22 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 22 Ottobre 2020 alle 14:24:26

Cronaca News

Così il Covid cambia i trasporti dei giovani

Mezzo di trasporto
Mezzo di trasporto

Una persona su tre si spo­sterà con un proprio mezzo motorizzato nel caso di una nuova ondata pandemica. Una crescita di otto punti percentuali ri­spetto al periodo pre-Covid.

A dirlo è il report “Indagine nazionale sulla mobilità casa-università al tempo del Covid-19” realizzato dalla Rete del­le Università per lo Sviluppo Sostenibi­le (RUS), a cui aderisce anche il Poliba, che ha analizzato il comportamento di 85.000 persone rappresentative della po­polazione accademica.

L’indagine, avviata lo scorso luglio e an­cora in corso presso alcune università, si è basata su un questionario somministra­to on-line agli studenti, ai docenti e al personale tecnico-amministrativo di 44 atenei italiani (tra questi il Poliba), cui si aggiungeranno i risultati di altre 13 università. Due gli scenari ipotizzati nel questionario: il virus è pressoché debel­lato e i contagi sono ridotti; il virus è an­cora pericoloso, il contagio è rallentato ma prosegue.

Il campione preso in esame dal Gruppo di Lavoro Mobilità della RUS coinvolge la comunità accademica di riferimen­to ed è composto per il 79 per cento da studenti, l’11 per cento da docenti o ri­cercatori e il 9,6 per cento da personale tecnico-amministrativo.

La frequenza in università post-lockdown: cosa cambia? Il 66 per cento delle persone che ha risposto al questio­nario continuerà a recarsi in università, per ragioni di lavoro o di studio, se il ri­schio sanitario sarà minimo.

Scenario che cambia totalmente in caso di un quadro più pessimistico: se il vi­rus tornasse ad aggredire come nei mesi scorsi, il 61 per cento delle persone inter­vistate si recherebbe nel proprio ateneo solo quando strettamente necessario. La distribuzione percentuale delle risposte rimane uniforme nelle quattro aree ge­ografiche prese in esame (nord-ovest, nord-est, centro, sud e isole), suggerendo che la percezione del rischio è molto sen­tita e non differisce in modo significativo all’interno del Paese.

I cambiamenti di abitudine negli spo­stamenti. Il trasporto pubblico è il mez­zo che subirà il maggior calo in termini percentuali, probabilmente anche a cau­sa del ridotto coefficiente di riempimen­to dei mezzi imposto dai provvedimenti governativi al fine di garantire il distan­ziamento sociale (60 per cento dello spazio a disposizione al momento della rilevazione, attualmente innalzato all’80 per cento).

Tuttavia, secondo le previsioni, in uno scenario di ridotto rischio sanitario, la domanda verso il trasporto pubblico si riduce di soli quattro punti percentuali; il calo diventa più significativo (-10 per cento) nello scenario più pessimistico. In entrambi i casi, il mezzo che scegliereb­bero gli intervistati in sostituzione del trasporto pubblico sarebbe l’automobile privata e in misura più marginale la mo­bilità attiva (a piedi, in monopattino o in bici).

Anche nella classificazione per area ge­ografica, le differenze di comportamento pre-Covid alquanto rilevanti tra le aree del Paese si mantengono nelle previsioni di ripresa, anche se in termini relativi la quota che userà l’auto si incrementa di più al Nord, dove era più bassa grazie a servizi di trasporto pubblico più capillari e frequenti, ma anche dove la crisi sani­taria è stata più drammatica.

Se osserviamo più nel dettaglio, come si prevede, cambieranno le abitudini di viaggio sul percorso casa-università per l’anno che sta iniziando nei due scenari ipotizzati è possibile prevedere che nella stragrande maggioranza dei casi coloro che si recavano in università a piedi e in bicicletta continuerà a farlo. Così come quella di coloro che lo facevano con l’automobile privata. I cambiamenti più significativi si avranno tra gli utenti del trasporto collettivo: nello scenario più critico circa un 20 per cento degli uten­ti del trasporto pubblico cambierà scelta modale, passando all’uso dell’auto pro­pria nel 13,3 per cento dei casi e alla mo­bilità attiva nel 6 per cento. «È su queste quote che le politiche di mobilità devono e possono incidere – afferma Matteo Col­leoni, Coordinatore del Gruppo di Lavo­ro Mobilità della RUS -, sia incentivando un più ampio ricorso alla mobilità attiva, che limitando, con adeguate misure di aumento dell’offerta e gestione dei mez­zi, l’abbandono del trasporto pubblico».

Il Laboratorio Sostenibilità del Poli­tecnico di Bari. “Il Politecnico di Bari ha aderito con entusiasmo all’iniziativa, nella convinzione che le informazioni raccolte saranno preziose per la gover­nance dell’Ateneo nonché per l’accessi­bilità alle sedi universitarie; a breve sa­ranno disponibili anche i risultati locali, dopo l’anteprima nazionale presentata oggi” – dichiara il referente di Ateneo per la mobilità Sostenibile, prof. Michele Ot­tomanelli, ordinario di “Trasporti”, che aggiunge: “la piccola riduzione, nell’u­so del trasporto pubblico è giustificata dal fatto che esso rappresenta per molti cittadini una scelta obbligata dettata da motivi di natura economica, nonostante al Sud la qualità del servizio non sia ele­vata e il rischio sanitario assunto negli scenari proposti. Questo implica che è necessario intervenire sia sul sistema di trasporto pubblico, migliorando l’offerta, e sia con soluzioni alternative ed innova­tive che tengano conto delle problemati­che di natura economica che la crisi post Covid ha accentuato. Da questo punto di vista, il Laboratorio Sostenibilità del Po­litecnico di Bari, di recentissima istitu­zione, ha avviato un percorso condiviso che vede partecipe l’intera comunità del Politecnico per contribuire all’individua­zione di possibili soluzioni per la mobili­tà di studenti e personale del Politecnico e, in generale, per il conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dettati dall’agenda 2030 delle nazioni unite”.

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