04 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Agosto 2021 alle 21:17:00

Massimo Cimaglia racconta l’uomo Aldo Moro
Massimo Cimaglia racconta l’uomo Aldo Moro

Si alisciassum rem Aldo Moro è tornato a Ta­ranto, per un giorno, in quella chiesa di San Pasquale che era stata un punto di riferimento formativo per il futuro statista, vittima di una violenza stupi­da e di una sordità acritica che finirono per penalizzare, con lui, tutto il Paese. Vi è tornato nell’interpretazione che l’attore Massimo Cimaglia ha voluto offrire a un pubblico “distan­ziato”, nell’anniversario della sua nascita (avvenuta a Maglie il 23 settembre 1916), attraverso un video realizzato a conclusio­ne di un percorso teatrale, che i minimi di San Pasquale, fede­li custodi della memoria degli anni giovani di Moro, e che già in occasione del centenario ave­vano contribuito in vario modo alle celebrazioni, hanno voluto presentare, in collaborazione con il Centro di cultura dell’U­niversità cattolica del Sacro Cuore, con la cura e le conclu­sioni di Luigi Ricciardi.

Non era facile riassumere in un docu-spettacolo di circa un’o­ra, la vicenda umana, politica e storica di Moro, partendo dal suo rapimento. Tanti erano i possibili punti di attacco e tan­ti i temi legati alla figura dello statista che più di ogni altro ha lasciato segni duraturi nella sto­ria democratica del Paese, così come sottolinea il titolo stesso del lavoro presentato: “Aldo Moro. Una vita per la demo­crazia compiuta”. Ma la scelta convincente è stata quella di ri­costruire i dati salienti del suo percorso attraverso flashback che si inseriscono all’interno del filo conduttore del lavoro, che è rappresentato da un me­moriale ideale di Aldo Moro (basato sugli scritti autografi relativi ai 55 giorni e su lettere, discorsi e articoli di giornale di quel periodo), attraverso il qua­le si è cercato di far vivere non solo la figura istituzionale dello statista rapito ma anche i suoi pensieri più intimi, la sua fragi­lità, i suoi dubbi di uomo.

“Il video che vi presentiamo – ha spiegato Massimo Cimaglia – nasce dal reading teatrale/mise en espace “Aldo Moro. Una vita per la democrazia compiu­ta”, che è stato rappresentato a Roma, a Taranto, a Torino, ma non coincide con lo spettacolo stesso.

Il teatro, lo spettacolo dal vivo, non può essere rappresentato in uno schermo, filmato, con­segnato ai monitor. Per questa ragione abbiamo pensato di cre­are qualcosa di nuovo, quello che abbiamo definito un Moro 2.0, un video che, mantenen­do al centro lo spettacolo tea­trale come un cuore pulsante, si avvalesse di un linguaggio diverso: quello della ricerca documentaria, dell’esperienza diretta di luoghi legati ad Aldo Moro che sono incisi nella me­moria storica italiana: via Fani, via Caetani, via Montalcini, il cimitero di Torrita Tiberina”.

Sono proprio questi luoghi che il lavoro ha rimarcato con in­sistenza, per dare un segnale chiaro: la memoria è fatta anche di luoghi e tra questi il cimitero di Torrita Tiberina, dove Moro fu sepolto e dove, da luglio scorso, è sepolta anche l’amata moglie Eleonora, che non aveva voluto funerali di stato: il luo­go è ignorato o dimenticato da tutti, mentre meriterebbe mag­giore attenzione, anche nelle ri­correnze ufficiali, oltre che nel ricordo di ognuno di noi.

Al percorso teatrale del reading sono astate aggiunte delle im­magini di repertorio di quegli anni e alcune riprese originali dei luoghi della vicenda.

Ricordiamo che il video è trat­to dal testo teatrale di Salvatore Toma e che vi compare, accan­to a Cimaglia che interpreta in maniera convincente un Moro tormentato e increduto, ed è anche il regista, Pierfrancesco Nacca, nei panni del brigatista, che interloquisce con il recluso. La consulenza artistica e la su­pervisione è di Barbara Gizzi, le musiche sono di Andrea Pa­ciletti e Alessandro D’Oronzo. Peccato che i problemi di am­plificazione abbiano reso un po’ faticosa la comprensione di tutti i dialoghi e in particolare di ta­lune sfumature interpretative, ma è chiaro che si tratta di un problema facilmente emendabi­le, per un lavoro molto utile per far conoscere Moro anche alle giovani generazioni e che per­ciò andrebbe visto anche nelle scuole.

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