11 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 10 Maggio 2021 alle 15:20:57

Cronaca News

Cassa integrazione, a vuoto l’incontro tra Arcelor Mittal e i sindacati

Arcelor Mittal
Arcelor Mittal

Si è svolto ieri, ed è concluso con un nulla di fatto, l’incontro sulla proroga di cassa integrazione con causale Covid-19 per quanto riguarda lo stabilimen­to siderurgico di Taranto. “Ancora una volta abbiamo riscontrato una chiusura da parte di Arcelor Mittal rispetto alle nostre rivendicazioni” si legge in una nota di Fim, Fiom e Uilm che hanno anche attaccato il governo “che oltre ai soliti annunci lascia, di fatto, in balia delle onde il futuro di migliaia di lavoratori” ed è, per i sindacati metalmeccanici, “il grande assente in questa com­plicata vertenza”.

Oggi si riunisce il consiglio di fab­brica dei rsu di Fim, Fiom e Uilm di Arcelor Mittal e di appalto. Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato lo stato di agitazione.

“Gli impianti viaggiano al minimo (quei pochi che riescono ancora a marciare) ormai da lunghi mesi: l’ex gruppo Ilva chiuderà l’anno con una produzione al di sotto dei 4 milioni di tonnellate (minimo storico). Il ritardo del pagamento dei servizi offerti dalle ditte dell’in­dotto ad ArcelorMittal è ormai di­ventato strutturale ed ha già pro­dotto il fallimento di tante aziende, con perdita di tantissimi posti di lavoro, ed il possibile fallimento di altre imprese” dicono i metalmec­canici. “La mancata realizzazio­ne degli investimenti previsti dal piano industriale ha ‘logorato’ gli impianti abbassando la qualità dei prodotti ed ha reso insicuri i luoghi di lavoro in tutti gli stabilimenti del gruppo. Alcuni ‘gravi’ incidenti avvenuti nei giorni scorsi sono un chiaro segnale dello stato dell’arte degli impianti. E’ stato disatteso l’impegno assunto con l’accordo di settembre 2018 di non procedere con l’utilizzo delle Cig ordinaria nel periodo ante Covid applicando un taglio di produzione in Italia su­periore agli altri effettuati negli al­tri stabilimenti europei del gruppo ArcelorMittal.

I lavoratori stanno pagando un prezzo altissimo nonostante il senso di responsabilità dimostrato anche nel periodo di massima dif­fusione del Covid assicurando la marcia degli impianti ‘essenziali’. Tutto questo sta determinando un livello insostenibile di esasperazio­ne, malessere e di tensione: i dan­neggiamenti verificati di recente (su cui si attendono gli esiti delle indagini in corso da parte delle au­torità competenti per accertarne le origini) sono un pessimo segnale da tenere in considerazione. Il de­grado delle relazioni sindacali han­no prodotto l’impossibilità di con­frontarsi con l’azienda per trovare soluzioni per attenuare gli effetti della crisi e per dare le necessarie risposte alle preoccupazioni sul fu­turo dei lavoratori”. Per questo “le Segreterie Nazionali, Fim, Fiom, Uilm tornano a chiedere, a poco più di due mesi dalla possibile ri­consegna dell’ex gruppo Ilva da parte di ArcelorMittal a seguito del pagamento di una esigua penale di 500 milioni (se non si raggiunge­rà un accordo con il governo) una convocazione urgente da parte del Ministro Patuanelli non potendo accettare che il futuro dell’inte­ro Gruppo Arcelor Mittal ex Ilva, resti senza una prospettiva certa. In questi mesi abbiamo assistito a trattative fantasma tra azienda, Go­verno, Invitalia, di cui non è mai stato dato atto

ai lavoratori e alle Organizzazioni Sindacali. Si continua a ribadire che ci si confronta sull’accordo del ‘4 marzo’ che, nonostante le nostre richieste di poterne discutere o quantomeno conoscere i contenuti, resta per noi solo un titolo da nota stampa. Ribadiamo intanto che per noi, l’unico accordo dal quale si deve ripartire è quello del 6 Set­tembre 2018: unico accordo in gra­do di rispondere alle prospettive industriali ed ambientali, degli sta­bilimenti di tutto il gruppo, per la

realizzazione di un’acciaieria eco-compatibile e per dare una pro­spettiva ai lavoratori, a partire da coloro temporaneamente posti in Ilva in As di cui il Governo e l’A­zienda oramai non parlano nem­meno: Fim, Fiom Uilm sono fermi a quell’accordo che garantisce tutti i lavoratori (zero esuberi), 10.700 lavoratori in Am Italy e la restante

parte in Ilva Amministrazione Straordinaria fino al loro riassorbi­mento. Il Governo e Arcelor Mittal chiariscano definitivamente cosa realmente comporti l’ingresso an­nunciato di Invitalia nella società e quali sono le prospettive di rilancio non solo del Gruppo Arcelor Mittal in Italia ma dell’intera siderurgia”. Eppure, per l’acciaio potrebbero aprirsi nuove prospettive. Prezzi in risalita, previsioni ottimistiche per il mercato siderurgico e avvio di una nuova fase macroeconomi­ca di recupero sul lungo termine: è in sintesi la descrizione della con­giuntura che l’acciaio e l’economia nazionale stanno vivendo, emersa dagli interventi dei relatori del we­binar di Siderweb Mercato & Din­torni, che si è tenuto ieri mattina. Intervistata dal direttore generale di Siderweb Lucio Dall’Angelo, Barbara Beltrame (vicepresiden­te di Confindustria nazionale con delega all’internazionalizzazione e nel board del Gruppo Beltrame) ha dichiarato che «la situazione gene­rale e del nostro gruppo sta miglio­rando di giorno in giorno, in Euro­pa il consumo si sta stabilizzando. Resta difficile prevedere cosa ac­cadrà nel 2021, ma sono ottimista» su una forte ripresa del mercato. In Confindustria si sta occupando di «Brexit; strumenti finanziari a supporto dell’internazionalizza­zione con Sace Simest; attività di promozione relative all’export, in collaborazione con l’Ice e il mini­stero degli Affari esteri».

E il futuro dell’ex Ilva? «Creeremo energia da rinnovabili e daremo energia da idrogeno all’Ilva» ha detto Carlo Tamburi amministra­tore delegato di Enel Italia Spa in audizione alla Camera su Recove­ry Fund illustrando i piani di tran­sizione energetica sulla quale sta lavorando Enel.

Si sono concluse positivamente infine le attività straordinarie di sostituzione dei camini delle tor­ce dei convertitori dell’acciaieria nello stabilimento siderurgico Ar­celormittal Italia a Taranto. Lo an­nunciano fonti dell’azienda, le qua­li affermano che la realizzazione dell’opera, di particolare comples­sità, ha comportato l’installazio­ne, a circa 90 metri di altezza, di manufatti in carpenteria del peso di 26 tonnellate. Questo è avvenu­to con l’impiego di un’imponente autogru cingolata con una portata di 750 tonnellate. Le fonti di Arce­lorMittal Italia sottolineano inoltre che queste attività nell’acciaieria 2 hanno impegnato, per tutto il pe­riodo estivo, personale della ma­nutenzione di ArcelorMittal Italia e di aziende specializzate del terri­torio tarantino. Adesso, si afferma, la vita utile dei nuovi camini sarà di 20 anni.

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