22 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Giugno 2021 alle 07:26:25

Cronaca News

Cassa integrazione all’ex Ilva: la rabbia dei lavoratori

L'ex Ilva
L'ex Ilva

«Ieri mattina, all’e­sterno della portineria Direzione, si sono incontrati un nutrito grup­po di lavoratori prevalentemente dei reparti “Treno nastri uno” e “Tubifici”. Reparti che in questi anni hanno subito un lungo perio­do di cigo e che, ancora oggi, sono in cassa integrazione dal mese di marzo, con un reddito di 800/900 euro. L’iniziativa, nata spontane­amente dai lavoratori stessi, ha visto il coinvolgimento dei rap­presentanti sindacali con i quali si è avuto un lungo confronto». A raccontarlo sono le rsu Fiom Cgil Giuseppe D’Ambrosio e Fabio Boccuni. «Dal confronto è emersa la necessità di superare l’attuale fase di stallo che coinvolge tutto lo stabilimento e l’urgenza di un intervento risolutore da chiedere, anche con mobilitazioni forti, al Governo centrale. La situazione che stanno vivendo i lavoratori dello stabilimento è ormai intol­lerabile, sia a livello economico che a livello di prospettive future. Come Fiom, unitamente ad al­tri sindacati, ci siamo impegnati a mantenere costanti i rapporti e il confronto, e a mettere in cam­po qualsiasi tipo di mobilitazione che metta fine a questa situazio­ne. Il governo la smetta di essere in perenne campagna elettorale e affronti seriamente la difficilis­sima vertenza ex Ilva per trovare soluzioni che finalmente mettano la parola fine alle tante problema­tiche presenti sul territorio».

«I lavoratori di ArcelorMittal che sono da tempo in cassa integrazio­ne chiedono solo una cosa: tornare a lavorare» ha dichiarato Vincen­zo La Neve, coordinatore di fab­brica Fim Cisl, all’agenzia Agi. «C’erano addetti dell’Erw, del Treno Nastri 1, dei tubifici, tutta gente che è da molto tempo in cas­sa integrazione, perché i loro im­pianti sono fermi, ed è facilmente comprensibile lo stato di grande difficoltà che attraversano. Sono lavoratori che si sono autorganiz­zati ma che noi abbiamo egual­mente ascoltato. L’orientamento delle sigle metalmeccaniche è quello di promuovere a breve una iniziativa, quale sarà e come sarà lo decideremo, ma non possiamo più stare fermi. La situazione è pesantissima». «Abbiamo aspet­tato tanto, troppo, ora passate le elezioni regionali il tempo è vera­mente scaduto – aggiunge ad Agi Gennaro Oliva, coordinatore di fabbrica Uilm -. Il premier Conte è venuto qui, in fabbrica, il 24 di­cembre promettendoci che ci sa­rebbe stata una soluzione. L’abbia­mo vista, sono passati otto mesi e non è successo assolutamente nulla, all’infuori di migliaia di la­voratori che continuano a stare in cassa integrazione, con una media retributiva di 8-900 euro al mese e con altre 9 settimane di cassa che abbiamo inaugurato appena lunedì scorso, di una produzione ormai inesistente e di una fabbri­ca che si va spegnendo». «Non si può non provare molta delusione per quello che nei fatti è stato il comportamento del Governo» ag­giunge Oliva.

Intanto, nuovo focus sull’appalto: nell’incontro dell’11 settembre, l’amministratore delegato di Ar­celorMittal, Lucia Morselli, si è impegnata a pagare in questa set­timana altri 5 milioni di scaduto dopo averne corrisposti – stando a quanto detto dallo stesso ad – 4 la settimana scorsa. Resta sempre in sospeso il nodo di 10 milioni di euro che l’azienda dice di non poter pagare perché ci sono pro­blemi a monte di tipo giudiziario, documentale e amministrativo che coinvolgono le stesse imprese. Rispetto ai pagamenti annunciati da ArcelorMittal, Confindustria Taranto dichiara uno scaduto di una quarantina di milioni. Il sot­tosegretario alla presidenza del Consiglio, Mario Turco, ha chie­sto che ArcelorMittal garantisca il corrente e si impegni a saldare lo scaduto con un piano di rientro entro novembre prossimo.

«Continuano le panzane del Go­verno sull’ex Ilva, ultime battute di questa campagna elettorale e, in queste ore, tutti i Ministri si dime­nano per dire la loro sul siderurgi­co e su Taranto, tirando in ballo il Recovery Fund. Peccato che alle parole non potranno seguire i fatti, visto il cronico ritardo del governo e che le prime risorse arriveranno nel 2022. E’ bene ribadire che, nelle linee programmatiche sul Recovery Fund inviato alle Ca­mere, sono stanziati per l’ambien­te 12,3 miliardi e saranno spesi per le foreste urbane, depuratori, job green. Nulla richiama alla ri­voluzione green dell’Ex Ilva e di Taranto di cui il Governo in que­ste ore sta gridando ai sette venti. Purtroppo i problemi del siderur­gico ArcelorMittal, dei lavoratori, di Taranto e dei suoi cittadini non si risolvono con quattro chiacchie­re dette in campagna elettorale, ma con fatti concreti che dal Governo tardano ad arrivare»: a dichiararlo è Vincenza Labriola, deputata di forza Italia. Per il ministro Fran­cesco Boccia, «la svolta green non può prescindere dall’Ilva verde, da una decarbonizzazione integrale. Fino a qualche anno fa, quando con Michele Emiliano parlavamo di decarbonizzazione, venivamo insultati. Oggi questo tema è parte integrante della visione europea. Da questo punto di vista l’impe­gno assoluto ribadito a Bari dal ministro Gualtieri va nella dire­zione indicata dal partito». Lo afferma il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia, sotto­lineando che «su questo principio siamo finalmente tutti uniti e non ci fermeremo».

Nel Recovery plan «ci sarà l’ac­ciaio verde, di cui ha parlato anche Ursula Von der Leyen, ci sarà l’i­drogeno e ci sarà anche lo svilup­po di un grande piano per Taranto e per tutto il Mezzogiorno con in­frastrutture molto importanti» ha ribadito il ministro per l’Econo­mia, Roberto Gualtieri. L’acciaio verde a Taranto «non succederà domani, ma le autorità nazionali italiane, la Commissione e il set­tore siderurgico devono cercare un modo per arrivarci»: così il vi­cepresidente della Commissione europea Frans Timmermans nel­la conferenza stampa sui nuovi target clima dell’Ue. «Dovremo anche aiutare il settore e investi­re soldi pubblici nella transizione – ha proseguito – ma se non posso immaginare un’economia euro­pea senza acciaio, non vedo al­cun futuro nell’acciaio per come è prodotto oggi. L’acciaio verde è l’occasione per arrivare primi su una tecnologia che tutti vorranno, e immaginate cosa vorrebbe dire per Taranto».

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