai loro doveri nella consapevolezza che solo così la loro Patria un giorno avrebbe riacquistato la propria dignità di Nazione libera. Rifiu­tando l’arruolamento nelle file dell’esercito tedesco, vennero fatti “prigionieri” e in­ternati in un campo di concentramento in condizioni di vita disumane e sottoposti a privazioni di ogni sorta.

Finita la guerra, grazie ai loro sacrifici, ab­biamo conquistato la democrazia, lo stato sociale e i diritti costituzionali.

Tra quei soldati c’era anche Donato Ta­gliente, padre del Prefetto Francesco Tagliente che, nella veste di delegato na­zionale ai rapporti istituzionali dell’Asso­ciazione Nazionale insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (ANCRI), insieme al vicepresidente nazionale Fran­cesco Avena e all’Assessore alla Cultura del Comune di Crispiano, Aurora Bagna­lasta, ha organizzato nel gremito Teatro Comunale di Crispiano un momento di riflessione sul dramma dei soldati italiani che, dopo l’8 settembre 1943, vennero fat­ti prigionieri e internati in campi di con­centramento e sul significato autentico del Canto degli italiani.

Presenti alla serata, introdotta dall’Inno Nazionale intonato dal Tenore Francesco Grollo, voce Ufficiale delle Frecce Tricolo­ri e dell’ANCRI, anche il Generale Fulvio Poli, Capo Ufficio Generale Promozione Pubblicistica e Storia dello Stato Maggio­re dell’Esercito, il Prof. Vittorio De Marco Ordinario di Storia contemporanea presso l’Università del Salento, il Prof Pietro Spe­ziale, storico di Crispiano, rappresentanti delle Associazioni d’Arma di Crispiano e delegati Ancri.

A margine dell’evento, che ha visto un Teatro Comunale di Crispiano gremito di gente, attento e rispettoso delle norme anti Covid sul distanziamento e sull’uso delle mascherine, abbiamo sentito il prefetto Francesco Tagliente.

Prefetto Tagliente, cosa ci ricorda l’8 settembre?
«L’8 settembre ci ricorda uno dei momen­ti più tragici della storia italiana. Quella data non rappresenta solo l’anniversario dell’annuncio dell’armistizio, perché ci ri­porta alla mente anche le tragedie umane di centinaia di migliaia di militari catturati e deportati nei Campi nazisti in Germania. Dopo l’annuncio della firma dell’Armisti­zio i nostri soldati vennero posti davanti alla scelta: continuare a combattere nelle file dell’esercito tedesco o, in caso contra­rio, essere deportati nei campi di lavoro in Germania. Tra quei soldati c’erano tan­ti giovani che, di fronte a quella difficile scelta, decisero di non venire meno ai loro doveri, nella consapevolezza che solo così la loro Patria un giorno avrebbe riacqui­stato la propria dignità di Nazione libera. Rifiutando l’arruolamento nelle file dell’e­sercito tedesco, vennero fatti “prigionieri” e internati in campi di concentramento in condizioni di vita disumane e sottoposti a privazioni di ogni sorta».

Ricordiamo anche il dramma dei milita­ri internati nel campo di internamento per prigionieri italiani di S. Andrea alle porte di Taranto.
«La celebrazione è stata anche occasione per ricordare Il dramma dei militari ita­liani internati nel Campo per prigionieri italiani di S. Andrea, o Campo “S”, situato alle porte della città di Taranto. Un Cam­po che ha rappresentato nei primi mesi del 1946 una pagina complessa nella storia ita­liana e locale dell’immediato dopoguerra. Tra febbraio e fine aprile, circa diecimila prigionieri sostarono in questo campo con­trollato dagli inglesi in una situazione fi­sica e morale umiliante e precaria per cui si parlò di “campo della fame a due passi da Taranto”. L’essere internati sul suolo pa­trio ad un anno dalla fine delle ostilità era vissuto come un’offesa alla dignità della persona umana, come un’inutile prosecu­zione delle sofferenze e privazioni patite durante la guerra e negli anni di prigionia all’estero. Il caso divenne nazionale; furo­no numerosi i parenti che dal nord e centro Italia vennero a Taranto nella speranza di riconoscere il proprio figlio o il proprio marito al di là di quei reticolati. Quando fu possibile dai primi di marzo mandare aiuti nel campo tramite l’arcivescovado e la Croce Rossa, la città ed i paesi della provincia risposero con grande generosità come se in quel campo fossero reclusi i propri congiunti. Fu una gara di solidarietà che è rimasta viva nella memoria collettiva del territorio jonico».

Notevole è anche l’impegno dell’ANCRI per promuovere i principi e i valori della Costituzione Italiana
«E non è un caso che sia l’Associazione egli insigniti a promuovere questa inizia­tiva. L’ANCRI infatti per finalità statuta­rie, opera per divulgare, a tutti i livelli e in ogni forma, i principi e i valori della Costi­tuzione Italiana, specialmente quelli incar­nati nei simboli ufficiali della Repubblica come l’Inno Nazionale e la nostra Bandie­ra Tricolore».

È indubbio che il vero protagonista dell’evento è stagto senza dubbio l’Inno nazionale, primo simbolo ufficiale della Repubblica Italiana
«Certo, è stato proprio l’Inno Nazionale il protagonista dell’evento celebrativo dell’8 settembre, abbiamo svelato il significato autentico dell’Inno Nazionale con una pas­seggiata a ritroso nel tempo, con il passo dell’ironia e del disincanto, tra le pieghe della storia ufficiale con le curiosità e gli aneddoti che ne hanno accompagnato la nascita, il successo, il significato. Non sono mancati i richiami ad altri celebri canti dell’indipendenza italiana e i con­fronti con gli inni degli altri Paesi, ricchi di retroscena tanto gustosi quanto scono­sciuti. Attraverso la chiacchierata leggera e briosa accompagnata dalla musica abbia­mo compreso, da una prospettiva diversa e originale, alcuni aspetti emblematici del nostro Risorgimento. L’Inno nazionale, è il simbolo della Nazione, del popolo italiano e delle libertà conquistate. E’ il canto de­gli Italiani. l’Inno nazionale e la Bandiera sono due simboli (presenti peraltro nella simbologia di tutte le nazioni) che con il loro linguaggio universale richiamano i valori fondanti di coesione e responsabili­tà nazionale. Sono i simboli dei sentimenti più nobili della nostra Nazione e ne rappre­sentano l’unità».

Le nuove misure di contenimento per con­trastare e contenere il diffondersi di Co­vid-19 hanno suggerito di rinviare ad altra data lo spettacolo teatrale dal titolo “Tra il filo spinato e l’Eternità”. La Presidente dell’Unione delle comunità ebraiche ita­liane, Noemi Di Segni, impossibilitata ad intervenire alla cerimonia, è intervenuta via Zoom.

A margine della serata, infine, è stato pre­sentato un frame della rappresentazione che parla dell’Olocausto dalla parte di cin­quanta donne crispianesi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche