Una sera di teatro nel cuore di Taranto
Una sera di teatro nel cuore di Taranto

Metti tre grandi prove d’attore su testi di tenore poetico intervallate da brani musicali calibrati e suggestivi, in una sera di fine estate nell’atrio di una palazzo del Borgo, nelle cui abitazioni, tutt’attorno la vita con­tinua con i suoi ritmi quotidiani. E ne vien fuori la suggestione del vero teatro, quello nel quale si riflette sulla vita e nella quale i sentimenti si mettono a confronto, a volte in maniera drammatica. Mara Venuto, amica poetessa la cui maturazione è costellata da un crescente amore per il teatro, tradotto in una serie di testi, ha lanciato questa nuova scommessa che, in clima di post-lockdown, ha avuto il merito di sollecitare e coinvolgere un pubblico eterogeneo, che ha ricevuto emo­zioni più profonde di quelle che dà di solito il teatro, con i suoi apparati, le sue “distanze” e, diciamolo pure… i suoi costi.

“Gli argini di Spoon River” è il lavoro, espli­cito omaggia all’opera del poeta americano Edgar Lee Masters, resa popolare in Italia dall’lp di Fabrizio De Andrè “Non al denaro non all’amore né al cielo”, che Mara Venuto ha affidato alla Compagnia teatrale “Voci del mare”, che lo ha portato in scena con la cura del regista e attore Vladimir Voccoli.

Si tratta di tre monologhi di forte intensi­tà che raccontano vicende di persone che, nell’accezione comune, potrebbero definirsi “qualunque”, una definizione che dovrebbe risultare offensiva per “chiunque” e che sono invece tre tratti di umanità marginalizzati che rivendicano un loro spazio nella coscien­za comune della società distratta.

Le tre storie sono quelle Miché, quarantenne con la sindrome di Asperger che sogna di di­ventare uno Youtuber, interpretato da Vladi­mir Voccoli; di Matilde, anziana merciaia in lotta per l’emancipazione femminile nell’ar­retrato Sud Italia, interpretata da Anna Maria Netti, e di Sandra, una giovane donna in atte­sa del secondo figlio sopraffatta dalle fatiche e dai conflitti della maternità, interpretata da Daniela Delle Grottaglie.

Tre attori che il pubblico tarantino conosce molto bene, che vantano una variegata e co­munque intensa attività teatrale e hanno con­fermato doti di recitazioni singolari.

Tre prove molto diverse tra loro ma molto complesse, per la necessità di marcare, in uno spazio di tempo medio-breve, tipolo­gie umane e caratteriali, raccontando, nello stesso tempo, delle vicende personali che potrebbero coincidere con quelle di molte altre persone, ma con il compito specifico di metterle a fuoco e imporle alla riflessione del pubblico.

Rispetto all’”Antologia di Spoon River”, spiega l’autrice, è stata cambiata la prospet­tiva delle voci narranti: “a raccontarsi non sono i morti ma i vivi, a cui viene offerto un riscatto dai silenzi e dall’invisibilità quotidia­na, quando forse non è ancora troppo tardi per imprimere una nuova direzione all’esi­stenza”.

Alcuni dei testi rappresentati sono già stati pubblicati in precedenza. In particolare il monologo di “Miché” è già stato proposto da Vladimir Voccoli, tra 2018 e 2019 in varie rassegne di corti teatrali, ottenendo vari ri­conoscimenti.

Un sodalizio, quello tra Voccoli e Venuto, nato nel 2016 con la messa in scena del pluri­premiato monologo “The Monster”.

I tre monologhi sono stati intramezzati dai brani composti ed eseguiti dal musicista e cantautore Michele Mancone, attivo con suc­cesso da oltre vent’anni sulla scena musicale pugliese.

Lo spettacolo sarà replicato venerdì prossimo 18 settembre alle 21, sempre in via Acclavio 88, nella corte interna gestita dal “Collettivo Le Onde” di Taranto, che ha offerto lo spazio e il supporto logistico della compagnia “Voci del mare”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche