22 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 22 Ottobre 2020 alle 12:59:57

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La denuncia: «Compensi da fame agli agricoltori»

L'uva in vendita
L'uva in vendita

“Un prezzo altissi­mo per i consumatori, uno sempre più al ribasso per i produttori: l’uva da tavola sui banchi della Grande Distribuzione Organizzata a volte costa un occhio della testa, ma agli agricoltori che producono quell’u­va vengono riconosciuti prezzi da fame. La GDO fa sempre e co­munque il bello e il cattivo tempo, anche quando decide di proporre il sottocosto: pure in questo caso, però, sono gli agricoltori a farne le spese, poiché la Grande Distri­buzione Organizzata impone loro dei prezzi da fame”. E’ la denuncia della Cia agrtocoltori Italiani.

“E’ un problema che, recentemen­te, ha messo in evidenza anche il ministro Teresa Bellanova- ha spie­gato Raffaele Carrabba, presidente regionale di CIA- se alle imprese agricole non è garantita la giusta remunerazione per il loro lavoro e per i loro prodotti, quello che si at­tiva è un cortocircuito negativo che ha effetti su tutto: mortalità delle aziende, perdita di posti di lavoro, minori investimenti nella qualità dei prodotti, più rischi potenziali per le tasche e la salute dei consu­matori- ha aggiunto Carrabba- In pratica, la GDO scarica su produt­tori e consumatori gli effetti di po­litiche tese a incrementare sempre di più il proprio fatturato a danno dell’agricoltura e dei cittadini”.

Il problema è drammaticamente evi­dente in tutta la Puglia, la regione che – insieme alla Sicilia – detiene la maggiore quota di produzione dell’uva da tavola di tutto il resto d’Italia. Uva da tavola che viene prodotta da nord a sud in tutte le province pugliesi. I vigneti, infatti, sono l’altro elemento che, insieme alle grandi distese di uliveti, carat­terizza maggiormente i paesaggi della Puglia. Un paesaggio che è bellezza ma anche economia, sto­ria, cultura e racchiude in sé il più grande potenziale di sviluppo so­stenibile dei territori pugliesi. E’ un problema politico, oltre che di filiera e di mercato -ha affermato il presidente regionale di CIA Agri­coltori Italiani della Puglia- Se la politica non interviene con misure, correttivi, regole più stringenti per la GDO e un patto che riequilibri il potere contrattuale delle parti, assisteremo a un progressivo ma sempre più veloce impoverimento del settore vitivinicolo, già sottopo­sto a prove durissime e drammati­che come gli effetti dell’emergenza pandemica e quelli degli eventi atmosferici estremi. Nelle ultime 24-36 ore, i vigneti di una buona parte della Puglia hanno subito danni rilevanti a causa delle nuove grandinate che si sono abbattute con particolare violenza sulle pro­vince di Foggia, Bari e Taranto. Se la politica europea, assieme ai livelli istituzionali nazionali e re­gionali non prende coscienza di queste problematiche sarà dura per la Puglia continuare a preservare i livelli occupazionali e il patrimo­nio d’eccellenza rappresentato dal­le aziende vitivinicole che, bisogna ricordarlo, sono anche un presidio irrinunciabile per la tutela degli ambienti rurali e il ripopolamento delle aree interne oggi sempre più minacciate da emigrazione, degra­do e furti nelle campagne. Siamo un presidio economico, occupazio­nale e sociale messo sotto assedio dalle voraci politiche della GDO e da una serie di minacce molto con­crete come la concorrenza sleale, le contraffazioni e le agromafie”. Questa assurda e ingiusta corsa al ribasso nei prezzi accordati ai pro­duttori può essere mortale per l’a­gricoltura”.

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