14 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Giugno 2021 alle 08:14:58

Cronaca News

Arcelor Mittal, i sindacati pronti a manifestare

Arcelor Mittal, i sindacati pronti a manifestare
Arcelor Mittal, i sindacati pronti a manifestare

Per l’ex Ilva ser­viva “un partner industriale, in Italia non si è fatto avanti nes­suno. Abbiamo bisogno di Ar­celor Mittal. E’ entrata la parte pubblica, loro hanno fatto re­tromarcia. A novembre scado­no gli impegni per rilanciare la transazione energetica, dobbia­mo avere il tempo”. Parole del presidente del Consiglio, Giu­seppe Conte, che ha ribadito che Taranto “sarà il polo siderur­gico verde”. Ma i sindacati re­stano sulle barricate. I segretari generali di Fim Cisl, Roberto Benaglia, Fiom Cgil, Francesca Re David, e Uilm, Rocco Pa­lombella, hanno scritto al mini­stro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, al quale “fa­cendo seguito a precedenti sol­lecitazioni e richiamando e im­pegni già dichiarati dal Mise”, chiedono “formalmente la con­vocazione di un tavolo di settore relativo alla siderurgia”.

Per le tre sigle, “l’annunciata predi­sposizione da parte del Governo di un Piano Nazionale della si­derurgia, nonché l’implicazione dello stesso con l’utilizzo delle risorse del Recovery Fund e con la risoluzione delle vertenze nei principali gruppi, rendono la nostra richiesta ulteriormen­te pressante ed urgente”. Nodo principale della discussione sollecitata a Patuanelli è – ine­vitabilmente – la vicenda del gruppo ArcelorMittal. “Miglia­ia di lavoratori e cittadini vivo­no nella totale incertezza” e c’è una “fase di pericoloso stallo determinatata da un Governo che, per quanto attiene la side­rurgia, ha tristemente deciso di non decidere” scrivono Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm nel do­cumento del consiglio di fabbri­ca del siderurgico riunito a Ta­ranto. Saranno le assemblee in programma nei prossimi giorni a decidere le iniziative di pro­teste. Non si esclude una ma­nifestazione a Roma, ma in tal caso si farebbe dopo le elezioni regionali. Per i sindacati, ”pre­occupano le ultime dichiarazio­ni rilasciate dal primo ministro Conte, il quale si limita solo ed esclusivamente a formulare in buona parte concetti astrat­ti che, di fatto, non sciolgono i troppi nodi e le preoccupazio­ni dei lavoratori e dei cittadi­ni”. “Continuiamo ad assistere a trattative in stanze chiuse tra Governo ed azienda – dichia­rano le sigle metalmeccaniche – con l’esclusione sistematica dei lavoratori e delle loro rap­presentanze sindacali, lascian­do materialmente nelle mani della multinazionale la gestione scellerata della fabbrica, senza invece fare ciò che un’istituzio­ne responsabile avrebbe dovuto fare: la verifica e l’applicazio­ne dell’unico accordo ad oggi vigente, quello del 6 settembre 2018”. Secondo le federazioni metalmeccaniche, “all’interno della fabbrica permane uno sta­to critico e di abbandono degli impianti che mette a serio ri­schio la sicurezza e l’incolumità dei lavoratori per la quasi assen­za di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria. Una situazione insostenibile – si rile­va – che ha prodotto denunce ed esposti da parte di Fim, Fiom e Uilm, depositate presso le isti­tuzioni preposte e che continue­ranno ad essere costantemente monitorate ed integrate, ove necessario”. Per i sindacati, è “necessario l’attivazione di un tavolo di confronto da parte del prefetto di Taranto per assume­re il coordinamento attraverso una forte azione istituzionale che coinvolga congiuntamen­te gli organi di vigilanza quali Arpa, Ispettorato del Lavoro, Inail, Spesal”. Bisogna “porre la parola fine – proseguono – alle precarie condizioni di sicurezza impiantistiche”. C’è inoltre la richiesta ad Ilva in amministra­zione straordinaria, proprietaria degli stabilimenti dati in fitto ad ArcelorMittal, di acquisire, “a valle delle ispezioni condot­te dalla task force aziendale, gli esiti sulle perizie effettuate nei mesi addietro”. Questo per “consentire un quadro di valuta­zione puntuale”. Dopo le assem blee, i sindacati assumeranno una “sola ed unica forma di pro­testa, che revocheremo esclusi­vamente – concludono le sigle metalmeccaniche – nel momen­to in cui il Governo italiano for­nirà ai lavoratori risposte certe sul futuro occupazionale ed am­bientale”.

“Il tema è complicato, non è mia intenzione fare contrapposizio­ne, non dimentichiamoci che c’è un indotto importante da una parte e la qualità della vita e del­la salute delle persone dall’altra parte” sono invece le parole del viceministro, Stefano Buffagni. “Il Covid ci ha dimostrato come la salute è talmente esposta a rischi in tutto il mondo, avete visto come ci siamo attivati per trovare una soluzione, non vedo perché qui non si debba correre tutti insieme – ha aggiunto Buf­fagni -. Dopodiché, credo che lo Stato farà la sua parte in questa situazione per tutelare i nostri concittadini. Punto. Ci sono aziende con contratti milionari che devono rispettare e non mi sembra doveroso anticipare in­formazioni riservate sulle qua­li il ministro sta lavorando col presidente del Consiglio”. Isti­tuzioni locali e sindacati sono ormai dichiaratamente contro ArcelorMittal; Buffagni ha ri­levato che “nella mia posizio­ne non mi posso permettere di entrare nelle polemiche e nelle liti, quelle sono spazi che hanno altre persone e fanno bene a far sentire la loro voce. Io condivi­do la linea che il ministro Pa­tuanelli sta portando avanti, in accordo con i nostri portavoce del territorio, con i cittadini”. Inoltre, a proposito dell’indotto-appalto siderurgico di Taranto che avanza da ArcelorMittal il pagamento di alcune decine di milioni per lavori effettuati, il vice ministro Buffagni ha di­chiarato che “l’unica cosa che ho detto, anche personalmen­te, a Lucia Morselli” ammini­stratore delegato ArcelorMittal Italia, “è che bisogna accelera­re i pagamenti anche a tutta la filiera dei fornitori perché que­sto significa strozzare liquidità, mettere in difficoltà le imprese. Noi col decreto ‘Liquidità’ una mano la diamo ma è chiaro che chi fa lavoro deve essere paga­to” ha concluso Buffagni.

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