21 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 21 Ottobre 2020 alle 16:38:07

Michele Emiliano
Michele Emiliano

“Non è da tutti ri­conoscere gli errori compiuti e affermare che è da lì che si ri­partirà: complimenti a Michele Emiliano per la sua rielezione. Ora, Presidente, come lei ha saggiamente dichiarato, si ri­parta dagli errori compiuti e si costruisca l’agricoltura più forte e prospera degli ultimi 20 anni”.

Raffaele Carrabba, presidente regionale di Cia Agricoltori Ita­liani della Puglia, si è compli­mentato con “il sindaco dei pu­gliesi” per la sua rielezione alla guida della Regione: lo ha fatto rilanciando immediatamente i temi caldi dell’agricoltura pu­gliese.

“Michele Emiliano è perfet­tamente consapevole che su PSR, sburocratizzazione, rilan­cio del settore olivicolo e altri temi centrali per lo sviluppo del comparto primario, negli ultimi cinque anni sono stati compiuti errori a cui ora si può e si deve rimediare con lucidità, lungi­miranza e tempestività – ha ag­giunto Carrabba – sta per con­cludersi uno degli anni più neri per l’agricoltura, bisogna avere la forza di raddrizzare il tiro e costruire davvero il futuro”.

Un’analisi che la Cia Puglia ave­va già anticipato nel documento “La Puglia che vogliamo”, dove l’organizzazione ha raccolto e sistematizzato le proposte degli agricoltori pugliesi su cinque macro-questioni: sburocratiz­zazione, fondi comunitari, ter­ritorio, tutela agricoltori, terza età e servizi socio-sanitari: sono proposte scaturite dall’a­scolto degli agricoltori sui ter­ritori.

“È necessaria una sistematica azione di semplificazione. Le modalità per il riconoscimento delle calamità atmosferiche e le modalità di istruttoria sono inaccettabili”. Occorre che i fondi del bilancio per la parte agricola siano potenziati per gli aiuti diretti agli agricoltori e le misure a tutela del loro reddito. Le risorse per la gestione del rischio rappresentano un’altra delle priorità che la Regione Puglia.

Sul PSR è fondamentale ripren­dere il filo e condurre in porto bandi e finanziamenti, senza più soluzioni affrettate che mostri­no il fianco a nuovi contenzio­si”. Occorre inoltre riacquisire la logica della gestione soste­nibile del territorio, attraverso una rivalutazione del ruolo e della presenza degli agricolto­ri. Le imprese agricole possono svolgere interventi diretti di si­stemazione e manutenzione del territorio. Bisogna fare in modo che i Consorzi di Bonifica com­missariati tornino a funzionare con e per gli agricoltori.

Gli effetti negativi dei cambia­menti climatici sono stati enor­mi. Bisogna superare i risarci­menti solo parziali dei danni da calamità naturali; serve elimi­nare i ritardi nell’istruttoria del­le richieste e nella liquidazione dei danni. Il sistema assicura­tivo non aiuta. I costi elevati e le condizioni inaccettabili non incentivano gli agricoltori ad assicurarsi. È necessario, dun­que, costituire un fondo assi­curativo per tutelare le aziende agricole dagli eventi naturali e dalle crisi di mercato, in parte coperto dalla fiscalità generale ed in parte dai fondi del Psr, svincolare gli agricoltori sui rischi da assicurare e ridurre le franchigie. Una possibilità al­ternativa è adottare il modello spagnolo, dove c’è una struttura coordinata che elimina ritardi e spreco di risorse. “I danni ar­recati ad agricoltura e alleva­menti dalla fauna selvatica sono sempre più pesanti. A riguardo è necessario passare dal con­cetto d’indennizzo a quello di un risarcimento vero proprio. È necessario superare il regime del de minimis e i limiti da esso imposti. Sulla Xylella bisogna attuare gli strumenti e i fondi ottenuti in anni di battaglie, per ridisegnare il futuro economico e produttivo delle province or­mai compromesse, con i reim­pianti, anche con specie diverse dall’olivo, e i sovrainnesti. In alcuni territori della Puglia le infrastrutture irrigue risalgono al periodo degli anni ’50 e da allora in molti casi non vi è sta­ta manutenzione né ammoder­namenti. I furti di trattori, mac­chinari e prodotti agricoli sono un fenomeno drammatico, così come i danni dolosi a vigneti e uliveti. Le aree rurali non devo­no essere abbandonate”.

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