16 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Giugno 2021 alle 10:30:59

Le collinette di rifiuti di origine industriale della gravina Leucaspide
Le collinette di rifiuti di origine industriale della gravina Leucaspide

Raffica di rinvii a giudizio per l’ipotesi di inquina­mento della gravina Leucaspide, nel territorio di Statte.

Il giudice dell’udienza preli­minare Pompeo Carriere ha mandato sotto processo cinque componenti della famiglia Riva e quattro ex dirigenti del side­rurgico.

A giudizio sono finiti: Fabio Ar­turo Riva, Claudio Riva, Nico­la Riva, Cesare Federico Riva, Angelo Massimo Riva, l’ex di­rettore dello stabilimento, Luigi Capogrosso, e i tre ex dirigenti Renzo Tommassini, Antonio Gallicchio e Domenico Giliber­ti.

A vario titolo sono contestati i reati di disastro ambientale, discarica abusiva, omessa bo­nifica, getto pericoloso di cose, danneggiamento aggravato, deturpamento e distruzione di bellezze ambientali e deviazio­ne delle acque. La prima udien­za è fissata al 4 dicembre 2020. Nel procedimento sono indicate come responsabili civili le so­cietà: Riva Forni Elettrici, Ilva SpA in Amministrazione Stra­ordinaria, Riuva Fire Spa in A. S., Partecipazioni Industriali in A. S. La vicenda ruota intorno alla trasformazione della gravi­na – questa è l’ipotesi accusato­ria – in una discarica di rifiuti di origine industriale. Il 30 ottobre dello scorso anno fu messa sot­to sequestro un’area di 530mila metri quadrati, all’interno della quale sono state individuate otto collinette (ne vediamo una par­te nella foto) costiotuite da circa cinque milioni di metri cubi di rifiuti.

A sollevare il caso nel febbra­io del 2013 fu Vito De Filippis, proprietario della azienda agri­cola Masseria Leucaspide, confinante con l’argine della gravi­na invaso dai rifiuti. Assistito dagli avvocati Carlo e Claudio Petrone, De Filippis produsse un articolato esposto nel quale de­nunciava i danni subiti dalla pre­senza di quei cumuli di rifiuti.

Una condizione riassunta nella richiesta di rinvio a giudizio, nella quale si fa riferimento a «discariche abusive a cielo aper­to» e a «opere prive di coper­tura e rimedi contro lo spandi­mento di polveri pericolose per la salute, frane e dispersione in falda del percolato». In questo modo, «a seguito di ripetute e prevedibili frane dei cumuli di rifiuti che precipitavano nella gravina, determinavano il mu­tamento della morfologia della stessa con l’occupazione del fon­do di essa ad opera dei suddetti rifiuti, cagionando la deviazione del corso d’acqua ivi esistente». Si sarebbe quindi prodotto l’in­quinamento dell’ambiente circo­stante mentre le acque di torren­te, insieme a quelle meteoriche, scorrendo avrebbero dilatato i cumuli di rifiuti, «trasportando gli stessi e le sostanze nocive contenute per tutta l’estensione della gravina, depositandoli in ultimo anche nei terreni» della Masseria Leucaspide di Vito De Filippis, «nonché della falda sot­tostante, inquinando gravemente sia i terreni che la falda», senza procedere «alla dovuta bonifi­ca» e creando «grave pericolo per la pubblica incolumità».

Nell’udienza di giovedì 10 set­tembre, l’avvocato Carlo Petro­ne ha ricordato come già a metà degli anni ‘90 la Procura della Repubblica di Taranto indagò sullo «sversamento abusivo e senza autorizzazione di rifiu­ti» in zona sottoposta a vincolo ambientale. Il legale ha poi sot­tolineato come di quei cumuli di rifiuti non si sia mai valutata la pericolosità, di qui le relative responsabilità di utilizzatori, cu­stodi e altre parti eventualmente coinvolte.

Nel processo si sono costitu­ite parti civile, oltre a Vito De Filippi, anche Regione Puglia, Asso-Consum Legambiente, Peacelink, Comune di Massa­fra. Parte poffesa il Minstero dell’Ambiente.

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