14 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Giugno 2021 alle 08:14:58

Cronaca News

In preghiera al Crocifisso miracoloso chiedendo la fine della pandemia

Il Crocifisso miracoloso
Il Crocifisso miracoloso

– Fine anni Cinquanta. L’esile signora in gravidanza avanzata, affrontata faticosamente la scalinata su via Acclavio, si affrettò verso la chiesa di San Giovanni di Dio (così continuavano erroneamente a chiamarla) per pregare davanti al Santis­simo Crocifisso, giusto Titolare della par­rocchia dei carmelitani. Con la memoria tornava ai racconti della mamma circa i tanti prodigi operati attraverso quella im­magine, fin dai tempi in cui era esposta nel convento di Sant’Antonio, poi divenu­to carcere. Prima di entrare, uno sguardo tutt’intorno: rari autoveicoli, qualche car­rozza, la pasticceria all’angolo fra via De Cesare e via D’Aquino, famosa per le sfo­gliatelle; qualche rimpianto per il convento di fine 800, andato giù qualche anno prima per far posto a un anonimo palazzone: di­cono che così funzionava il progresso e che presto sarebbe toccato ad altri pittoreschi edifici del Borgo. Ed ecco finalmente il Crocifisso, con quel volto di indescrivibi­le dolcezza da cui traspare la sovrumana accettazione di una morte straziante per amor nostro assieme a una misericordia infinita, soprattutto per quelli che l’hanno trafitto. Dicono che l’autore, frate Angelo da Pietrafitta, alla metà del 1600 l’avesse così ritratto (come altri suoi simili crocifis­si presenti in Puglia) dopo una prodigiosa visione dello stesso Gesù; altri raccontano invece che quel volto fosse stato così scol­pito, durante il sonno dell’artista, da mano d’angelo.

Su tutto il corpo sono visibili i segni della tortura, la trafittura di mani e piedi, lo sti­ramento dei nervi flessori, le numerose pia­ghe su torace, braccia e gambe, lo squarcio del costato e il grumo di sangue che dal fianco fuoriesce in abbondanza. Gli occhi sono chiusi, ma a ben vedere traspare an­cora un piccolo, minimo luccichìo di vita: forse l’invito a chiedere le ultime grazie. E quale altra richiesta di grazia poteva esse­re più impellente del buon fine di una gra­vidanza giunta a tarda età e con qualche problema di salute? E se poi fosse giunto il tanto sospirato maschietto, dopo due fem­minucce, la gioia sarebbe stata completa! E quel maschietto, battezzato poco dopo in quella chiesa, è l’estensore di questo scrit­to. Non si può non amare quel Crocifisso, portato in processione negli Anni Santi e in eventi particolari, come il Venerdì di Passione del 2013, Anno della Fede. Prece­dentemente esposto in cattedrale, il Cro­cifisso passò per le vie della Città vecchia e del Borgo, con tutte le confraternita e un gran concorso di popolo da tutta la dioce­si. Raccontano che tante grazie furono ac­cordate in quella serata (non per nulla lo chiamano il “Crocifisso miracoloso) anche se purtroppo non ne esiste memoria scrit­ta. I segni di questo divino amore per noi apparvero in tutta la loro dolorosa eviden­za durante il restauro, portato a termine nel 1993 ed eseguito alla dott.ssa Maria Nicoletta Sangirardi De Tommasi, sotto la direzione attenta e costante della dott.ssa Angela Convenuto della Soprintenden­za. Distesa la statua sul tavolo di lavoro, immaginiamo l’emozione dei presenti nell’osservare da vicino il costato trafitto, dove l’apostolo Tommaso fu invitato, dopo la Resurrezione, a toccare con mano, salvo poi a inginocchiarsi e ad adorare il Reden­tore. E quel dorso offerto ai flagellatori, da cui fuoriescono le costole e la colonna ver­tebrale? Il particolare è poco conosciuto perchè occultato dal legno della croce. Fe­deli di ogni condizione sociale e stranieri di ogni provenienza, specie in tempi diffi­cili, vi si sono avvicendati davanti in com­mosso raccoglimento. Tornano alla mente i volti di persone care e che nel tempo hanno lasciato sul sagrato di questa chiesa sogni, illusioni, inquietudini per far emergere dal profondo la parte più vera di sé. E questo non davanti a un simulacro assurto a valore d’arte, ma a una presenza viva, davanti alla quale non è raro sentirsi cogliere da brividi di commozione e che predispongono alla conversione anche i cuori più duri. Sono queste le toccanti parole del quasi centena­rio prof. Cosimo Albano, presenza storica della parrocchia.

Dall’inizio della pandemia numerosi sono stati i tarantini che hanno fervorosamente pregato davanti al Crocifisso. E lo faranno ancora di più lunedì 14, festa dell’Esalta­zione della Croce, durante la messa solen­ne che il parroco don Andrea Mortato alle ore 18.30 celebrerà sull’ampio sagrato (con la sacra immagine solennemente esposta) implorando che l’umanità possa presto es­sere liberata dal flagello del Coronavirus.

 

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