27 Febbraio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Febbraio 2021 alle 16:29:51

Cronaca News

Le misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell’economia valgono per tutti tranne che per i giornali

Giornali
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Dopo aver falcidiato il Parlamento con l’inganno populista della riduzione dei costi, il Movimento 5 Stelle, attraverso il suo Cavallo di Troia, l’ex Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria ed ora segretario politico dei pentastellati, punta decisamente al cuore dell’altra “casta” del Paese: i giornalisti. L’obiettivo è sempre lo stesso: togliersi dalle scatole quei disturbatori del manovratore che cercano di aprire gli occhi ai cittadini sulle magagne di chi pensa di essere l’unico depositario del bene pubblico. Anche all’insaputa degli stessi italiani.

E quale miglior sistema per azzerare le voci libere se non quello di spegnere del tutto le casse che ne amplificano il suono? Esattamente, la via scelta è quella di puntare alla chiusura delle testate non allineate, quelle di idee, valori, di prossimità con il territorio, di vicinanza con i cittadini. Sono quelle le pietre d’inciampo del Movimento 5 Stelle. Quelle capaci di raccoglierne le promesse e di coglierne i tradimenti. Un esempio proprio da Taranto. Ricordate le campagne elettorali dei grillini che salivano sulle barricate promettendo la chiusura immediata dell’allora Ilva appena saliti al potere? Ecco, sappiamo tutti come sono finite quelle battaglie. I giornali locali, però, per Crimi & C., sono i veri colpevoli. Hanno urlato che il Re è nudo e gli elettori li hanno seguiti. E così ora, dopo il referendum, gli strali dei 5 Stelle si abbattono sui mezzi di informazione, soprattutto quelli locali, quelli più fragili economicamente, ma più forti con le loro “voci di dentro”. Come fare? Semplice, azzerando quelle già scarse risorse messe a disposizione dallo Stato (attenzione, non dal Governo), utilizzando macchinose interpretazioni di legge e cavilli burocratici per impedire l’accesso a quei fondi. L’ultima, bizzarra, forma di censura sono addirittura le Faq della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ad un preciso quesito delle associazioni di categoria degli editori la Presidenza del Consiglio risponde ribaltando ciò che nei mesi era stato ventilato, suggerito, ipotizzato. E così, quelle “Misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell’economia” valgono per tutti tranne che per i giornali. Per i giornali, evidentemente, la pandemia non c’è mai stata. Forse sono stati proprio loro ad inventarla. Così come la crisi economica che ne è derivata. Tutta una invenzione. E se proprio qualche danno c’è stato, evidentemente non riguardava i giornali.

A 6 giorni dalla presentazione delle domande di accesso ai contributi a sostegno del pluralismo dell’informazione in Italia, cambiano le regole del gioco. Un sistema che, se confermato, porterà inevitabilmente allo spegnimento di tante voci libere. E Crimi potrà esultare per la seconda volta dopo il referendum. Anche in questo caso a spese della democrazia e della libertà. L’importante è che nessuno disturbi i 5 Stelle. Anche se gli elettori le hanno già spente quasi tutte.

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