22 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 22 Ottobre 2020 alle 12:59:57

Sergio Bernal Alonso
Sergio Bernal Alonso

È il Roberto Bolle spagnolo, ispiratosi a un mito del balletto come Mikhail Barysh­nikov. È Sergio Bernal Alonso, protagonista di “Sergio Bernal bal­la il Bolero di Ravel” in program­ma venerdì, 25 settembre, sulla Ro­tonda del Lungomare di Taranto. Il suo è uno dei tre spettacoli all’in­terno del “MediTa”, la rassegna promossa dal Comune di Taranto, in collaborazione con l’Orchestra della Magna Grecia.

Leggiadro come una farfalla, forte e scattante come un felino, Sergio Bernal si muove sul palco ipno­tizzando il pubblico. Educato al Conservatorio reale di danza “Ma­riemma” di Madrid, è stato primo ballerino del Balletto nazionale spagnolo.

Partiamo proprio da qui. Ha sa­lutato “casa” per creare una sua compagnia. Una scelta coraggio­sa.
«Ho lasciato il Ballet Nacional de España dopo sette anni intensi e bellissimi. Continuo a sentirlo casa mia, ma ho deciso di compiere un cammino diverso per lavorare su un progetto che mi sta a cuore: uno spettacolo sulla vita dello stilista Yves Saint Laurent. Quest’anno comincerò a lavorare sulla coreo­grafia che prevede oltre venti bal­lerini, soprattutto donne, ballerine classiche, perché è importante far vedere gli abiti della straordinaria griffe. Io interpreterò Saint Lau­rent».

Sergio Bernal, la sua formazio­ne, i passi cruciali nella sua car­riera.
«È stata mia madre, fin da picco­lo, a consigliarmi a ballare. A otto anni sono entrato nel Conserva­torio, concluso a sedici. Da quel momento ho cominciato lamia at­tività di ballerino professionista, in particolare di danza spagnola e di flamenco. La musica classica, non mi piaceva molto, poi l’ho scoperta negli anni del Conservatorio. Ho compreso la sua importanza quan­do, con la tecnica e le lezioni, ho visto il mio corpo cambiare e ot­tenere altre cose incorporando nel flamenco un linguaggio diverso».

La svolta, ballerino classico, l’i­spirazione.
«È stato un maestro del conserva­torio ad incoraggiarmi nello stu­diare di più. La mia ispirazione? Mikhail Baryshnikov: ero affasci­nato dalla personalità di ballerino e attore. Volevo diventare come lui. Così ho deciso di dedicarmi completamente alla danza anche perché l’unica cosa che ho sempre fatto sin da piccolo è stato ballare, ballare, ballare».

La coreografia alla quale è lega­to.
«Lavorando con il Ballet Nacio­nal de España, fra le creazioni del coreografo Antonio Ruiz al quale sono particolarmente legato, adoro la sua versione di Elettra dove io interpreto Oreste. Per me è stata una bella prova perché mi ha tolto da quella zona di comodità e sicu­rezza permettendomi di approfon­dire un linguaggio che prima non conoscevo».

Contrattempi nella sua carriera?
«Cerco sempre di fare tesoro dei momenti di debolezza. Qualsiasi cosa, presa dal verso giusto, può aiutarti ad esprimere più cose sul palcoscenico. Particolarmente dif­ficile è stato l’abbandono del Bal­letto nazionale spagnolo: lasciavo alle mie spalle una parte della mia vita. Non mi vergogno di ammette­re di avere paura, anche se questa, lo so, mi farà crescere».

A quali esercizi fa ricorso prima dell’ingresso in scena.
«Prima dello spettacolo mi alleno con il ballo classico, perché il fla­menco si deve avere un corpo bene impostato: è una tecnica precisa».

La differenza fra classica e fla­menco
«Il flamenco, il balletto, il salsa, sono tutte danze che richiedono massima conoscenza della danza classica in fatto di tecnica. Gli stu­di classici servono per la posizione del corpo e la conoscenza perfetta della tecnica, dopo dio che puoi fare qualunque cosa. Il flamen­co, danza spagnola, viene più dal cuore; si chiama “il” flamenco per rendere l’idea di forza, richiede una diversa energia, richiede emozione e passione».

Cosa prova quando danza.
«Mi sento libero, felice, per me la danza è libertà. Nel flamenco, la donna è più vicina all’elemento aria, mentre l’uomo è più legato alla terra e alla forza».

Sa di essere un sex symbol?
«La danza è bellissima, noi dob­biamo far parte di questa bellezza».

Ospite dello spettacolo “Sergio Bernal balla il Bolero di Ravel”, la violinista Hawijch Elders. Dirige l’Orchestra della Magna Grecia il maestro Roberto Gianòla.

Promosso dal Comune di Taranto in collaborazione con l’Orchestra della Magna Grecia, Taranto Ca­pitale di mare, il MediTa si avva­le della collaborazione di partner istituzionali come Regione Puglia e MiBAC. Sponsor della rassegna, BCC San Marzano di San Giusep­pe e Programma Sviluppo

Prima dello spettacolo, persona­le incaricato dall’organizzazione ritirerà moduli di autocertifica­zione Covid-19, scaricabili dal sito dell’Orchestra Magna Grecia (www.orchestramagnagrecia.it).

Info: 392.9199935 – 099.7304422. I biglietti per assistere agli eventi in programma al MediTa potranno essere acquistati anche online sul­la piattaforma eventbrite

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